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Freud

esposizione

vita

Freud è il fondatore della psicoanalisi, metodo terapeutico, ma anche potente fattore interpretativo della realtà umana nella sua globalità. Grande è stato il suo influsso in effetti non solo sulla terapia delle patologie della psiche, ma anche sulla cultura (letteratura, arte, storia) a lui successiva.

Sigmund Freud nacque nell'allora Impero austro-ungarico, a Freiberg, in Moravia, nel 1856. Ben presto però la sua famiglia, di origine ebraica, andò a vivere a Vienna (1860). Laureatosi in medicina, inizialmente con interessi di tipo fisiologico (sistema nervoso), stabilizzò poi la sua attenzione sul versante psicologico-psichiatrico.

Il fenomeno che fu dapprima oggetto di ricerca di Freud fu l'isteria. Insoddisfatto di spiegazioni puramente fisiologiche, egli seguì con interesse il metodo dell'ipnosi, praticato a Parigi (dove fu dal 1885) da Charcot, che lo confermò nell'idea della non-decisività del fattore organico nell'analisi dell'isteria.

Tornato a Vienna, giunse, in collaborazione con lo psichiatra Josef Breuer, alla formulazione dell'idea di inconscio, come fattore decisivo nella vita psichica. Da allora, senza grandi eventi esteriori, la sua vita fu dedicata all'approfondimento di tale scoperta, con una infaticabile attività di ricerca, testimoniata dalla mole della sua produzione libraria. Fu anche un ottimo divulgatore del suo pensiero, come testimoniano le sue opere, scritte con una prosa limpida e ricca di esempi, e si avvalse anche di conferenze aperte al pubblico non specialista.

Promosse anche una Società internazionale di psicoanalisi (Norimberga, 1910), in cui si raccolsero alcune delle più vive intelligenze della psicologia del '900, come Jung e Adler.

Nel 1938 decise di abbandonare un'Austria occupata dai nazisti e investita da un crescente vento antisemita e si stabilì a Londra, dove morì l'anno dopo.

opere

Studien über Hysterie Studi sull'isteria 1895
Traumdeutung L'interpretazione dei sogni 1900
Zur Psychopathlogie des Altagslebens Psicopatologia della vita quotidiana 1901
Drei Abhandlungen zur Sexualtheorie Tre saggi sulla teoria sessuale 1905
Der Witz und seine Beziehung zum Umbewußten Il motto di spirito e il suo significato per l'inconscio 1905
Totem und tabu Totem e tabù 1913
Vorlesungen zur Einfurhung in die Psychoanalyse Introduzione alla psicoanalisi 1915-17
Jenseits des Lustzprinzips Al di là del principio del piacere 1920
Das Unbehagen in der Kultur Il disagio della civiltà 1929

le regioni della psiche

Come è noto, una delle tesi più originali di Freud è quella dell'esistenza di un livello inconscio della personalità, livello che influisce in misura anche notevole, sulla sfera della consapevolezza.

una nuova chiave
interpretativa

Con questa tesi Freud offre una chiave interpretativa delle patologie psichiche, che supera tanto una interpretazione spiritualistica quanto una materialistica: secondo la prima la malattia mentale è legata a un influsso dell'angelo cattivo, e poco o tanto, a un uso moralmente negativo della libertà, mentre per la seconda le malattie della psiche sono esaurientemente riconducibili alla sfera organica, a disfunzioni del cervello o del sistema nervoso.

Tali interpretazioni erano evidentemente inadeguate: non si può dire né che la malattia sia colpa di chi è malato (come inclinava a fare la spiegazione spiritualistica) né che il problema stia in una base fisiologica, perché se così fosse la terapia si configurerebbe come molto più facile di quanto la realtà non permetta di verificare.

la seconda “topica„

Freud elaborò due “topiche”, ossia mappe della psiche umana. La prima distingueva, oltre alla sfera del Conscio, un Preconscio (sede di contenuti temporaneamente non consapevoli, ma facilmente riportabili a coscienza) e un Inconscio (sede di contenuti stabilmente rimossi dalla sfera cosciente, e a cui si può riattingere solo superando delle resistenze, anche forti).

