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l'Italia unificata

paese legale/paese reale

Il problema più grave dell'Italia unificata fu lo scollamento tra il paese legale (lo Stato, le istituzioni) e il paese reale (la società). Il Risorgimento in effetti, nonostante diversi momenti di attiva partecipazione popolare, come le 5 giornate di Milano, era stato opera di una élite che andò poi a costituire il paese legale.

L'unità d'Italia, che pure rappresentava un valore indubbiamente positivo, si realizzò in un modo per più aspetti discutibile, per traumaticità e frettolosità.

Le cicatrici di tale modalità traumatica restarono per decenni, e forse non sarebbe scorretto vedere nella stessa, ulteriormente traumatica, esperienza del fascismo una conseguenza di essa.

la Destra storica

La divaricazione tra paese legale e paese reale comincia a verificarsi già con la Destra storica, che, ad esempio, forzò la presa di Roma, operando una lacerazione tra la stragrande maggioranza degli italiani, legata alla Chiesa e il governo italiano. Gli stessi provvedimenti economici della Destra, come le privatizzazioni di terre, andarono a favorire una ristretta élite (soprattutto di latifondisti).

Fu al potere dal 1861 al 1876; tra i suoi esponenti ricordiamo i piemontesi Quintino Sella e Giovanni Lanza, il toscano Bettino Ricasoli, gli emiliani Marco Minghetti e Carlo Farini.

Il suo programma era ispirato a un liberalismo moderato, di diretta derivazione cavouriana, espressione soprattutto dei possidenti agrari; suo obbiettivo prioritario era il pareggio del bilancio, per raggiungere il quale i governi della Destra operarono una drastica riduzione della spesa pubblica, fino a giungere a imporre tasse impopolari e odiate, come quella sul macinato, che ne avrebbe provocato la caduta alle elezioni del '76.

Pur essendo meno anticlericali della Sinistra storica, gli esponenti della Destra operarono scelte anche contro la Chiesa:

Le privatizzazioni di terre non riguardarono solo le proprietà della Chiesa, ma anche terre demaniali e terre comuni, dove ad acquistare furono essenzialmente i ricchi, impoverendo e suscitando le opposizioni dei ceti popolari nelle campagne. Questa resistenza popolare fu tale, ad esempio, che in Sardegna i Comuni non rivendettero le terre confiscate e da privatizzare, lasciandole ancora ad uso pubblico (come rivelò l'inchiesta Jacini).

Tra le altre scelte dei governi della Destra storica ricordiamo:

la scelta per l'accentramento

Essendo l'Italia una nazione rimasta divisa per secoli, una possibilità per rendere meno traumatica l'unificazione, che già era avvenuta in tempi molto ristretti, avrebbe potuto essere una scelta di tipo federalistico. La Destra invece optò per un netto accentramento.

Esso venne attuato anzitutto estendendo a tutto il paese le leggi piemontesi (tra cui quella elettorale), e esercitando un rigido controllo sulle autonomie locali (con la legge Rattazzi: il più importante livello amministrativo erano le province, sotto lo stretto controllo dei prefetti, di nomina governativa; i sindaci erano loro pure di nomina regia, e il consiglio comunale era eletto a suffragio ristretto).

Si attuò poi una rapida abolizione di tutti i dazi doganali interni (tra il ‘59 e il ‘60), favorendo al massimo lo sviluppo delle comunicazioni, il che costituì un grave danno per l'economia del Sud, abituata al protezionismo.

Venne in tal senso iniziata la costruzione di una rete ferroviaria: 1700 Km nel ‘59 (di cui 850 nel regno di Sardegna), 6100 nel 1870, 16.000 a fine secolo, e di tunnel nelle Alpi (Cenisio nel 1871, Gottardo 1882).

per la repressione

I governi della Destra contro il brigantaggio operarono una repressione dura con la Legge Pica (venne proclamato lo stato di emergenza, con fucilazione immediata di chi resisteva).

