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Umanesimo cristiano: il problema

0.1. importanza della posta in gioco

Che cosa è stata, che cosa è la civiltà moderna, la modernità , quella modernità di cui noi siamo il frutto, lo stadio finale ? Che cosa significa quindi essere moderni?

non vi è una sola modernità

Questa domanda potrebbe anche non sembrarci importante, e in effetti essa non è primaria: la cosa davvero importante è essere nella verità, che essa poi sia attuale o meno è sicuramente secondario. Ma non ci può lasciare indifferenti la questione se la civiltà di cui bene o male siamo figli sia da leggersi come una compatta e inappellabile rivolta contro il Cristianesimo: ne conseguirebbe infatti l'equivalenza moderno=anticristiano; essere cristiani poi significherebbe essere antimoderni. L'altra ipotesi di lavoro, che in qui seguiamo, è che la modernità è in realtà qualcosa di più complesso, e internamente diversificato: non vi è una sola modernità, quella laicista, il cui esito ultimo è il nichilismo; ma accanto a questa vi è anche una modernità cristiana, un modo cristiano di rispondere alle esigenze e ai problemi tipicamente moderni.

La domanda è interessante anzitutto per chi è credente: decide infatti dell'atteggiamento da tenere nei confronti dell'epoca, del "mondo" in cui vive; questo mondo moderno almeno all'apparenza ostile al Cristianesimo; ma ci pare importante anche per chi credente non è, dato che non è irrilevante (anche se non è determinante) poter collocare o meno la fede, da cui si è incuriositi, o attratti, come un'anticaglia archeologica, come se chiedesse di dimenticare un aspetto di sé, o come una realtà che sa capire e valorizzare la propria esigenza, le proprie domande.

Ora, capita spesso che un fenomeno storico trovi concentrato nel suo momento originante il nucleo di ciò che il suo sviluppo successivo verrà esplicitando e rendendo evidente .

Falso che moderno = anticristiano

Perciò per rispondere adeguatamente a questo interrogativo, è utile risalire alle origini della modernità, e lì cercare di vedere se davvero la modernità in quanto tale si opponga al Cristianesimo, ovvero se sia un certo tipo di modernità ad essere incompatibile con la fede apostolica, con la Tradizione cristiana.


0.2. il problema della modernità

Essenziale per la modernità la valorizzazione del soggetto

Che cosa costituisce l'essenza, se così possiamo dire, della modernità? Una certa domanda, una certa esigenza, o una data risposta, una data soluzione? Se la modernità è solo una certa risposta, dato che questa è stata per lo più di tipo laicistico, si dovrà concludere che essa è un fenomeno intrinsecamente anticristiano. Affermare la prima cosa invece lascia aperta la possibilità di riconoscere diverse modernità, e fondamentalmente un tipo di modernità cristiano ed uno laicistico. Assumiamo perciò, al seguito di autorevoli guide come Del Noce, von Balthasar e de Lubac, che esista anche una modernità cristiana: la quale da una diversa risposta alla medesima esigenza, che opera anche nella modernità laica.

Qual è questa esigenza, che sta alla base della modernità? L'esigenza di una piena valorizzazione del soggetto umano anzitutto: l'uomo non accetta più di essere inserito passivamente in una oggettività data, vuole una certezza verificabile e verificata. Conseguentemente si postula una rivalutazione della attività del soggetto nel mondo, in questo mondo; esso va perciò conosciuto nella sua specificità concreta (importanza del sapere scientifico e storico), e secondo tale specificità umanizzato (nuova attenzione alla "tecnica" e alla particolarità del livello politico).

Il cristianesimo non svaluta il soggetto...

