Per visualizzare questo contenuto devi accettare di utilizzare i cookie.
../ritratti/galileo.jpg

Galileo: per un giudizio

errori da entrambe le parti

Lo ha detto Giovanni Paolo II, in un suo celebre discorso sul caso Galileo (10/11/1979):

auspico che teologi, scienziati e storici, animati da uno spirito di sincera collaborazione, approfondiscano l'esame del caso Galileo e, nel leale riconoscimento dei torti, da qualunque parte provengano, rimuovano le diffidenze che quel caso tuttora frappone, nella mente di molti, alla fruttuosa concordia tra scienza e fede, tra Chiesa e mondo.

Potremmo dire che da parte dell'autorità ecclesiastica ci fu una insufficiente percezione della legittima autonomia della scienza e qualche torto ci fu anche da parte di Galileo. Da parte del Magistero ci fu l'erronea certezza che il copernicanesimo fosse (totalmente) falso, da parte di Galileo l'erronea certezza che esso, inquadrato in presupposti meccanicisti e implicitamente scientistici, fosse totalmente evidente.

errori del magistero ecclesiastico

Non si può negare che l'autorità ecclesiastica del tempo abbia commesso degli errori, come ha riconosciuto lo stesso Giovanni Paolo II. Riconoscerli è doveroso non solo per rendere giustizia a chi ha subito un torto, ma anche e più ancora per evitare di ripetere ancora lo stesso errore metodologico che è stato alla radice di quello del '600.

Quale fu l'errore commesso con Galileo?

Un erroneo dire

e un erroneo fare:

  • aver umiliato un essere umano, privato della sua libertà e costretto a dire cose che non credeva;
  • aver cercato, se non di impedire, almeno di frenare la libera ricerca scientifica, invece di fare i conti seriamente con i problemi che essa poneva alla coscienza credente.
Quale fu la radice di tale errore?
  • Dal punto di vista soggettivo, crediamo che sia stata soprattutto la presunzione di aver già capito tutto, una presunzione analoga a quella dei farisei con Gesù: non accettavano di mettersi in discussione.
  • Da un punto di vista oggettivo, vi era la erronea convinzione della autosufficienza del dato rivelato su questioni non-essenziali, cioè non-dogmatiche, non riguardanti il nucleo centrale della Rivelazione. Si tratta di un errore teologico, che sta alla radice anche del caso Darwin e tende ricorrentemente a ripresentarsi

Per ulteriori approfondimenti sul concetto di non-autosufficienza del dato rivelato su questioni non-essenziali, si può vedere il sito cultura cristiana (sezione questioni attuali).

una doverosa contestualizzazione

La Chiesa cattolica si comportò in un modo che a noi appare insopportabilmente lesivo della libertà di pensiero. E non v'è dubbio che Giovanni Paolo II abbia fatto cosa giusta a promuovere un profondo esame di coscienza. Ma dobbiamo contestualizzare il suo errore:

  1. tenendo presente anzitutto la mentalità dell'epoca; non sembri irrilevante, per contestualizzare adeguatamente il caso Galileo, notare che se ad esempio fosse caduto nelle mani dei protestanti (o, probabilmente, ben peggio dei mussulmani) la sua sorte sarebbe stata molto peggiore;
  2. Galileo venne dapprima, nel 1616, ammonito privatamente, non tanto a non ricercare più, ma a farlo a condizione di non creare sconcerto e turbamento nella gente “semplice”. Perciò gli venne ad esempio intimato di non pubblicare in volgare, ma solo in latino, la lingua dei dotti. Il processo pubblico, del 1633, segue a una infrazione pubblica delle ammonizioni precedenti: Galileo aveva pubblicato in volgare un'opera corrosivamente critica. Questo non giustifica fino in fondo l'Inquisizione, ma costituisce un contesto di cui tener conto, testimoniando di una attenzione alla persona di Galileo, amico personale del Papa, e di una non totale chiusura alla novità scientifica, ma alla sua prematura e arrogante (abbiamo detto sopra in che senso) divulgazione.
  3. il suo trattamento effettivo fu tutto sommato mite: nel procedimento nessuna tortura, nessuna violenza, non un solo giorno di carcere; anzi quando venne convocato a Roma per il processo del 1633 venne alloggiato in un alloggio di cinque stanze con vista sui giardini vaticani e cameriere personale (Messori) come condanna un esilio dorato in una villa toscana, la sua villa di Arcetri, che non per nulla si chiamava Il Gioiello, per non essere precisamente quello che si direbbe un tugurio.

