un ritratto di Cartesio

Il mondo e l'uomo

il meccanicismo e il dualismo

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il mondo

Luca Giordano, l'officina di Vulcano (part):
il mondo, privo di forme, diviene pura materia indefinitamente plasmabile dal progetto umano

Si apre così la strada per raggiungere un terzo ambito di certezze, relativo al mondo corporeo. Al riguardo il percorso cartesiano ne considera dapprima la esistenza, per determinarne poi l'essenza.

sua esistenza

Essa non è, come abbiamo visto, immediatamente evidente (infatti la prima, e in fin dei conti unica, evidenza è l'esistenza dell'io pensante). Dunque va dimostrata. Cartesio lo fa in tre momenti, argomentandone la

  • possibilità = che gli viene dal suo essere pensabile, cioè non-contraddittorio, in quanto il mondo corporeo è rappresentato da idee chiare e distinte;
  • probabilità = che gli viene dal suo essere immaginabile; l'immaginazione è infatti qualcosa di altro dal pensiero (ad esempio, dice Cartesio, il chiliogono lo posso pensare, ma non immaginare) ed essa è nella mia anima, ma si riferisce a un dato non spirituale, è perciò probabile che ne dipenda, e che perciò il corporeo esista;
  • realtà = che gli viene dal suo essere sentito da quei sensi che, a questo punto sappiamo esserci stati dati da Dio, che non può essere ingannatore, e dunque non può farci credere reale ciò che ci appare come evidente; ed è evidente che i nostri sensi sono passivi davanti al dato sentito, come se questo non fosse loro creazione, ma qualcosa di altro, di oggettivo, di reale:

«non è in nostro potere far sì che abbiamo una sensazione piuttosto che un'altra”, ma “se Dio presentasse alla nostra anima immediatamente egli stesso l'idea di questa materia estesa (...) noi non potremmo trovare alcuna ragione che ci impedisse di credere che egli si diverta ad ingannarci»

sua essenza

il meccanicismo

Possiamo attribuire al mondo corporeo solo caratteristiche di cui abbiamo idee chiare e distinte. Dunque esso è pura res extensa, materia estesa (“in lunghezza, larghezza e profondità”) in moto locale; invece dobbiamo escludere le qualità, che non sarebbero chiaramente e distintamente intelligibili.

è Dio stesso che, nella sua immutabilità ha creato il mondo dotandolo di una certa quantità di materia e di moto; materia e moto pertanto si conservano immutabili, non possono né diminuire né aumentare. Secondo Cartesio Dio, dopo l'atto della creazione, non interviene ulteriormente sul mondo che ha creato, ma lascia che esso proceda secondo le leggi immutabili della meccanica, il che è ciò che Pascal gli avrebbe rimproverato (limitare l'azione di Dio a un colpettino iniziale).

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Cartesio negava la gravitazione

Cartesio distingue due concetti relativi al mondo, sostanza e attributi. La sostanza è res quae ita existit, ut nulla alia re indigeat ad existendum. Perciò, in senso proprio, solo Dio è sostanza, ma in qualche modo lo sono anche lo spirito creato e i corpi, che esistono comunque solo per concorso di Dio. Attributo è invece ciò che ci permette di riconoscere la sostanza: ne è il costitutivo; per lo spirito è il pensiero, per la materia l'estensione.

Cartesio scienziato?

Come spiega Paolo Musso, Cartesio non ha fornito nessun apporto positivo alla fisica. È stato invece un valente matematico:

«Cartesio infatti fraintese e rifiutò esplicitamente tutte le novità del metodo galileiano, costruì una fisica completamente a priori che si rivelò clamorosamente sbagliata e anzi addirittura contraddittoria, non scoprì affatto né il principio di inerzia (che c’era già in Galileo) né quello di azione e reazione (che verrà stabilito da Newton) e, più in generale, non diede mai nessun contributo diretto alla scienza naturale, anche se ne diede di fondamentali (ma solo indiretti) grazie alle sue scoperte matematiche.» (La scienza e l'idea di ragione, p. 208)

Lo spazio si identifica col corpo esteso: non esiste spazio vuoto, né rarefazione/condensazione di materia, né atomi, ma una materia indefinitamente divisibile ed indefinitamente estesa (lo spazio è infinito).

