la societa' nell'alto medioevo

Il Medioevo, come è noto, è una civiltà permeata di Cristianesimo; questo ha portato con sé una forte spinta egualitaria, senza però escludere una componente gerarchica. Il tipo di gerarchia sociale ammissibile in una concezione fondamentalmente egualitaria come quella cristiana, è una gerarchia di funzioni, non di dignità: tutti gli esseri umani infatti hanno la stessa dignità, pur avendo diverse funzioni, dentro una grande armonia complessiva.

La società altomedioevale è in questo senso una società gerarchizzata, “piramidale”. La analizziamo partendo dal gradino più basso, la servitù.

la servitù medioevale

Nel medioevo si può parlare di servi, non di schiavi, come in età antica. Il diverso nome denota una differenza di sostanza: in età precristiana il padrone aveva un potere assoluto sullo schiavo, un potere che arrivava a disporne della (benche non mancassero, nella Roma antica, delle voci discordi sul diritto del padrone di uccidere arbitrariamente un proprio schiavo).

Ora invece il servo ha dei precisi diritti, può essere proprietario anche di beni immobili, comprare e vendere, e il signore non ha su di lui un potere assoluto, ma prerogative ben delimitate.

In ciò si può vedere l'influsso umanizzatore del Cristianesimo. La condizione servile è talmente poco insopportabile, che agli inizi dell'alto medioevo troviamo moltissimi casi in cui un uomo libero decide, liberamente, di rendersi servo. Certo, ciò avviene sotto la spinta di condizionamenti come la povertà, l'insicurezza, la precarietà, ma ci testimonia una larga tollerabilità dello stato servile.

Quali sono i limiti della condizione di servo?

limiti giuridici

Sono diversi: un servo

oneri economici

Un servo deve pagare speciali tributi al signore:

In natura poi deve al signore una certa percentuale di quanto raccoglie nella sua proprietà (in genere tale canone non è particolarmente gravoso).

Inoltre egli deve delle prestazioni lavorative, in genere 3 giornata alla settimana, nella pars dominica, cioè nella proprietà del signore

evoluzione

Va notato che tutti questi limiti, man mano che ci si inoltrava verso il basso medioevo, andarono attenuandosi, vuoi per l'opera umanizzatrice della Chiesa, vuoi per il progresso delle tecniche, che rendeva meno necessaria la manodopera servile.

la Chiesa e la servitù

in teoria

Mentre per il Corano ci devono essere degli schiavi, in quanto ciò è naturale e voluto da Allah, per il Nuovo Testamento ci possono essere dei servi, purché siano trattati... come fratelli: lo documenta la lettera a Filemone di S.Paolo.

Rimandando a Filemone il suo schiavo Onesimo, che era fuggito rifugiandosi presso l'Apostolo, questi non gli chiede di affrancarlo, ma di trattarlo come tratterebbe lui stesso, come un fratello carissimo. Dunque in Paolo l'istituto giuridico della schiavitù non è in quanto tale contestato, ma l'uso che un cristiano può farne è tale da modificarne in profondità la natura.

In questo senso non deve stupire se anche vescovi e monasteri avevano dei servi, che pure trattavano da fratelli.

in pratica

Come abbiamo già accennato la Chiesa si adoperò nei fatti per umanizzare l'istituzione della servitù e come abbiamo visto la sua opera fu efficace.

i liberi

Un gradino al di sopra dei servi stanno gli uomini liberi ... non nobili né possidenti. Si trovano diverse forme di possesso della terra, comunitarie e individuali.

le arimannie

è la forma più “compatta” di comunità di villaggio: non solo vi era in essa un possesso comune di terre, ma la comunità era organizzata per autodifendersi militarmente (qualcosa di analogo lo si può trovare nei kibbutz israeliani).

le comunità di villaggio

Anche quando non prendeva la forma di arimannia una comunità di villaggio era caratterizzata da forte solidarietà, con un possesso comune di una parte delle terre e con l'autogestione dei servizi pubblici.