E' importante rendersi conto che essa non si costituisce contro il Cristianesimo: essa si costituisce semmai contro una certa interpretazione del Cristianesimo, di matrice greco-platonica, prevalente nel Medioevo. Questa impostazione andava però contro quanto la Weltanschaung cristiana affermava. E' stato il messaggio cristiano infatti a introdurre l'idea di soggettività umana, nella sua irriducibilità al livello cosmico-naturale, differenziandosi in ciò dall'oggettivismo greco, che faceva dell'uomo, come è stato detto, una cosa tra le cose, un ente naturale non specificamente superiore al cosmo. Solo la concezione biblica poteva fondare il valore assoluto e infinito della persona umana, in quanto voluta e amata da Colui che Assoluto e Infinito, sua "immagine e somiglianza". E' sempre nella Rivelazione che si trova il valore della concretezza, della materialità (ecco una grande menzogna storiografica da sfatare !); laddove per i greci, sia pur con diverse sfumature , la materialità è causa di male, è male. Il mondo materiale infatti è buono, in quanto tale e fin nei particolari, solo per chi crede che esso è stato fatto da un Essere Infinito e Buono alla cui Provvidenza nulla sfugge . Ed è alla concezione ebraico-cristiana che risale, di conseguenza, anche l'idea che il mondo è al servizio dell'uomo, il quale quindi ha il diritto/dovere di plasmarlo (certo nel rispetto della sua struttura intrinseca, senza una manipolazione violenta), umanizzandolo.

Ma se questa esigenza non si costituisce contro il Cristianesimo, perché la civiltà medioevale, che pur cristiana è stata, non l'ha conosciuta? La risposta deve scandirsi a un duplice livello: 1) anzitutto non è sostenibile che la cultura medioevale non abbia valorizzato il soggetto umano, la persona; non è sostenibile cioè che sia stata una fotocopia della cultura greca, oggettivistica e naturalistica, cioè tale da non riconoscere all'uomo un posto e una dignità unici ed infiniti: in quanto amato da Dio, che gli ha assoggettato l'intero cosmo naturale, l'uomo è superiore alla natura materiale, ed è portatore di un valore infinito. Tutto questo per i greci era inconcepibile, mentre era la normale mentalità del Cristianesimo (anche medioevale).

anzi è all'origine della stima per il soggetto umano

Il Medioevo "ortodosso" infatti non ha mai espresso un disprezzo per l'uomo nella sua vera realtà, che ha anzi stimato altamente, ma ha semmai constatato in termini realistici la miseria della condizione presente dell'uomo, che appunto tradisce la sua vera essenza, ha deplorato lo stato storico della sua natura, non la sua natura; o per dirla in altri termini ha denunciato che ciò che l'uomo crede, mondanamente, di essere è una falsa immagine, che tradisce e offusca ciò che egli davvero è. Ma troviamo espressioni di esaltazione per la dignità umana, chiamata ad una vocazione sublime, in moltissimi autori medioevali, da S.Gregorio Magno a S.Bernardo ("celsa creatura, in capacitate maiestatis"), a S.Bonaventura (ad esempio nei Soliloquium, c.1°, dove il Dottore Serafico parla di "quanto generosamente l'anima sia stata dotata per natura dal Sommo Artefice" ma anche nell'Itinerarium) e a S.Tommaso .

2) In secondo luogo non è vero che tra il Medioevo e modernità in quanto tale esista una frattura netta, una contrapposizione: in questo senso si può ricordare come sia da tempo superata la tesi sostenuta nell'ormai lontano 1860 dal Burckhardt , secondo il quale il Rinascimento sarebbe l'antitesi della civiltà cristiano-medioevale. E' ormai un dato indiscutibile, presso l'attuale indagine storiografica, che esistono molti elementi di continuità tra le due epoche storiche.

Più precisamente comunque, il problema di continuità/discontinuità tra medioevo e cultura umanistico-rinascimentale perderebbe gran parte della sua apparente insolubilità se si distinguesse tra diversi tipi, o progetti, di umanesimo: vi è stato un umanesimo laicistico, che è in discontinuità con la cultura medioevale, ed un umanesimo cristiano, che invece si colloca nell'alveo di quella, approfondendola e arricchendola, ma non contraddicendola. E' quello che cercheremo di illustrare nelle pagine seguenti.

solidarietà ai cristiani perseguitati

Asia Bibi, una donna pakistana, rischia la condanna a morte per non essersi convertita all'Islam:
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