Vennero impiegati 120.000 soldati, ci furono 5200 “briganti” uccisi negli scontri o fucilati, arrestati altri 5000 circa.

l'esercito e la scuola

Furono due importanti strumenti per “fare gli italiani”. L'esercito era professionale per 4/5 e 1/5 di leva, con una ferma di 5 anni (ridotti a 3 dopo il 1870), questa seconda componente era estratta a sorte tra i coscritti; c'era però la possibilità di non fare il soldato di leva pagando una certa somma. La scelta era di mandare a fare la leva lontano da casa, così, nel caso di impiego in attività di repressione di rivolte, i soldati sarebbero stati meno tentati di fraternizzare con gli insorti.

La scuola era un altro importante strumento: si trattava di creare una coscienza nazionale nelle nuove generazioni, a partire dalla conoscenza della lingua italiana. Anche in questo caso si optò per mandare gli insegnanti lontano dal loro luogo di origine, per evitare che potessero rivolgersi agli alunni in dialetto.

la Sinistra storica

Nel 1876 va al potere la Sinistra storica. La sua base sociale era più ampia di quella della Destra, e comprendeva soprattutto piccola e media borghesia, e ceti operai e artigiani del Nord.

Il suo programma aveva come punti qualificanti

Proprio questa sprezzante “sbrigatività” verso il mondo cattolico e i suoi rappresentanti spiega l'acuirsi del fossato tra paese legale e paese reale (che era nella schiacciante maggioranza cattolico).

Analogo atteggiamento sprezzante lo ebbe la Sinistra storica, soprattutto nella figura di Crispi verso quell'altra forza popolare (nascente) che erano i socialisti.

Agostino Depretis (1876/87)

Piemontese, mazziniano in gioventù, si possono distinguere due fasi nel suo governo, una riformista iniziale e una, successiva all'82, conservatrice.

a) prima fase, riformista

il trasformismo
Depretis inaugurò tale prassi politica, consistente nella formazione di un grande centro che isolasse le estreme, sfumando i confini tra destra (moderata) e sinistra (moderata); tale prassi comportava l'accantonamento di grandi progetti, per limitarsi ad accordi e patteggiamenti di breve respiro.
la riforma elettorale
Varata nel 1882: l'elettorato passava da 450000 a 2 milioni; requisiti per votare erano l'età, che passava da 25 a 21 anni, l'istruzione (occorreva saper leggere e scrivere), il censo (si passava da 40 a 20 lire annuali di imposte pagate).
l'obbligatorità della scuola primaria
La legge Coppino (1877) riprendeva quanto già previsto dalla legge Casati, elevando l'obbligo di frequentare la scuola fino a nove anni, e prevedendo sanzioni per i genitori inadempienti; ma in pratica non venne applicata, specie al Sud: all'inizio del ‘900 il 50% della popolazione era analfabeta.

b) seconda fase, conservatrice

politica economica

Fu contrassegnata dal protezionismo e da sovvenzioni statali, di cui beneficiano le nascenti industrie, specie nei settori siderurgico, laniero, cotoniero, zuccheriero; in particolare la Terni acciaierie, 1884, che si sviluppò col decisivo apporto statale e delle maggiori banche, la Breda, la Pirelli.

Ma l'agricoltura del Sud ne viene danneggiata: scoppia una guerra doganale con la Francia, fino allora partner principale e cresce il dislivello Nord/Sud.

Peraltro Depretis mantenne la promessa di abolire la tassa macinato, e promosse una certa legislazione sociale (limitazione del lavoro dei bambini, norme antinfortunistiche).

politica estera

La svolta conservatrice è visibile soprattutto lì:

Francesco Crispi (1887/96)

Siciliano, ex mazziniano ed ex garibaldino, statalista, anticlericale (destituì il sindaco di Roma Leopoldo Torlonia per aver fatto gli auguri al Papa (gennaio ‘88), vietò per legge le questue fuori dai luoghi di culto (novembre ‘88). Venne detto il Bismarck italiano per il suo autoritarismo (tra l'altro concentrò nelle sue mani la presidenza del consiglio, e i ministeri degli esteri e degli interni).

ambivalenza politico-legislativa

Da un lato promulgò il codice Zanardelli (1889), che aboliva la pena di morte (allora in vigore in quasi tutta Europa), e non negava espressamente il diritto di sciopero, scelte queste che rivelavano apertura effettivamente progressista; d'altro lato però la nuova legge di pubblica sicurezza dava ampi poteri discrezionali alla polizia e al governo (come il domicilio coatto senza sanzione della magistratura), poteri di cui Crispi si valse contro gli oppositori politici.

