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Gentile? Non era razzista

Un no al razzismo: ecco i documenti

Lettere di G. Gentile all'amico ebreo Kristeller, minacciato di espulsione dalla Normale di Pisa

Gentile al vicedirettore della Normale di Pisa Roma, 21 agosto 1938

Carissimo,

la marea cresce al punto che, secondo quel che mi vien detto, non permetterebbe più neanche la circolazione dei libri di autori ebraici (...). Ho pensato per tanto che conviene affrettare per tutte le ragioni un colloquio col Duce. E ho scritto al Sebastiani per avere un'udienza sulla fine del mese. Bisogna pur sapere presto se potremo conservare questo Kristeller. Inoltre: potremo noi ammettere quest'anno alunni ebrei alla scuola! (...). Sono molto preoccupato per questa faccenda Bisognerà pur difendere la verità.

Gentile al vicedirettore della Normale di Pisa Roma, 29 agosto 1938

Carissimo,

l'Idea fascista" di Pisa (mi dice Bottai) denunciando gli elementi ebraici dell'università menziona il nostro Kristeller. Hai modo di vedere questo giornale? Per intanto Kristeller non si tocca. Ho parlato anche con Mussolini, col quale ho avuto un importante colloquio di cui ti dirò.

Kristeller a Gentile New York, 28 febbraio 1940

Eccellenza,

mi dispiace di dover disturbarla di nuovo nella faccenda dei miei genitori (...). Le ragioni della mia insistenza sono queste: si legge di nuovo sui giornali che il governo tedesco abbia l'intenzione di deportare tutti gli ebrei presto in Polonia. Quindi sono preoccupato di sapere i miei fuori della Germania. Quanto all'Italia, vengo a sapere che il permesso di soggiorno in casi come il nostro adesso viene dato soltanto per eccezione. Ma il fatto che ella se ne interessa e che pure il console italiano qui a New York ha promesso di interessarsene, mi fa sperare che la mia domanda sarà accolta.

Cantimori a Gentile Pisa, 15 febbraio 1942

Eccellenza,

spedisco in questo momento i documenti per la conferma della libera docenza in Storia della Chiesa all'Università di Roma. E penso ai tre anni di incarico che vi ho esercitato, sotto la sua guida e sua benevola attenzione; anche la gentilezza e benevolenza dimostratami specialmente dai professori Cardinali e Pettazzoni in fondo la debbo a lei. Penso anche come lei si è occupato non solo di farmi avere l'incarico, ma anche di aiutarmi facendolo compensare. E penso ancora quanto quell'insegnamento mi ha giovato, facendomi riprendere il contatto con la scuola, e avviandomi a entrare nell'insegnamento universitario. L'ho ringraziata tante volte, eccellenza, per tutto questo; ma nello spedire la lettera alla Università per la conferma della libera docenza, sento il bisogno di dirle di nuovo che anche se quegli anni mi sembrano ormai lontani, la mia gratitudine per lei è sempre viva e sempre forte.

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