qui c'è una immagine vettoriale:
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La seconda topica, quella più matura (che riportiamo nell'immagine svg), distingue tre regioni:

Da notare che tra le tre istanze vi è potenzialmente continuo conflitto: l'istanza del dovere spinge a fare cose che il principio di realtà non suggerirebbe affatto, o trattiene dal farne altre, contro cui il medesimo principio di realtà non avrebbe alcuna obiezione. Ma anche tra il principio del piacere e quello di realtà c'è conflitto: per il primo si dovrebbe ottenere tutto e subito l'immediato piacere che si scorge come possibile e desiderabile, mentre il principio di realtà trattiene da tutti quei comportamenti che siano socialmente inaccettabili o forieri di successivi danni.

salute e patologia

L'ideale della salute psichica è di avere un Io fortemente sviluppato e affermato, che abbia il più possibile ridimensionato il Super-Io, assimilando criticamente ciò che viene dalle indicazioni autorevoli ricevute nell'infanzia, e rigettandone le scorie patologiche, ed abbia istituito con l'Es una ragionevole armonia.

La patologia viceversa implica una mancata armonizzazione delle tre istanze, con un Io schiacciato tra un Super-Io tirannico e un Es vissuto in modo problematico.

le vie all'inconscio

La salute consiste in una armonia tra le tre regioni della psiche, e ciò richiede che l'Io diventi il più possibile consapevole delle altre due regioni, che sono sottratte alla sua consapevolezza. Occorre perciò trovare delle vie che permettano di illuminare in qualche modo le regioni oscure della psiche, delle vie cioè, che consentano di accedere all'inconscio, dove si conserva ed agisce, affiorando sotto forma di sintomo patologico, ciò che è stato rimosso.

Tre sono le vie attraverso cui l'inconscio può essere raggiunto: gli atti mancati, i sogni e le nevrosi.

gli atti mancati

Si tratta di quei comportamenti, verbali (lapsus) o pratici (paraprassie) con cui diciamo o facciamo qualcosa di diverso di quello che consapevolmente avremmo voluto dire o fare.

Secondo Freud gli atti mancati non sono casuali, ma rappresentano un compromesso tra l'istanza cosciente e quella inconscia (cioè la spinta dell'Es, che vorrebbe affermare senza remore il principio del piacere, ma se ne deve trattenere, in maniera più o meno contorta). Secondo l'esempio che lui stesso fa, nell'Introduzione alla psicoanalisi (lez. 2a), è il caso di un giovanotto che, per invitare al ballo una signorina, le dice “Vorrei invultarla”, lapsus che nasce da un compromesso tra l'intenzione conscia (invitarla) e la spinta inconscia, espressiva di un Es, che non si sente per nulla attratto (e perciò vorrebbe “insultarla”).

i sogni

Sono il materiale più abbondante, poichè quotidianamente ricorrono. Anche nel sogno si verifica un compromesso, analogo a quello di lapsus e paraprassie.

Il sogno come appare, ossia il contenuto manifesto, è frutto di un lavoro onirico, che parte da un contenuto latente, espressivo dell'Es, e lo elabora per renderlo accettabile all'Io e al Super-Io, mediante la censura onirica, con cui il reale significato delle pulsioni inconsce viene mascherato.

