misoginia cristiana?

Cristianesimo misogino?

un esempio di faziosa falsità

Citiamo da un sito curato da una scuola superiore italiana (alla faccia della neutralità di certa scuola statale!), e dedicato al tema "caccia alle streghe".

In realtà il cristianesimo vede la donna come un “animale imperfetto”, poiché la creazione della prima donna è stata fatta con una costola curva e ritorta, opposta all’uomo, ma anche come un essere inferiore all’uomo, in quanto cedette alle tentazioni del serpente dimostrando poca fede e tanta dubitazione nelle parole di Dio.

Occorre procedere ad un errata corrige:

  • è falso dire che per il Cristianesimo la donna sia un "animale": essa ha la stessa dignità ontologica dell'uomo, avendo un'anima, spirituale e immortale esattamente come l'ha l'uomo.
  • è vero che la creazione della donna dalla costola dell'uomo esprime una certa qual inferiorità della donna: quanto alla sua funzione però, non quanto alla sua dignità;
    • parentesi: dove mai è detto che la costola sia "curva e ritorta"? Forse è curvo e contorto di pensiero di chi ha suggerito un tale falso...
      Leggiamo infatti il testo autentico del Genesi, cap. 1
    • [21]Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. [22]Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo. [23]Allora l'uomo disse: "Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall'uomo è stata tolta". [24]Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.
    • Inoltre: che cosa vuol dire che la costola di Adamo era opposta ad Adamo? Se gli apparteneva, come faceva ad essergli opposta? E' vero piuttosto che l'essere carne della carne di Adamo istituisce un senso di legame, di comunanza, di vicinanza: lo prova il fatto che è istituita una connessione tra tale fattore e il fatto che l'uomo abbandoni sua madre e suo padre per unirsi alla donna (come a "qualcosa" di avente pari dignità e di avente maggior valore di padre e madre).
    • Ancora: ci sono due racconti della creazione dell'uomo e della donna: solo nel secondo la donna è tratta da una costola di Adamo; nel primo ("Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò", Gen, 1, 27) non si fa cenno alcuno a una successione gerarchizzante
    • Infine: il racconto del Genesi è comune all'Ebraismo. Stendiamo poi un pietoso velo sull'idea del valore della donna per l'Islam. Però quella pagina se la prende solo col Cristianesimo: perché? L'Antico Testamento l'ha forse scritto Gesù? Ignorano i professori di storia di quella scuola che esisteva un libro chiamato Genesi, scritto un bel po' prima della nascita di Cristo?
  • quanto al peccato originale, anche lì si nota una impressionante approssimazione, forse indizio di una chiara faziosità: come si può ignorare la simmetria, che tantissimi autori cristiani hanno proclamato e che la liturgia solennemente afferma, tra Eva e la Madre di Gesù?
    Se una donna ha introdotto nella storia il male e l'infelicità, un'altra Donna ha più che abbondantemente riparato l'errore di Eva, rendendo possibile l'incarnazione del Figlio di Dio.

in positivo

Nessun fattore spirituale nella storia dell'umanità ha tanto valorizzato la donna quanto il Cristianesimo. Un nome solo basterebbe a dimostrarlo, quello di Maria Santissima.

Ma prima vogliamo ricordare la testimonianza, stupita, di un viaggiatore mussulmano a Vienna:

Scrisse un viaggiatore musulmano turco nel 1665, di passaggio a Vienna. "Vidi uno spettacolo straordinario. Ogni volta che l'imperatore incontra una donna per strada, se è a cavallo fa fermare il cavallo e la lascia passare. Se l'imperatore è a piedi e incontra una donna, assume una posa di riguardo. E' veramente uno spettacolo straordinario. In questo paese e in generale nelle terre dei miscredenti le donne hanno l'ultima parola. Sono onorate e rispettate per amore della Madre Maria." (da "Tempi")

la venerazione per la Madre di Dio

Il nome di Maria, venerata come Madre di Dio. Lei, una Donna, è ritenuta dal Cristianesimo superiore a qualsiasi altra creatura: superiore a tutti gli uomini, e superiore anche a tutti gli angeli. Non, ovviamente, superiore all'Uomo-Dio, Gesù. Che però nei racconti evangelici in qualche modo è presentato almeno una volta come "costretto" a cederLe: alle nozze di Cana, la Madre forza Gesù a compiere il (primo) miracolo.

Per questo Dante ha potuto cantare:

Donna se' tanto grande e tanto vali
che qual vuol grazia e a Te non ricorre
sua disianza vuol volar sanz'ali. (Par, 33)

E la venerazione per una Donna non può essere senza riverbero per la stima verso le donne in generale.

l'atteggiamento di Gesù verso le donne

Chi conosce i racconti evangelici sa come Gesù abbia spesso usato verso le donne dei comportamenti di stima e di valorizzazione, che sfidavano le usanze (diciamo così maschiliste) della cultura ebraica del tempo. Gesù non esita a salvare l'adultera, ormai prossima alla lapidazione: una sfida alla mentalità ipocrita e, potremmo anche dire, maschilista del giudaismo del suo tempo. Gesù non esita ad accogliere tra il suo seguito una donna, e per di più di dubbia reputazione, Maria Maddalena. Si mostra amico di donne, come le sorelle di Lazzaro, e ne difende in più occasioni la dignità e l'eguale diritto ad esprimersi (come quando rimprovera Giuda che pretendeva di rimproverare la Maddalena, la vigilia della Sua Passione).
Ancora: è a una donna la prima a cui Gesù si rivela dopo la Risurrezione. Ed è a una Donna, Maria, Sua Madre, che egli affida la custodia della nascente Chiesa. Lei veglierà in preghiera con gli Apostoli, confortandoli, dopo la Ascensione di Cristo e prima della Pentecoste (At, 1, 14).