Cartesio poi nega l'esistenza di forze che agiscano a distanza, come quelle magnetiche, elettriche, gravitazionali e simili: il mondo è una macchina e tutto vi si svolge meccanicamente, per urto tra una parte e un'altra, conservando come si diceva inalterata la quantità totale del moto. Egli dunque è in contrasto con la che sarebbe stata formulata nei Philosophiae Naturalis Principia Mathematica, nel 1687, e trova piuttosto qualche aggancio nella diffidenza che Galileo stesso aveva nei confronti del concetto di forza (basti pensare alla sua spiegazione, puramente meccanica delle maree, per il rifiuto dell'idea di una azione a distanza della Luna sui mari terrestri, definita come magica e superstiziosa), visto come troppo legato al finalismo aristotelico e all'astrologia.

I fenomeni che Newton spiegava con la gravitazione universale sono da Cartesio spiegati con i vortici, movimenti vorticosi che si produrrebbero nella materia sottile attorno alla Terra, spiegando la caduta dei gravi come spinta operata dal vortice stesso, e attorno ai pianeti e al Sole, spiegando, in termini puramente meccanici, il moto di rivoluzione planetaria.

Anche la vita viene spiegata da Cartesio in termini meccanicistici: ogni vivente non è altro che una macchina, che funziona in virtù dei due principi di inerzia e conservazione della quantità di moto. Una conferma a tale sua teoria Cartesio la vide nella recente scoperta della esposta nella Exercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus, del 1628.

l'uomo

Ne consegue anche che, dato che esistono corpi in generale, io pure ho un corpo: la mia res cogitans è unita a una res extensa. In proposito si porrà però il problema di come spiegare il rapporto tra due livelli tanti diversi, come una pura materia e un puro spirito. Si è paragonato tale concezione antropologia cartesiana a "un angelo (la res cogitans) che guida una macchina (la res extensa)". Il corpo umano è infatti una macchina, interpretabile in termini esclusivamente meccanicistici.

Secondo Cartesio l'unità tra i due livelli, la possibilità per l'anima di ricevere informazioni dal corpo e di dargli ordini, sarebbe garantita dalla ghiandola pineale (l'epifisi), punto di incontro e di scambio tra anima e corpo.

📂 In questa sezioneIn this section

  • Il punto di partenza, non la realtà oggettiva, ma il soggetto: Cartesio pensa che la nostra conoscenza non sia originariamente aparta alla oggettività e deve quindi fissare “all'interno” del soggetto, per così dire, dei criteri con cui inoltrarsi nella oggettività “esterna”
  • Il metodo, la pretesa di totale chiarezza: Cartesio pretende che la filosofia goda della stessa chairezza di cui gode il sapere matematico: non accetta per vero niente che non sia “chiaro e distinto”
  • Il dubbio metodico, o l'inattendibilità di (quasi) tutto: per Cartesio il mondo quale ci viene fatto conoscere dai sensi non può essere ritenuto immediatamente vero, come non lo possono essere le verità colte dalla ragione, tra cui le stesse verità matematiche: su tutto si stende un dubbio “iperbolico”
  • Il cogito, l'unica certezza: l'io: dopo aver dubitato di tutto, cartesio giunge a una prima certezza: almeno io, che dubito di tutto, esisto in quanto pensante. Cogito, ergo sum
  • Dio, in Cartesio, una concezione razionalistica: Pascal non aveva tutti i torti a segnalare come in Cartesio la funzione di Dio sia essenzialmente strumentale: “gli serve per”, “se ne serve”
  • L'errore, responsabilità dell'uomo: Cartesio spiega come l'esistenza dell'errore non sia obiezione alla esistenza di Dio: alla sua veracità e alla sua onnipotenza
  • Il mondo e l'uomo, il meccanicismo e il dualismo: il mondo è ridotto a puro meccanismo, privo di forme sostanziali, e l'uomo è diviso in due sfere tra loro divise: l'anima e il corpo, concepito come macchina
  • la morale provvisoria, uno sbrigativo volontarismo: Cartesio non elaborò mai una morale completa, per diversi motivi. La sua morale è detta perciò provvisoria e risente di un volontarismo, in fondo scettico sulla possibilità di riconoscere il bene