In effetti, spiega Freud, la vita extrauterina si presenta come difficile (la prima cosa che abbiamo fatto venendo al mondo è stata piangere) e necessita perciò di momenti in cui si ritorni in qualche modo alla vita uterina: Il nostro rapporto con il mondo, nel quale siamo entrati così malvolentieri, sembra implicare il fatto che non lo sopportiamo senza interruzioni. Ci ritiriamo perciò di tanto in tanto nello stato prenatale, ossia nell' esistenza endouterina. O almeno, ci creiamo condizioni del tutto simili a quelle di allora: calore, oscurità e assenza di stimoli (Introd. alla psicoanalisi), cioè il sonno; siccome tale stato, di ristoro delle energie, è potenzialmente minacciato di continuo da stimoli sia esterni sia interni, ecco che interviene il sogno, guardiano del sonno, suo custode: il sogno é (...) il modo con il quale la psiche reagisce agli stimoli che agiscono durante lo stato di sonno (ibidem), stimoli appunto sia esterni sia interni. Il sogno custodisce il sonno da stimoli esterni cercando di neutralizzarli: così, tipicamente, un rumore che potrebbe allarmare provocando il risveglio viene inglobato nel sogno come sua parte integrante (ad esempio uno sogna che stia suonando la sveglia o che stia accadendo qualcosa che implica un suono simile).

Ma il sogno custodisce il sonno difendendolo anche da stimoli interni, da angosce e preoccupazioni che lo potrebbero disturbare, e perciò si configura al contrario come rassicurante, benché spesso mascherata, soddisfazione di un desiderio (nell'adulto, per lo più, inconscio). Per essere rassicurante, e non minacciare la tenuta del sonno, il desiderio inconscio può dover essere mascherato, appunto in virtù della censura onirica, che vieta si manifestino palesemente pensieri inaccettabili per l'Io o il Super-Io, e attiva perciò il lavoro onirico nel senso sopra accennato.

una obiezione

Freud non sfugge alla obiezione che i sogni di angoscia smentirebbero la sua tesi del sogno come appagamento di un desiderio.

Egli risponde con tre argomenti, a cui premette che prima di giudicare un sogno occorre interpretarlo:

le nevrosi

Anche il comportamento nevrotico rappresenta un affiorare di spinte inconscie, che devono però fare i conti con l'Io e il Super-Io, per cui ne risulta ancora un compromesso tra fattori contrastanti.

La nevrosi, ricordiamolo, differisce dalla psicosi perché, a differenza di quest'ultima, non intacca il pensiero, l'interpretazione globale della realtà, che resta sana. Si crea invece una frizione tra il nucleo - come dire? - profondo, centrale del pensiero, che rimane sano e il comportamento che il nevrotico si sente costretto a tenere, che è invece patologico, ad esempio per una fobia, o per una ossessione, o un comportamento isterico. Perciò il nevrotico, a differenza dello psicotico, è cosciente del suo stato patologico e ne è perciò inquieto (mentre la psicosi è generalmente associata a una, almeno superficiale, tranquillità, come si è potuto vedere in certi mostri, ad esempio il mostro di Rostov o il mostro di Milwaukee).

