editoriale
Avviso: questa scheda non vuole dare un quadro esaustivo del fenomeno della Riforma, ma più modestamente evidenziarne alcuni dei più specifici tratti, nell'ottica di una sintesi rielaborativa, annunciata nell'editoriale di questa sezione.
La Riforma protestante segna un momento di svolta nella storia moderna; in un certo senso merita, accanto alla scoperta del Nuovo Mondo, di figurare come fattore decisivo di discontinuità con il Medioevo. In effetti con Lutero si rompe l'unità della Chiesa cristiana, in modo ben più profondo di quanto non fosse accaduto con la divisione dalla Chiesa greco-ortodossa, che rimaneva comunque dogmaticamente accomunata a quella cattolica. Dal punto di vista religioso il protestantesimo toglie di mezzo quel segno, (umanamente) fragile ma (per grazia divina) potentissimo, che per volere di Cristo stesso garantiva un ponte sicuro tra gli esseri umani e il Mistero infinito, la Chiesa. Ora l'uomo non può che trovarsi più smarrito, riguardo al Mistero: il rapporto con Quale poggia ora interamente sulla debole e cangiante soggettività di un individuo slegato dagli altri.
Ma non si tratta solo di una questione "religiosa". Una nuova immagine di uomo viene affermandosi in importanti aree d'Europa. I suoi tratti:
- un marcato individualismo,
- l'idea che esista un ambito "profano", tanto in ambito individuale quanto in ambito collettivo, con cui Cristo non avrebbe niente a che fare.
Parallelamente il protestantesimo, dissolvendo l'idea universalista del Cattolicesimo, e generando tante "chiese nazionali", sottomesse al potere statale, contribuisce ad alimentare la frammentazione dell'Europa in stati nazionali, compatti al loro interno ma contrapposti gli uni agli altri, con l'esito, tra l'altro, di una situazione di guerra (quasi) continua.
esposizione
cause
Da un certo punto di vista il protestantesimo poteva al suo sorgere sembrare come una delle tante eresie, che avevano contrappuntato la storia del Cristianesimo, magari un'eresia particolarmente insidiosa e forte, ma che alla fine l'unica Chiesa di Cristo, quella che ha il suo fulcro nel successore di Pietro, avrebbe debellato, come aveva fatto con un'eresia pur forte e trionfante come per qualche tempo era stato l'arianesimo. È noto che invece le cose non andarono così: non si trovò il modo di far rientrare la nuova eresia, né mediante tentativi (peraltro esigui) di dialogo, né mediante la repressione, che un troppo incerto Carlo V, Sacro Romano Imperatore, esitò, per opportunità politica, ad attuare con un minimo di convinzione. Ma fu solo per l'assenza di repressione che il protestantesimo poté attecchire e radicarsi, o la debolezza dell'impeto repressivo non fu piuttosto una conseguenza della forza delle nuove idee, che si erano in breve guadagnate l'appoggio di un troppo vasto fronte di forze emergenti? È evidente che se il protestantesimo, invece di venire prontamente represso, si affermò in una estesa e fiorente area della Cristianità occidentale, fu perché veniva in qualche modo incontro a delle esigenze fortemente sentite, e diffuse in consistenti gruppi sociali. Vediamo di ricordare alcune di tali esigenze.
individualismo
1. Anzitutto il protestantesimo dava una risposta alla nuova istanza di individualismo, che col tramonto del medioevo era venuta irrobustendosi sempre più. A una mentalità medioevale di stampo comunitario era andata sempre sostituendosi, almeno presso i ceti emergenti nella società rinascimentale, appunto una mentalità incentrata sull'individuo. Troviamo testimonianze di ciò ad esempio in campo artistico (col genere del ritratto, imperniato appunto sul volto dell'individuo), letterario (con la nuova importanza della soggettività), economico (con l'inizio del declino delle corporazioni, il diffondersi delle banche e del credito a interesse, con la sempre più esplicita legittimazione del valore del profitto individuale come movente dell'intrapresa economica). E il protestantesimo coronava tale aspirazione, "liberando" l'individuo, ora abilitato a leggere e interpretare direttamente la Sacra Scrittura, dalla sottomissione alla oggettività comunitaria della Chiesa visibile, coi suoi sacramenti e il suo autorevole magistero.
valorizzazione delle nazionalità
2. Un'altra esigenza che trovava risposta era quella delle nazionalità: cattolicesimo significava universalismo, sottomissione delle realtà particolari a un unico, universale, centro, Roma. Questo veniva facilmente accettato finché, come nel medioevo, ci fu una debole coscienza nazionale, predominando invece un forte senso di appartenenza ad un'unica Cristianità (oggi diremmo all'Europa). Il dissolvimento della civiltà medioevale si accompagnò invece all'emergere degli stati nazionali, nuove entità istituzionali (intorno a cui si costituì tutta una nuova realtà culturale, sociale ed economica) che abbattevano al loro interno le differenze regionali tipiche del feudalesimo medioevale, e affievolivano sempre più la coscienza di una comune appartenenza sopranazionale. Il protestantesimo coronava tale aspirazione, "liberando" le nazioni dalla soggezione a poteri sopranazionali: d'ora in poi le Chiese sarebbero state "nazionali" e soggette al potere politico dello stato nazionale. Questo spiega anche perché diversi sovrani, da molti principi tedeschi ai Re scandinavi e al Re d'Inghilterra non si lasciarono sfuggire tale ghiotta occasione e trascinarono con sé intere nazioni lontano dal cattolicesimo e dalla fastidiosa visibilità di Roma.
autonomia del profano
3. Un'ultima istanza valorizzata, questa volta si potrebbe dire suo malgrado, dal protestantesimo era quella di una autonomia dell'ambito profano. La cultura rinascimentale aveva affermato questa istanza, per cui il sapere scientifico deve avere le sue leggi (Galileo soprattutto avrebbe esplicitato questa idea), l'economia le sue (abbiamo prima accennato alla legittimazione del profitto, svincolato da considerazioni etiche), la politica le sue (si veda Machiavelli). In generale si rivendica con sempre più forza l'autonomia della natura dalla grazia, dal soprannaturale: se il medioevo concepiva unitariamente, pur distinguendoli, tali due livelli, ora la sfera profana, naturale pretende di non rapportarsi più al soprannaturale e alla fede. Per cui la vita non è più vista come prova e passaggio verso un ulteriore, ma ha un valore in sé stessa; il mondo non è più segno di Altro, teofania, ma è oggetto, in sé consistente; l'agire umano non è più bisognoso di un aiuto superiore per attuare la sua pienezza, ma attinge dalle proprie energie quanto basta (si veda quanto dice Montaigne sulla morte, da lui vista come un che di totalmente naturale). Il protestantesimo rispondeva di fatto anche a tale aspirazione, che pure in sé stessa era lontana dalle intenzioni, soprannaturalistiche, dei Riformatori. Vi rispondeva in quanto separava il problema della salvezza eterna da quello dell'agire mondano: quest'ultimo non è determinante ai fini di quella (infatti l'uomo non si salva, anche, in virtù delle sue opere, ma solo della sua fede), l'agire nel mondo diventa così sganciato dal riferimento all'Eterno, e si trova a doversi regolare su parametri essenzialmente mondani.
Così, come ha evidenziato Weber, l'economico acquista una sua indipendenza dall'etico e dal religioso e il capitalismo può trovare una autorevole legittimazione; così in campo etico la cosiddetta istintività si trova a non essere più "giudicata" e l'uomo moderno può conoscere questa nuova idea di una istintività "naturale" a cui può abbandonarsi senza problemi di coscienza.