Tra l'altro ciò che Gesù stabilisce circa il divorzio (negandone sostanzialmente la legittimità) può essere visto come una garanzia di miglioramento della condizione femminile, prima alla mercé di un insindacabile arbitrio maschile, che poteva facilmente ripudiare la moglie (mentre non poteva accadere il contrario).

conferme storiche

Basta vedere quanto peso ebbero le donne nel Medioevo. Un peso senza dubbio maggiore che nelle civiltà pagane (o in quella mussulmana).

Quante donne celebri si possono ricordare nella storia mussulmana?

Ma quante anche nella storia romana? Provate a fare questo test: qual è il primo nome di donna (antico-) romana celebre che viene in mente?

Si dirà che anche per il Medioevo non vengono in mente molti nomi. Questo è dovuto al fatto che verso tale epoca vige una ingiusta censura (consacrata dalla riforma dei programmi scolastici di storia voluta da Berlinguer). Ma lasciate che citi da un sito femminista, sicuramente non sospettabile di "filocristianesimo": vi si ricordano più donne celebri nel Medioevo che in tutte le altre epoche messe insieme ('900 escluso).

Citiamo, selezionando dal lungo elenco, Perpetua e di Felicita, Matilda, regina di Inghilterra, Ildegarda da Bingen, Eloisa. Ma potremmo anche citare S.Scolastica, S.Chiara che ebbero un ruolo attivo e importante rispettivamente su S.Benedetto e S.Francesco, due tra i più grandi santi del Medioevo. Spesso accadeva che ci fossero madri badesse con grandi poteri, anche su monasteri maschili. Potremmo citare S.Teresa d'Avila, S.Angela Merici, due grandi fondatrici di ordini religiosi, e tante altre donne, che hanno realizzato cose grandi all'interno del mondo cristiano.

Del resto, chi guida Dante al vertice della sua peregrinazione nell'al-di-là? Forse un uomo? No, Virgilio deve arrestarsi alle soglie della sommità del monte del Purgatorio. E' una donna, non un uomo, è Beatrice, che guida Dante nel Paradiso. Ed è per intercessione e interessamento di tre donne che viene concesso a Dante di poter intraprendere quel viaggio, narrato nella Divina Commedia, che gli consentirà di ravvedersi.

una possibile obiezione

Si potrebbe obbiettare che è vero che nel Cristianesimo le donne hanno avuto un ruolo che non avevano nella società pagana; sempre, però in una funzione di obbedienza e di santità. Le donne cristiane insomma sono importanti solo perché sarebbero state sante.

A questo rispondiamo che la vocazione alla santità è esattamente la stessa a cui è chiamato l'uomo. E che la santità non è fuga dalla realtà, ma piena assunzione di responsabilità, piena immersione nel reale.

e il Malleus maleficarum?

Confesso di non averlo letto interamente (d'altronde ho il sospetto di essere in ottima compagnia). Nei passi che ho letto si tratta senza dubbio di un'opera di infimo valore, infarcita di sciocchezze e di pregiudizi indifendibili.

Bisogna chiedersi però quale sia stato il peso di tale opera, edita nel 1486 per mano di due domenicani tedeschi, e quale ne sia stata la stima da parte dell'autorità ecclesiastica. Poteva in effetti l'autorità della Chiesa accettare delle tesi che stridevano con punti essenziali dell'annuncio cristiano? La risposta è negativa.

Come intendere allora quelle frasi del Malleus che sembrano affermare una inferiorità della donna e una sua predisposizione al male?

Credo che si possa e debba intendere così: non la donna è propensa al male, ma quando una donna è dedita al male, lo è con una radicalità che all'uomo non riesce (o almeno, statisticamente, riesce molto più difficilmente). In altri termini: mentre l'uomo più difficilmente è buono-fino-in-fondo o cattivo-fino-in-fondo, è più tipico della donna avere atteggiamenti più radicali: o decisamente radicali nel bene, o decisamente radicali nel male; così, più dell'uomo, la donna buona è capace di compassione, di generosità, di tenerezza, insomma di bene; e specularmente, una donna che si decida per il male, riesce a giungere ad abissi di radicalità che, mediamente, un uomo non raggiunge.

Questa, che è una riflessione condivisibile anche in una prospettiva puramente laica (ad esempio psicologica), è l'unica spiegazione che può rendere meno assurde certe affermazioni del Malleus, di cui, peraltro, lo ribadiamo, non possiamo che riconoscere una complessiva inaccettabilità e deprecabilità.

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