Si può leggere un esempio di comportamento nevrotico spiegato da Freud: Una signora vicina ai trent'anni, che soffriva delle più gravi manifestazioni ossessive e che forse avrei potuto aiutare se un caso maligno non avesse reso vano il mio lavoro - forse ve ne parlerò ancora, - durante il giorno eseguiva più volte, tra le altre, una singolare azione ossessiva. Correva dalla sua camera in una camera attigua, lì si metteva in un certo posto presso il tavolo che era al centro, suonava alla cameriera, le dava un incarico qualsiasi o la lasciava andare senza dirle niente e quindi correva nuovamente indietro. Ebbene, pur non essendo questo certamente un grave sintomo di sofferenza, suscitò non a torto la nostra curiosità. La spiegazione si presentò in modo indubbio e ineccepibile, senz'ombra di concorso del medico. Non so infatti come mi sarebbe stato possibile pervenire a una supposizione qualsiasi o a una proposta di interpretazione circa il senso di questa azione ossessiva. Ogni volta che avevo chiesto alla paziente: "Perché fa questo? Che senso ha?", essa aveva risposto: "Non lo so". Ma un giorno, dopo che ero riuscito a debellare una enorme e fondamentale sua perplessità, improvvisamente le balenò la risposta e raccontò quanto si connetteva all'azione ossessiva. Più di dieci anni prima aveva sposato un uomo di gran lunga più anziano di lei, il quale durante la prima notte di nozze si era rivelato impotente. Era corso, quella notte, innumerevoli volte dalla propria camera in quella di lei, per ripetere il tentativo, ma ogni volta senza successo. Al mattino aveva detto indispettito: "C'é da vergognarsi davanti alla cameriera, quando rifarà il letto"; e aveva afferrato una bottiglia di inchiostro rosso, che si trovava per caso nella camera, ne aveva versato il contenuto sul lenzuolo, ma non proprio nel posto in cui tale macchia avrebbe dovuto trovarsi. All'inizio non capivo che cosa questo ricordo avesse a che fare con l'azione ossessiva in questione, poiché trovavo una concordanza soltanto nel ripetuto correre da una stanza all'altra e forse anche nella comparsa della cameriera. Allora la paziente mi condusse al tavolo che si trovava nella seconda stanza e mi fece vedere una grande macchia sulla tovaglia. Spiegò anche che si metteva presso il tavolo in una posizione tale che la ragazza accorsa non poteva non vedere la macchia. Ora non c'erano più dubbi sulla stretta relazione tra la scena successiva alla notte nuziale e l'attuale azione ossessiva, anche se restavano da imparare ancora parecchie cose. Risulta evidente innanzitutto che la paziente si identifica con suo marito; ne recita la parte imitando il suo correre da una stanza all'altra. Poi, per continuare il confronto, é da rilevare che essa sostituisce il letto e il lenzuolo con il tavolo e la tovaglia. Ciò potrebbe sembrare arbitrario, ma non per niente abbiamo studiato il simbolismo onirico: anche in sogno compare molto spesso un tavolo che va interpretato come letto; il tavolo e il letto insieme rappresentano il matrimonio, ragion per cui l'uno sta facilmente per l'altro.
La dimostrazione che l'azione ossessiva della signora ha un senso l'avremmo già: essa sembra essere una raffigurazione, una ripetizione di quell'altra scena significativa. Ma nulla ci obbliga a fermarci a questa apparenza; se indaghiamo più dettagliatamente la relazione tra le due scene, probabilmente otteniamo chiarimenti su qualcosa che va più in là, sul proposito dell'azione ossessiva.
Il suo nocciolo é palesemente la chiamata della cameriera, sotto i cui occhi la signora mette la macchia, in contrapposto all'osservazione del marito che ci sarebbe da vergognarsi di fronte alla cameriera. Dunque il marito, la cui parte essa impersona, non ha di che vergognarsi di fronte alla cameriera e di conseguenza la macchia é al posto giusto. Vediamo quindi che essa non ha semplicemente ripetuto la scena, ma l'ha proseguita correggendola, rettificandola.
Ma, nel far ciò, corregge anche l'altro aspetto che quella notte fu così penoso e rese necessario l'espediente dell'inchiostro rosso, l'impotenza. L'azione ossessiva dice dunque: "No, non é vero, egli non aveva da vergognarsi di fronte alla cameriera, non era impotente"; l'azione, alla maniera di un sogno, rappresenta questo desiderio come appagato nel presente, serve alla tendenza di innalzare il marito al di sopra dello scacco subìto in passato. Con ciò si accorda tutto quanto potrei ancora raccontarvi a proposito di questa signora, o, più precisamente, tutto quanto sappiamo ancora di lei indica che questa interpretazione dell'azione ossessiva, di per sé incomprensibile, é quella giusta. Da anni la donna vive separata dal marito e lotta con il proposito di ottenere lo scioglimento legale del matrimonio.
Ma in realtà non si é affatto liberata di lui: é costretta a rimanergli fedele, si ritira completamente dal mondo per non cadere in tentazione, scusa ed eleva nella sua fantasia la natura del marito. Anzi, il segreto più profondo della sua malattia é che, grazie a essa, la paziente protegge il marito dalle maldicenze, giustifica la loro separazione materiale e consente a lui di condurre una comoda vita per conto suo.
Così l'analisi di un'innocua azione ossessiva conduce direttamente al nocciolo di una malattia, ma nello stesso tempo ci rivela una parte non trascurabile del segreto della nevrosi ossessiva in generale. Vi intrattengo volentieri su questo esempio poiché in esso si trovano riunite diverse condizioni che non sempre possiamo pretendere di riscontrare. L'interpretazione del sintomo fu qui trovata dalla paziente tutt'a un tratto, senza la guida o l'intervento dell'analista, e fu compiuta mediante il riferimento a un episodio che non apparteneva, come accade di solito, a un periodo dimenticato dell'infanzia, ma che si era verificato nell'età matura dell'ammalata e si era serbato indelebile nel suo ricordo.