errori di Galileo

un eccesso di sicurezza

Capita spesso di leggere o di sentire che il torto, per così dire, del caso Galileo sarebbe da ascriversi interamente all'autorità ecclesiastica. Questa, si dice, abusò del suo potere per impedire la libera ricerca scientifica, incorrendo peraltro in un errore madornale (la condanna del copernicanesimo, che già sarebbe stato adeguatamente dimostrato come vero).

In realtà bisogna riconoscere che dei torti ci furono anche in Galileo:

Vi sono in Galileo insomma dei tratti, dei germi di quello che potremmo chiamare un neoimperialismo scientista, cattiva risposta al precedente imperialismo filosofico-teologico: la scienza, che fino allora non era stata (pressoché) nulla, ora pretendeva di essere tutto. Giustizia e saggezza avrebbero voluto che si riconoscesse al sapere scientifico una sua funzione, ma dentro una totalità più ampia. Galileo rimane prigioniero dello stesso schema che aveva a lungo impedito un autonomo sviluppo della scienza: non distingue cioè tra filosofia (della natura) e scienza (della natura). E questo, come dicevamo, nel contesto di un atteggiamento decisamente sicuro di sé e acremente sferzante per chi aveva diversa posizione. Una dialogicità più aperta al dubbio gli avrebbe invece consentito di a) attenersi all'effettivamente constatabile titolo di attendibilità che le sue tesi scientifiche avevano (senza confondere probabilità con certezza), b) confrontarsi seriamente con la comunità scientifica nella sua totalità, ivi compreso quel mondo cattolico che non era compattamente restio ad ogni seria novità, ma presentava, ad esempio nella persona del Papa Urbano VIII e del card. Bellarmino, una disponibilità al confronto maggiore di quanto venga spesso presentato (come non manca di riconoscere un intellettuale tutt'altro che tenero con la Chiesa come Brecht, nella sua Vita di Galileo). Possiamo in proposito ricordare il pensiero del Bellarmino, che fu il più illustre “oppositore” ecclesiastico del Galilei:

... Dico che quando ci fusse vera demostratione che il sole stia nel centro del mondo e la terra nel cielo, e che il sole non circonda la terra, ma la terra circonda il sole, allhora bisogneria andar con molta consideratione in esplicare le Scritture che paiono contrarie, e più tosto dire che non l' intendiamo, che dire che sia falso quello che si dimostra

Un simile modo di esprimersi rivela come l'animo della massimo autorità ecclesiastica non fosse poi così ottuso e chiuso al dialogo:

una affrettata divulgazione

E, cosa più grave, discutibile scelta fu il vestire i panni di un divulgatore “rivoluzionario”, che non solo criticava ma metteva in ridicolo, con la sua acida ironia, la Chiesa. La discussione avrebbe dovuto, con più saggezza, svolgersi tra i dotti, almeno finché non ci fosse stata la prova della verità inconfutabile del copernicanesimo: in tal modo Galileo avrebbe trovato probabilmente non solo e non tanto plumbei e coriacei oppositori, ma attenti e interessati interlocutori in una parte consistente dello stesso mondo ecclesiastico, in cui non mancavano, ad esempio tra i Gesuiti, veri e propri scienziati, desiderosi di vivere la nuova stagione di scoperte scientifiche in armonia con la fede degli Apostoli. Invece la scelta della lingua italiana, al posto del latino, e di un taglio divulgativo, unita allo stile arrogante e ironico, faceva assumere al suo pensiero i tratti di un pressante appello al popolo affinché si scrollasse di dosso il giogo di un dominio ecclesiastico sulla cultura, presentato come insopportabilmente oppressivo. Il che, per la autorità ecclesiastica, non doveva essere tanto facile da digerire, tanto più in tempi in cui la Riforma protestante e il neopaganesimo, dilagante tra le élites, erano occasione di quotidiana, allarmata preoccupazione.

