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Bugie interessate sulla conquista spagnola

intervista a Franco Cardini

L'ANNO DI CELEBRAZIONI del 5° centenario della scoperta dell'America è stato caratterizzato da una ridda di voci, polemiche e rivelazioni sensazionalistiche più o meno infondate e tra loro contraddittorie.
Abbiamo chiesto ad uno studioso serio come Franco Cardini, un aiuto per orientarci in quella selva intricatissima e piena di trappole che la storia della scoperta dell'America è stata fatta diventare.

 

Cosa pensa uno storico di tutte le polemiche, spesso pretestuose, e dei luoghi comuni pseudo-storiografici sulla scoperta dell'America, messi in giro in quest'anno di celebrazioni?

lo credo che lo sforzo lodevole, che oggi va tanto di moda, di cercare di capire le culture altre da noi e che ha portato agli sviluppi del cosiddetto indigenismo e quindi al piangersi addosso su quel che è successo nel Cinquecento in America, si debba fare anche sulle culture che siamo abituati a considerare nostre. èNoi pensiamo che i nostri padri del Quattrocento-Cinquecento fossero gente che pensava più o meno come noi, e quindi quando pensavano cose che a noi sembrano aberranti, allora concludiamo che si trattava di fanatici. Ma la realtà è un'altra. La realtà è che quella non era gente che pensava come noi. Il loro stesso esser cristiani era diverso dal nostro. È quindi inutile e pretestuoso chiedersi come potevano i cristiani del Cinquecento attuare degli stermini. Il genocidio no, perché quello non c'è mai stato, e chiamarlo per lo più olocausto è solo una buffonata giornalistica.

Lei sfata il primo dogma della pseudostoriografia imperante: dappertutto si strologa e si scrive con sicurezza apodittica di questo genocidio...

C'è stato un crollo demografico; ma si sa bene che è stato determinato fondamentalmente da alcune malattie infettive. Per fare un genocidio ci vuole una volontà sistematica di distruzione, cosa che non c'entra assolutamente nella conquista spagnola del Nuovo mondo. Né avrebbe potuto esserci dal momento che non c'era nessuna ragione per sterminare gli indios. Ci possono essere stati anche degli eccidi per motivi di tipo religioso, ma sono episodi che conosciamo e se si mettono insieme tutti gli episodi più cruenti narrati da Las Casas, si arriva a qualche centinaia di morti. Cose ampiamente studiate e documentate. Il bello è che attualmente si sta verificando una buffissima cosa, e cioè che gli studiosi seri dell'argomento, da Pierre Chaunu a Marcello Carmagnani, che non è certo sospetto di simpatie filocattoliche o filoispaniche, ammettono che il genocidio non c'è stato, che anzi la corona spagnola è sempre stata profondamente garantista nei confronti degli indios, e che semmai quello che succedeva è che la corona spagnola non sempre riusciva a farsi ubbidire.

Ma allora sulla conquista ci sono state raccontate montagne di bugie?

Mentre gli studiosi sono talmente d'accordo su questi fatti che non se ne parla nemmeno più, esiste però un sottobosco semiculturale attivissimo, assolutamente propagandistico che rinfocola artatamente i vecchi luoghi comuni della propaganda inglese e americana fra Settecento e Ottocento. E in prima linea c'è paradossalmente il coccodrillismo cattolico. Purtroppo, infatti, gli ambienti cattolici di media cultura sono preda di una sorta di disinformazione sulla storia autentica del cattolicesimo e perciò permeabili a tutte le parole d'ordine propagandistiche che vengono dal mondo laico. Sono assolutamente incapaci di reagire e di verificare. Di verificare perché sono ignoranti, di reagire perché hanno paura di passare per fanatici e reazionari. lo non ho mai sentito come da certi cattolici ripetere pedissequamente tutti i luoghi comuni che i manuali di storia di infima qualità raccontano loro sulle crociate e l'Inquisizione.

Ma, allora, come inquadrare, al di là del propagandismo e della diceria, il problema della conquista?

È successa una cosa molto semplice: la corona di Spagna espandendosi sull'America ha preteso di espandersi con quei caratteri di controllo e di dirigismo tipici della monarchia spagnola. Solo che questo si è urtato fin dall'inizio con la volontà dei coloni, cioè di quegli spagnoli che avevano deciso di trasferirsi in America e di fare una vita agiata sfruttando le conquiste coloniali. In questo, in fondo, il mondo spagnolo del Cinquecento non ha inventato tipologicamente nulla. Infatti, per esempio, le repubbliche marinare che avevano le colonie oltremare facevano la stessa cosa, solo che lo facevano in piccolo.

Applicando delle categorie ermeneutiche ed antropologiche, la cortina di fumo ideologico alzata sulla scoperta dell'America può quindi diradarsi...

Certamente, solo così riusciamo a capire che il regno Spagna, ed in parte quello del Portogallo, hanno cercato di gestire una realtà nuova, la realtà di grandi civiltà che non avevano quello che in tutto il Medioevo si credeva fosse indice di civiltà: il contatto con Dio e la Rivelazione. Gli spagnoli uscivano da un mondo in cui il fulcro di tutto era il Dio di Abramo perché anche gli ebrei, anche i musulmani erano compartecipi di questa realtà. Cosa c'era fuori? È dall'antichità che si sa dell'India, dal tempo di Marco Polo si sa della cultura cinese ma in fondo queste culture sono paganesimi poco chiari agli occhi dell'Europa occidentale. Sono realtà lontane, quasi mostruose. Con la scoperta dell'America ci si trova di fronte ad una dimensione totalmente altra, ad uomini che naturalmente sembrano buoni, ma non hanno nessun rapporto con una realtà rivelata. Vedono la vita, la morte, la natura, la famiglia, la sessualità in un modo completamente diverso. Tutto questo porta a reagire in modo tradizionale: si mandano dei soldati, dei missionari, dei coloni e si cerca di tenere il più possibile stretti contatti di questi con la madre patria, che non è soltanto, si badi bene, uno stato, ma anche una religione.