le fasi della vita psichica

Ciò che emerge dalla terapia analitica, col suo far prendere consapevolezza di ciò che era stato rimosso, è un altro aspetto sorprendente della vita psichica umana, ossia l'importanza decisiva di fatti e pensieri dell'età infantile. L'intera vita (psichica) di un essere umano può essere influenzata in misura determinante da quella fase iniziale, normalmente ritenuta insignificante.

la sessualità infantile

E poichè Freud pensa che nella psiche un posto decisivo l'abbia la dimensione sessuale (l'Es infatti è ricerca senza limite di piacere, fondamentalmente nel senso di soddisfazione sessuale), per spiegare come mai l'età infantile abbia un peso così grande, egli formula la teoria secondo cui già in quell'età ci sarebbe una vera e propria vita sessuale.

Tra la vita sessuale infantile e quella adulta non c'è allora una discontinuità, non c'è un salto qualitativo: identica è l'energia pulsionale che anima sia il bambino sia l'adulto, cioè la libido; ciò che cambia è l'oggetto della libido, non la libido stessa.

le fasi della sessualità

In un primo tempo (la fase orale) la libido si fissa, come oggetto che le procura soddisfazione (ricordiamolo, una soddisfazione sessuale), come zona erogena, sulla bocca: la suzione del latte non è allora solo un atto funzionale alla nutrizione, ma altresì al soddisfacimento della libido.

Segue poi la fase anale, in cui la zona erogena si sposta nell'ano e sull'attività defecatoria la libido investe, anche qui, una vera e propria ricerca di soddisfazione.

Infine si arriva a quella che è la fase definitiva, la fase genitale, in cui la libido cerca la soddisfazione nella sfera propriamente genitale.

Questa teoria suscitò scalpore e forti critiche, a cui Freud rispose tra l'altro che:

il disagio della civiltà

Dopo la prima guerra mondiale, catastrofica in termini di perdite umane e materiali, Freud fu portato a riflettere sull'esistenza nell'uomo, accanto alla ricerca del piacere, fino a quel momento da lui considerata come esclusiva, di una spinta distruttiva, illogica: accanto a Eros, la cui logica è la ricerca della soddisfazione, esiste anche Thanatos, un impulso di morte e di distruzione, fine a sè stesso.

E la storia umana è appunto il teatro dello scontro tra tali due, contrastanti, spinte.

Da notare che Freud trascurando qui la possibile spiegazione del peccato originale, è costretto a dire che nella natura umana stessa è insito un germe di morte e di distruzione, mentre il peccato originale dice che la natura è buona, ed è solo un evento storico, secondario, che l'ha resa, storicamente, ferita (ma con ciò anche guaribile).

In generale nell'ultima fase della sua vita Freud ha riflettutto sul tema della civiltà, oltre che su quello dell'individuo, tendendo a fare del suo pensiero una interpretazione globale della realtà.

Così ad esempio egli riflette sulla religione e la sua origine (Totem e tabù, L'avvenire di un'illusione, Mosè e il monoteismo) ritenendola radicata nel desiderio di appagare desideri fondamentali e pressanti dell'umanità, essenzialmente quello di sentirsi protetti dai pericoli della vita. In questo senso il Padre celeste non sarebbe altro che la proiezione del padre terreno, con la sua ambivalenza (amabile e odiabile).