un modo erroneo di intendere il rapporto fede/ragione

Inoltre Galileo si sforzò sì di mostrare come la scienza non fosse incompatibile con la fede, ma lo fece in un modo che non doveva convincere la autorità ecclesiastica, e non a torto. Infatti la celebre distinzione dei due libri, quello della Scrittura e quello della natura, aventi due diverse finalità (la Scrittura dirci come si vadia al cielo, la natura come vadia il cielo) incorreva nei seguenti inconvenienti:

  1. rischiava di negare alla Rivelazione una valenza ontologica, restringendone la portata al solo ambito etico; come dire che la fede nulla dice di come sia la realtà (terrena), ma si preoccupa solo di indicarci la strada per il Paradiso, fornendoci dei precetti etici: il che è francamente poco. Se infatti Dio, creatore del cielo e della terra, si è fatto Uomo, questo ha delle implicazioni precise non solo sull'al-di-là, ma anche sull'al-di-qua. La fede insomma non ci dice, è vero, dettagliatamente, come sia fatto il mondo, ma nemmeno è indifferente a qualsiasi visione-del-mondo. Se non giudica la scienza in quanto tale, può giudicare, o meglio orientare, la sua interpretazione sintetica, la filosofia della natura, e il significato ultimo del suo utilizzo.
  2. attribuiva implicitamente alla scienza il monopolio interpretativo della natura, confermando quell'imperialismo scientista di cui abbiamo sopra parlato; in altri passi infatti Galileo ritiene che la natura sia scritta in caratteri matematici e dunque leggibile solo da un sapere fisico-matematico, con esclusione quindi di quella filosofia, che più stretti legami di parentela avrebbe con la fede e potrebbe tentare l'impresa di ricomprendere sinteticamente la conoscenza del mondo materiale alla luce di una unitaria visione della realtà.

Pare sia mancato, anche in Galileo, come nell'autorità ecclesiastica del tempo, sforzo per mostrare come, specificamente, l'eliocentrismo avrebbe potuto non essere un corpo estraneo nella visione cristiana della realtà. Una riflessione più appassionatamente sintetica avrebbe potuto portarlo a evidenziare come in realtà non solo esso non contraddiceva realmente la fede, ma si attagliava ad essa meglio del geocentrismo. Per fare questo però Galileo avrebbe dovuto ricorrere a quella mentalità simbolica, che appare invece del tutto estranea al suo monolitico matematismo meccanicista. Abbandonando il quale avrebbe potuto vedere ad esempio nel Sole il simbolo di Cristo, che grazie al totale sacrificio di Sè, irradia sulla Terra-umanità, la propria luce e il proprio calore, ossia tutta la luce (la verità) e tutto il calore (la grazia) di cui l'umanità può godere. Avrebbe potuto pensare che l'Umanità non è più al centro dell'Universo non perché abbandonata dalla Provvidenza in uno spazio infinito di totale casualità, ma perché orbitante intorno al Sole-Cristo, da cui dipende totalmente per il vero e il bene che la Provvidenza le concede. E similmente di tutte le altre scoperte si sarebbe potuto e dovuto dare una interpretazione simbolica (certo, non solo da parte di Galileo).