Le comunità di villaggio opposero una resistenza all'estendersi del latifondo, delle signorie fondiarie e all'accentramento del diritto regio.

gli allodi

Le terre allodiali infine erano piccole proprietà in pieno possesso di singoli individui.

signorie e feudi

Al vertice della scala sociale stavano queste due forme di possesso della terra, la signoria con un pieno possesso privato, il feudo con un possesso in beneficio. La prima nasce come entità economica ma col tempo acquista anche valenza giuridico-politiche, il secondo nasce come entità politica, ma finisce con l'assumere una valenza anche economica: la differenza quindi tendeva col tempo a sfumare.

le signorie rurali

Si tratta di una evoluzione del latifondo, in molti casi di origine romana (le villae), e nel tempo si passa

i feudi

Qui, come abbiano detto il percorso è inverso a quello della signoria: a) si parte da un rapporto personale di fiducia, tra il Re e alti dignitari, soprattutto distintisi per meriti militari, b) a cui viene ad aggiungersi la concessione di un potere politico, su una certa porzione di territorio, c) che infine diventa, di fatto anche se non formalmente, possesso economico del vassallo. omaggio feudale

Il rapporto feudale ha due elementi fondamentali:

una bilateralità di rapporto

Da notare che nel feudalesimo europeo la fedeltà è bilaterale, reciproca, mentre in quello giapponese è solo l'inferiore ad avere degli obblighi.

In questa bilateralità è possibile vedere da un lato un influsso umanizzatore del Cristianesimo, dall'altro un germe di democrazia (così ad esempio M.Bloch e i fratelli Carlyle): il superiore ha dei precisi obblighi, non è un despota assoluto.

angelo con la falce per un giudizio

una società poco egualitaria ...

Non si può negare che la società feudale fosse poco egualitaria, almeno nel senso che intendiamo noi oggi in Occidente (in seguito a una lunga evoluzione che ha avuto una tappa decisiva con la Rivoluzione francese): non tutti avevano gli stessi diritti, la società era decisamente “piramidale”. L'umanità accettava di inserirsi in un “ordine” dove tutto aveva un posto chiaro e già stabilito, e in cui grande fiducia si dava a chi aveva “autorità”, fosse questa religiosa, la Chiesa, o politica, gli aristocratici e i sovrani.

Già nel basso Medioevo peraltro si assiste a un processo di “orizzontalizzazione” di questa piramide (“verticistica”): si pensi all'esperienza di democrazia nel Comuni italiani, o al nuovo assetto organizzativi degli ordini mendicanti, francescani e domenicani, che non avevano più un abate eletto a vita (“semel abbas, sempre abbas”), a cui era dovuta una obbedienza incondizionata, ma un “priore” (o “guardiano”), eletto per un periodo limitato e con cui il rapporto era più fraterno che filiale.

come è in parte inevitabile ...

D'altra parte il fenomeno della fiducia in una autorità “superiore” non è estirpabile dalla vita umana: tutti dobbiamo fidarci di qualcun'altro (del medico, tanto più se specialista, o del commercialista, o dell'avvocato, o del giornalista, o dello scienziato, o di chi volete voi). La fiducia in una autorità (cioè in chi ne sa più di noi) non è quanto tale negativa, perché non omnes omnia possumus, dicevano i latini, non tutti possiamo (fare/sapere) tutto.

... e comunque in buona compagnia

È vero, certo, che uno dovrebbe essere libero di scegliere di chi fidarsi: e questo nel Medioevo, almeno a livello politico era molto meno possibile di quanto non lo sia da quando la democrazia ha cominciato a mettere radici nel nostro mondo. Dico “mettere radici” perché una democrazia davvero compiuta non l'abbiamo ancora vista nella storia: però ci si sta avvicinando, e almeno la si condidera come un ideale con cui confrontarsi.

Ma ancora nel XX secolo quante persone hanno prestato una obbedienza ben più cieca dei medioevali a leader totalitari, come Gitrel o Mussolini, o Stalin, che non la meritavano affatto.