Riguardo alla società egli ritiene che essa dia origine a una sorta di Super-Io collettivo, con divieti e imposizioni che comprimono l'Es dell'individuo. Si tratta del resto di un prezzo necessario da pagare, purché la repressività sia il più possibile contenuta, poiché l'alternativa sarebbe l'esplodere di una impulsività individuale potenzialmente molto aggressiva e distruttiva: se ogni individuo dovesse dare libero sfogo a tutti i suoi impulsi sarebbe intollerabilmente pericoloso per tutti gli altri. Si tratta allora non di rifiutare la civiltà, ma di ridurne il più possibile la repressività.

D'altra parte la inevitabile componente repressiva che la civiltà esercita, inibendo certe pulsioni libidinali dal loro sbocco più immediato, porta tra l'altro al fenomeno della sublimazione, da cui nascono importanti prodotti come le creazioni letterarie, artistiche, musicali, filosofiche e intellettuali, di cui la civiltà vive.

angelo con la falce per un giudizio

testi

Per varie opere di Freud si veda su E-texts

il sogno come custode del sonno

«Rinunciamo provvisoriamente al "senso" del sogno e tentiamo invece di aprirci una via verso una migliore comprensione dei sogni partendo da quanto abbiamo trovato in essi di comune. Dal rapporto dei sogni con lo stato di sonno abbiamo concluso che il sogno é la reazione a uno stimolo che disturba il sonno. Come abbiamo visto, questo é anche l' unico punto sul quale la psicologia sperimentale, esatta, può venirci in aiuto; essa fornisce la dimostrazione che stimoli provocati durante il sonno compaiono nel sogno.

Molte ricerche di questo genere sono state condotte, oltre a quelle del già menzionato Mourly Vold; anche ognuno di noi ha probabilmente avuto l' opportunità di confermare questo risultato con proprie occasionali osservazioni.

Maury fece eseguire tali esperimenti sulla propria persona. Durante il sonno gli fu fatta odorare dell' acqua di colonia: sognò di essere al Cairo nel negozio di Giovanni Maria Farina, e seguirono altre straordinarie avventure. Oppure, gli si pizzicò lievemente la nuca: sognò che gli applicavano un cataplasma bollente, e di un medico che lo aveva curato da bambino. Ancora, gli versarono una goccia d'acqua sulla fronte: si trovava in Italia, sudava abbondantemente e beveva vino bianco d'Orvieto.

Quello che ci colpisce in questi sogni prodotti sperimentalmente potremo afferrarlo forse ancor più chiaramente in un'altra serie di sogni provocati da stimoli. Si tratta di tre sogni riferiti da uno spiritoso osservatore, Hildebrandt, consistenti tutti in reazioni al rumore della sveglia: "Sogno dunque di andarmene pian piano a passeggio una mattina di primavera per i campi rigogliosi, finché arrivo a un villaggio lì vicino, dove vedo gli abitanti vestiti a festa, col libro di preghiere in mano, avviarsi in gran numero verso la chiesa. E' vero! Oggi é domenica e sta per incominciare la funzione del mattino. Decido di assistervi, ma prima, essendo un po' accaldato, vado a prendere il fresco nel cimitero che circonda la chiesa. Mentre sto leggendo alcune epigrafi, sento il campanaro salire sul campanile e lassù scorgo la piccola campana del paese che segnerà l' inizio della funzione. Per un po' rimane immobile, poi incomincia a dondolare: improvvisamente i suoi rintocchi risuonano chiari e penetranti, tanto chiari e penetranti da porre fine al mio sonno. Ma lo scampanio proviene dalla sveglia.

Seconda combinazione. E' una chiara giornata d'inverno, le strade sono coperte da un alto strato di neve e io ho accettato di prender parte a una corsa in slitta, ma devo attendere a lungo, finché mi si dice che la slitta é alla porta. Ecco ora i preparativi per salirvi - indosso la pelliccia, tiro fuori il sacco a pelo per i piedi - e sono pronto, seduto al mio posto. La partenza ritarda ancora, ma finalmente le redini danno il via ai cavalli in attesa: i campanelli scossi con forza attaccano la loro ben nota musica turca con un'intensità che lacera immediatamente la lieve trama del mio sogno. Anche questa volta, é solo il trillo della sveglia.