il meccanicismo, acriticamente dato per scontato

Non si trattava comunque solo e soprattutto dell'eliocentrismo (che pur non essendo provato, era, oggi sappiamo, vero, o almeno relativamente tale), sostanzialmente compatibile alla fede. A nostro avviso il torto più grave di Galileo, l'errore più gravido di effetti negativi fu soprattutto la sua esclusione dell'ilemorfismo, la disinvolta sicurezza con cui ridusse il mondo a quantità: non riusciva a vedere come il fatto che solo delle quantità si potesse dare sapere scientifico non equivalesse al fatto che solo le quantità esistessero. Il presupposto a tale conclusione, cioè che solo il conoscibile scientificamente sia esistente non fu mai da lui tematizzato e giustificato argomentativamente. Ed egli affermava la riduzione del mondo a quantità misurabile, il meccanicismo, senza che tale tesi fosse rigorosamente dimostrata, e senza rendersi conto di quanto tale visione meccanicistica fosse, questa sì, radicalmente incompatibile con la fede. In proposito osserviamo:

  1. Galileo intende la scienza, sempre in nome del già ricordato imperialismo scientistico, come unica conoscenza valida della natura, escludendo la filosofia della natura (o cosmologia filosofica); ma ciò facendo sbaglia, perchè del medesimo oggetto (materiale) si possono avere diverse conoscenza, non alternative, ma integrative (diversi "oggetti formali").
  2. Egli di conseguenza estende quello che è vero sul piano scientifico, cioè il meccanicismo, al piano ontologico puro e semplice. Dimenticando che il meccanicismo scientifico è l'ovvia conseguenza dell'aver concepito la scienza come fisico-matematica: filtrando tutto matematicamente tutto appare come matematizzato, considerando solo gli aspetti quantitativi, matematizzabili, si vedono solo gli aspetti quantitativi, matematizzabili: analogamente al fatto che, mettendo delle lenti gialle, uno vede il mondo come giallo. Ma il mondo diventa giallo per il fatto che io lo guardo con lenti gialle? Il mondo si riduce a pura quantità per il fatto che io lo osservo con un filtro matematico? Galileo lo da per scontato. Sbagliando con un eccesso di sicurezza: Signor Sarsi, la cosa non istà così. la filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto dinanzi agli occhi (...). Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto
  3. Una più equilibrata considerazione avrebbe dovuto portare a dire che, accanto al sapere scientifico, fisico-matematico e dunque programmaticamente fermo al livello quantitativo, esiste un sapere filosofico, che può ammettere l'esperienza nella sua originaria integralità, comprensiva di aspetti quantitativi e qualitativi e giungere a una spiegazione sintetica della realtà fisica, in termini universalizzanti ma non perciò invalidi, di tipo ilemorfico.
  4. Il meccanicismo filosofico in effetti non è compatibile con la fede (nonostante quanto ne pensasse Cartesio e Malebrache, ad esempio) in quanto legato al materialismo e alla insignificanza del mondo: si può vedere quanto diciamo in altre pagine di questo sito.

Torna alla pagina principale su Galileo

solidarietà ai cristiani perseguitati

Asia Bibi, una donna pakistana, rischia la condanna a morte per non essersi convertita all'Islam:
informazioni su Asia News.

Per visualizzare questo contenuto devi accettare di utilizzare i cookie.

f Condividi

Per condividere su Facebook questa pagina puoi copiarne l'indirizzo dalla barra degli indirizzi (la trovi in alto) e incollarlo sulla tua pagina facebook. In questo modo evitiamo di installare cookies sul tuo dispositivo, venendo incontro alle disposizioni legislative di recente introdotte.

seguici: f Blogger You Tube t

sostienici



Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons:
Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia
.

Gruppo Cultura nuova:
cultura nuova - cultura cristiana - filosofico.org - cara Belta' - eTexts - mydigitalia - mondo oggi

w3c XHTML | w3c CSS | cookies | privacy.

è natale Buon Natale e buon anno! è natale
Per visualizzare questo contenuto devi accettare di utilizzare i cookie.