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comunismo persecutore della Chiesa

Recensione a Irina Osipova, Se il mondo vi odia...
La Casa di Matriona, Bergamo 1997

di Francesco Bertoldi

recentemente uscito, per i tipi della "Casa di Matriona", editrice da sempre interessata al Cristianesimo nell'Europa orientale, il volume di Irina Osipova Se il mondo vi odia...

L'opera ha come oggetto la vicenda dei cattolici in Russia (compresi i cattolici russi) nel loro rapporto col Potere prima zarista (capitolo primo) e poi, soprattutto, sovietico.

Come già il titolo annuncia alla Osipova non interessa una riduzione della vicenda delle persecuzioni in termini sociologici o politici: il livello della sua indagine è più profondo. Nelle persecuzioni sovietiche infatti si può e si deve vedere di più che la strategia di un regime politico contro degli oppositori politici, così come nella resistenza dei cattolici in Russia si può e si deve vedere qualcosa di più che una opposizione politico-ideologica. La posta in gioco era più alta: la testimonianza a Cristo, avversato da un Potere che affonda le sue radici negli abissi invisibili del Male.

L'opera della Osipova merita di essere segnalata per il suo attingere direttamente agli archivi del KGB (quindi della GPU e della NKVD), reso possibile solo dopo la politica di glasnost di Gorbaciov e la caduta del comunismo. L'autrice lascia poco spazio in effetti a commenti o a interpretazioni, facendo invece parlare i documenti stessi. Da cui emerge, tra l'altro, la ripetitiva genericità delle accuse: "complotto contro il potere sovietico", "attività controrivoluzionaria", contatti di tipo spionistico con potenze straniere (il Vaticano e, nel caso dei cattolici tedeschi del Volga, la Germania). In effetti la verità essenziale che si desume dall'ingente mole di documenti (verbali di interrogatori, di processi, di condanne, lettere degli indagati/carcerati e missive dei servizi segreti) è che il clero e i fedeli cattolici furono colpiti dal regime sovietico non per una loro preconcetta avversione al socialismo, non cioè per motivi politici, ma proprio perché credenti. Come dice la Osipova "le azioni illegali consistevano essenzialmente e soprattutto nell'ardente desiderio di servire Dio e di essere pastori per i credenti" (p. 123). L'avversione al regime politico sarà piuttosto una conseguenza di tale attacco da esso portato contro la fede.

Il libro si snoda partendo da una breve panoramica di come già prima della rivoluzione i cattolici in Russia fossero oggetto di diffidenza e restrizioni, in particolare i cattolici di rito orientale, ritenuti più "concorrenziali" all'Ortodossia. Per questo subito dopo il '17 sembrò essere giunto un periodo di maggiore libertà. Ben presto però ci si dovette ricredere: le persecuzioni del nuovo regime avrebbero superato di gran lunga, e con un vero salto qualitativo, le restrizioni dello zarismo. Come ebbe a dire l'Esarca cattolico Fëdorov "Per la Chiesa cominciano i tempi di Diocleziano" (p. 33). L'autrice segue il calvario della Chiesa cattolica in Russia, avendo sempre la preoccupazione di circostanziare la propria indagine, che corre sempre sul filo di vicende eminentemente personali e concrete. É il caso, ad esempio, della realtà ecclesiale coagulatasi attorno a padre Abrikosov, a Mosca, o quello dell'esarca Fëdorov (cap. 2°). Ma è anche il caso dei cattolici incarcerati alle Solovki (cap. 3°), tra cui molti religiosi e sacerdoti. Per dare un'idea della crudeltà del trattamento riservato ai detenuti un documento riportato nel libro riferisce che ad Anzer, un'isola delle Solovki, "nel 1928 su 1000 detenuti ne sono morti 700" (p.102). La Osipova affronta poi il tema dei cattolici (di origine tedesca) del Volga (cap. 4°) e dei parroci cattolici non russi inviati dalla Santa Sede nella chiesa ("per stranieri") di San Luigi dei francesi di Mosca (cap. 5°) e infine tratta dei "missionari" inviati dal Vaticano (cap. 6°), tra cui spicca la coraggiosa figura dell'italiano padre Pietro Leoni.

Conclude l'opera una imponente (un terzo circa delle pagine) elencazione di "confessori della fede" in Russia: a sottolineare la verità che in gioco non era una "classe" contro un'altra, o una ideologia contro un'altra, ma la vicenda, drammatica perché personale e indelegabile, della libertà della persona, le cui scelte non erano deducibili automaticamente da qualsivoglia a-priori ideologico-sociale, ma erano la sofferta e imprevedibile decisione di ogni istante, in cui il confessore della fede rinnova il suo "sì" a Cristo.

Grande propotagonista di tutta la vicenda messa in luce dalla Osipova è infatti la persona, un soggetto personale che non si trincera dietro necessità storiche o condizionamenti sociali, ma gioca fino in fondo la propria libera responsabilità. Ma è anche un soggetto personale che attinge nella fede in Cristo la propria forza, per resistere al male e perdonare chi lo commette. Nelle lettere e nei documenti riferiti dall'autrice non v'è odio per i persecutori, ma capacità di leggere la propria vicenda di sofferenza in termini soprannaturali: "Fissa il tuo sguardo su Gesù sofferente e su Lui soltanto. (...) Ai giorni nostri, mentre si perptra il grave delitto della ribellione delle creature contro il loro Signore e Dio, risuona la stessa voce dell'Agnello divino, che è risuonata quel giorno per tutti i secoli: 'Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno' " (pp. 49/50).

Un'opera pregevole, quindi, tanto più da leggere e proporre in un clima culturale in cui la smemoratezza sembra fin troppo dominare: anche perché è sperimentata convinzione che niente di buono si può fondare su una sprezzante trascuratezza della verità."

Recensione pubblicata su Studi cattolici

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