Ecco il terzo esempio. Vedo passare per il corridoio una sguattera che si dirige verso la sala da pranzo con qualche dozzina di piatti messi l' uno sopra l' altro. Ho l' impressione che la colonna di porcellana che essa regge sulle braccia stia per perdere l' equilibrio. 'Attenta - le grido-finirà tutto per terra'. Naturalmente non manca la risposta d'obbligo: é già abituata a questi lavori, e così via. Preoccupato, continuo a seguirla con lo sguardo ed ecco, giunta davanti alla porta, la ragazza incespica, le fragili stoviglie cadono rovinando fragorosamente in mille pezzi sul pavimento. Ma il suono che si propaga senza fine non é , me ne accorgo ben presto, di stoviglie in frantumi, bensì un autentico trillo: il trillo, come ora chi é desto può riconoscere, della sveglia che fa il suo dovere".

Questi sogni sono davvero graziosi, perfettamente sensati, nient'affatto incoerenti come sono di solito i sogni. Non vogliamo criticarli per questo. Ciò che li accomuna é il fatto che la situazione si risolve ogni volta in un rumore che al risveglio viene riconosciuto per quello della sveglia. Qui vediamo dunque come viene prodotto un sogno, ma apprendiamo anche qualcos'altro. Il sogno non riconosce la sveglia - questa non compare neppure, nel sogno - ma sostituisce il rumore della sveglia con un altro rumore, interpreta lo stimolo che fa cessare il sonno ma lo interpreta ogni volta in un modo diverso. Perché ? A questa domanda non c'é risposta, sembra trattarsi di un fatto arbitrario. Comprendere il sogno, però , significa poter indicare perché esso abbia scelto proprio questo rumore e nessun altro per interpretare lo stimolo provocato dalla sveglia. In modo del tutto analogo, agli esperimenti di Maury si deve obiettare che pur mostrando bene che lo stimolo indotto si presenta nel sogno, non dicono tuttavia perché esso si presenti proprio in quella forma, e il perché non sembra affatto dipendere dalla natura dello stimolo che disturba il sonno. Inoltre, negli esperimenti di Maury, all' effetto diretto dello stimolo si riconnette perlopiù una gran messe di altro materiale onirico - per esempio, le straordinarie avventure nel sogno dell' acqua di Colonia - di cui non si sa render ragione.

Vogliate ora considerare che i sogni di risveglio offrono le migliori possibilità di rilevare l' influenza di stimoli esterni perturbanti il sonno. Nella maggior parte degli altri casi ciò sarà più difficile. Non da tutti i sogni si viene risvegliati, e se al mattino si ricorda un sogno della notte, come si farà a scoprire uno stimolo perturbatore che forse ha agito durante la notte? Sono riuscito una volta a costatare a posteriori uno stimolo sonoro di questo genere, naturalmente solo grazie a particolari circostanze. Mi svegliai un mattino in una località d'alta montagna del Tirolo sapendo d'aver sognato che il Papa era morto. Non ero capace di chiarirmi il sogno, ma poi mia moglie mi chiese: "Hai sentito verso mattina il terribile scampanio che si é diffuso da tutte le chiese e cappelle?". No, non avevo udito nulla, il mio sonno é più resistente, ma grazie a questa informazione compresi il mio sogno. Con quale frequenza stimolazioni di questo tipo possono indurre il dormiente a sognare, senza che costui in seguito se ne renda conto? Forse molto spesso e forse no. Se lo stimolo non può più essere dimostrato, é impossibile persuadersi della sua esistenza. Indipendentemente da questo, ci siamo ricreduti circa l' importanza degli stimoli esterni che disturbano il sonno da quando sappiamo che essi possono chiarirci solo una piccola parte del sogno e non l' intera reazione onirica.» (dalla Introduzione alla psicoanalisi, lezione 5a)

solidarietà ai cristiani perseguitati

Asia Bibi, una donna pakistana, rischia la condanna a morte per non essersi convertita all'Islam:
informazioni su Asia News.

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