Anche riguardo al problema accentramento/decentramento ci fu una certa ambivalenza: da un lato l'elettività dei consigli amministrativi delle principali città poteva segnare un importante primo passo nel senso del decentramento; nella medesima direzione inoltre nel 1888 fu approvata una legge comunale e provinciale che allargava il diritto di voto per le elezioni amministrative - estendendolo a tutti i cittadini maschi maggiorenni che sapessero leggere e scrivere o pagassero almeno cinque lire di imposte all'anno e rendeva elettivi i sindaci dei comuni con più di diecimila abitanti. D'altro lato però vennero mantenuti vasti poteri di controllo ai prefetti, che come in Francia erano la longa manus del potere centrale.

repressività

Lo scollamento col paese reale lo si verifica soprattutto nell'atteggiamento repressivo, che lo accosta a Bismarck, verso i movimenti popolari di opposizione al sistema, i cattolici e i socialisti.

Egli varò infatti diversi provvedimenti legislativi di segno anticlericale, volti a indebolire la Chiesa, come la laicizzazione delle opere pie.

Così anche verso i socialisti ebbe un atteggiamento non dialogico, come si vide nella brutalità con cui represse, ad esempio, i moti dei fasci sicilianiAi primi di gennaio del 1894, lo stato d'assedio fu proclamato in Sicilia e successivamente esteso alla Lunigiana, dove si era verificato, senza alcun nesso con gli avvenimenti siciliani, un tentativo di insurrezione anarchica. La repressione militare fu dura e sanguinosa e fu accompagnata da una più generale repressione poliziesca estesa a tutto il paese e rivolta soprattutto contro circoli, leghe e giornali facenti capo al Partito socialista. I dirigenti del nuovo partito non avevano responsabilità dirette nel moto siciliano, che consideravano come una «rivolta della fame», un'espressione primitiva della lotta di classe. Ma, a repressione iniziata, avevano espresso la loro solidarietà col movimento dei Fasci, assumendosene così una sorta di corresponsabilità politica e morale., valendosi anche dell'esercito.

Nel '94 fece approvare dal Parlamento un complesso di leggi limitative della libertà di stampa, di riunione e di associazione, che ricordava da vicino la legislazione eccezionale varata una quindicina di anni prima da Bismarck in Germania. Le leggi furono definite «antianarchiche», ma avevano come obiettivo principale il Partito socialista, che nell'ottobre fu dichiarato fuori legge.

politica estera

Ci fu un avvicinamento ulteriore alla Triplice Alleanza e un inasprimento dei rapporti con la Francia.

Venne rafforzata la vocazione colonialista dell'Italia, che si era temporanemente arrestata sotto Depretis con la sconfitta di Dogali, 1887; Crispi consolida le basi di Massaua, Dogali, Saati (‘88) e riesce a fondare ufficialmente la colonia Eritrea (1890).

Ma si innescò poi un conflitto con l'Etiopia, con la quale Crispi stesso aveva stretto il trattato di Uccialli (1889), che lasciava adito a diverse interpretazioni (nell’art. 17, che nel testo italiano parlava di un protettorato italiano, interpretabile nel senso che l'Italia rappresentava l'Etiopia a livello internazionale). E si arrivò così allo scontro, che si concluse, rovinosamente per l'Italia (e per Crispi, che dovette abbandonare la scena politica), con la battaglia di Adua (1896).

solidarietà ai cristiani perseguitati

Asia Bibi, una donna pakistana, rischia la condanna a morte per non essersi convertita all'Islam:
informazioni su Asia News.

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