un ritratto di Cartesio

Il punto di partenza

non la realtà oggettiva, ma il soggetto

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Il punto di partenza

una diffidenza verso l'alterità

1. L'edificio del sapere tradizionale è pericolante, insicure sono le sue basi: bisogna fondare il sapere su nuove basi, certe e indubitabili;

Come si può vedere sotto, uno dei principali problemi interpretativi riguardo a Cartesio è di sapere se egli, trovandosi già una situazione di distruzione della cultura tradizionale legata alla fede cristiana, cerchi il modo di rifondarla su basi più certe ovvero se a tale distruzione ponga mano lui stesso.

astronomo, di Vermeer
l'umanità moderna vuole possedere il mondo

2. Per far ciò occorre anzitutto fissare un metodo (un criterio a-priori che consenta di andare agli oggetti, alla realtà, “armati” di un filtro con cui vagliare tutto). E' degno di nota che Cartesio anteponga il metodo, come nessun altro filosofo prima di lui aveva fatto: è significativo di un nuovo atteggiamento mentale, per cui il soggetto pone in qualche modo delle condizioni all'oggetto, intima all'oggettività di sottostare alle sue condizioni. In altri termini, è come se per Cartesio il soggetto umano non fosse originariamente spalancato alla realtà, di cui prima di tutto prendere atto come di un dato inesorabile, ma fosse, per così dire, a contatto con sé stesso e pretendesse di dettar legge alla realtà, accettandone solo ciò che obbedisce alle regole da lui fissate, ciò che riesce a passare attraverso il filtro da lui posto.

3. Da notare anche come il fatto di anteporre il metodo significa mettere in secondo piano non solo, in generale, l'oggettività del reale (extramentale), ma anche la tradizione e l'idea di maestro: Cartesio non si fida di altri, di ciò che gli viene tramandato, vuole edificare un edificio del sapere che utilizzi solo del materiale tratto dalla "sua mente", vuole tutto ex mentis thesauro depromere. In ciò si può vedere ben più che il rifiuto di inserirsi acriticamente in una Scuola: si può vedere un misconoscimento illusorio del debito che ogni essere umano ha nei confronti degli altri, a partire dagli altri che lo hanno preceduto, e la pretesa, presuntuosa, di una autosufficiente monologicità.

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  • Il punto di partenza, non la realtà oggettiva, ma il soggetto: Cartesio pensa che la nostra conoscenza non sia originariamente aparta alla oggettività e deve quindi fissare “all'interno” del soggetto, per così dire, dei criteri con cui inoltrarsi nella oggettività “esterna”
  • Il metodo, la pretesa di totale chiarezza: Cartesio pretende che la filosofia goda della stessa chairezza di cui gode il sapere matematico: non accetta per vero niente che non sia “chiaro e distinto”
  • Il dubbio metodico, o l'inattendibilità di (quasi) tutto: per Cartesio il mondo quale ci viene fatto conoscere dai sensi non può essere ritenuto immediatamente vero, come non lo possono essere le verità colte dalla ragione, tra cui le stesse verità matematiche: su tutto si stende un dubbio “iperbolico”
  • Il cogito, l'unica certezza: l'io: dopo aver dubitato di tutto, cartesio giunge a una prima certezza: almeno io, che dubito di tutto, esisto in quanto pensante. Cogito, ergo sum
  • Dio, in Cartesio, una concezione razionalistica: Pascal non aveva tutti i torti a segnalare come in Cartesio la funzione di Dio sia essenzialmente strumentale: “gli serve per”, “se ne serve”
  • L'errore, responsabilità dell'uomo: Cartesio spiega come l'esistenza dell'errore non sia obiezione alla esistenza di Dio: alla sua veracità e alla sua onnipotenza
  • Il mondo e l'uomo, il meccanicismo e il dualismo: il mondo è ridotto a puro meccanismo, privo di forme sostanziali, e l'uomo è diviso in due sfere tra loro divise: l'anima e il corpo, concepito come macchina
  • la morale provvisoria, uno sbrigativo volontarismo: Cartesio non elaborò mai una morale completa, per diversi motivi. La sua morale è detta perciò provvisoria e risente di un volontarismo, in fondo scettico sulla possibilità di riconoscere il bene