Ci sono delle differenze tra il colonialismo spagnolo e quello inglese ed olandese sul Nuovo mondo?

La differenza fondamentale tra la Spagna e il resto del mondo che ha fatto la realtà coloniale sta nel fatto che il regno spagnolo resta un regno cattolico, in cui conta il rapporto filiale tra il re e i sudditi. Nel resto dell'Europa è successa invece un'altra cosa: la Riforma. Così il mondo iberico, restando cattolico, rimane integrazionista verso gli uomini del Nuovo mondo, mentre le potenze riformate, abbandonando il principio della responsabilità verso i sudditi vecchi e nuovi, permettevano ai loro coloni di fare quello che volevano degli indios, imponendo solo delle rendite di tipo economico: l'appalto totale!

Quindi, come ha osservato Max Weber, l'etica protestante realizza lo spirito del capitalismo?

Sì, certo. Basta esaminare il conflitto tra due modelli differenti: quello spagnolo e cattolico che non riconosce un primato all'economia ed il modello inglese-olandese riformato che invece lo riconosce. Per esso, infatti, l'economia è la cartina di tornasole per stabilire se, fino a che punto e in che misura si ha successo. E se si ha successo, questo vuol dire che si è in grazia di Dio. Quindi che si è degli eletti. Ed allora chi rifiuta il Vangelo, chi resta attaccato alle sue tradizioni, e le sue tradizioni gli impediscono di crescere, di vivere materialmente meglio, è un nemico di Dio. È un non toccato dalla grazia. E questo è il meccanismo con il quale, per esempio, i quaccheri hanno distrutto le tribù indiane nel nord America. La differenza tra i due modi di colonizzazione si desume anche dagli esiti. Esiste oggi un mondo in America latina che è profondamente meticciato. Questa civiltà meticcia è il risultato di una fusione fisiologica ma anche culturale. Invece i coloni del nord non si sono mai fusi con gli indiani. Hanno respinto questi ultimi verso ovest, poi li hanno massacrati. Quello che resta è questa vergogna civica che sono le riserve. Mi chiedo, allora, come una cultura del genere possa poi scandalizzarsi tanto per il nazismo e il comunismo. Certo se l'unico principio è quello delle libertà individuali, allora non c'è da indignarsi. Però procedendo con una logica di molta minore libertà individuale ma di molta maggiore responsabilità comunitaria, la monarchia spagnola non avrebbe mai accettato di veder ridotti i propri sudditi a un livello di prostrazione come quello degli indiani e dei neri d'America, senza intervenire dirigisticamente dall'alto.

Come faceva la tanto bistrattata Isabella di Castiglia?

Infatti, Isabella non ha favorito la rovina e il massacro degli indios. Anzi, nel suo testamento afferma che anche gli indios, in quanto uomini, hanno diritto alla libertà e alla proprietà che sono diritti naturali che non si possono togliere a nessuno. Affermare che Isabella è responsabile dei massacri degli indios vuol dire inoltre ignorare grossolanamente i parametri cronologici, poiché Isabella è morta nel 1504 e i massacri non erano ancora iniziati...

Che ruolo ha avuto la famigerata leggenda nera nella demonizzazione della Spagna e dei cattolici?

La leggenda nera nasce dalla propaganda inglese ed olandese, che durante le guerre della seconda metà del Cinquecento si sforza di presentare la Spagna come luogo del liberticidio, dell'oppressione religiosa e della repressione sessuale, e la monarchia spagnola come basata sulla superstizione per eccellenza cioè quella papista. Questa leggenda è ripresa dal movimento illuminista francese che è debitore della rivoluzione cultural-scientifica inglese della metà del Seicento e anche della propaganda di Cromwell. Infatti l'illuminiamo ha ripreso per le sue polemiche contro il cattolicesimo una serie di luoghi comuni della propaganda cromwelliana, senza chiedersi da dove venissero. Il cristianesimo cromwelliano era di gran lunga più lugubre di quello cattolico. Cromwell è stato un grande massacratore di comunità cattoliche irlandesi e scozzesi, anche se ciò è ignorato dai cattolici. Le stesse rivolte creole contro gli spagnoli fra il Settecento e l'ottocento sono state appoggiate da francesi e inglesi, i quali però non hanno riferito che la ragione di tale rivolta era che la monarchia spagnola continuava una gestione di tipo dirigistico delle colonie, il che impediva lo sfruttamento schiavistico degli indigeni. E lo schiavismo, mantenendo bassi i prezzi di produzione, costituiva uno degli elementi portanti del liberalismo. Ecco perché lo schiavismo si deve considerare un portato del protestantesimo e del liberalismo e la guerra di liberazione dalla Spagna dell'America latina, appoggiata dall'Inghilterra e poi dagli Stati Uniti, era volta ad affidare l'America latina al libero gioco di domanda, offerta, produzione, consumo.

Ma la storia, si sa, la scrivono i vincitori…


Intervista tratta da Il Sabato, num. del Meeting 1992, pp. 5/12.

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