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la rivoluzione francese

angelo con la falce per un giudizio

La Rivoluzione Francese è stata anzitutto ed essenzialmente un tentativo di democratizzazione della vita politica francese (abbattimento dell'assolutismo e partecipazione popolare alla gestione del potere), e parallelamente un avvicendamento, brusco, di alcune classi sociali (la borghesia) ad altre (la nobiltà e il clero).

un tragico malinteso

La Rivoluzione Francese è stata tuttavia anche, in alcune sue componenti, un primo, tentativo di sostituire il Cristianesimo come riferimento culturale della vita pubblica, con una nuova visione totalizzante della realtà, che poneva al centro una soggettività umana concepita in termini di antropocentrismo e di razionalismo.

Purtroppo, certo, anche per qualche colpa della Chiesa, si è verificata tale tragica incomprensione, per cui alcune componenti rivoluzionarie hanno creduto che fosse possibile attuare libertà ed eguaglianza solo scardinando del tutto la tradizione, anche cristiana, e hanno perciò cercato di elaborare e imporre una nuova concezione della realtà, di tipo totalizzante, attivando al contempo la prima grande ondata persecutoria anticristiana dai tempi di Diocleziano.

un problema etico: era legittimo?

a) è lecita una rivoluzione?

Possiamo ricordare che un grande pensatore come Tommaso d'Aquino non nega, in linea di principio che una rivoluzione possa essere giusta, se

  • a)il regime da rovesciare è effettivamente e gravemente oppressivo
  • b)vi sono ragionevoli probabilità che
    • la rivoluzione riesca
    • e provochi una quantità di morti e di violenze nettamente minore di quanto non avverrebbe lasciando indisturbata la tirannide.

b) era giusta quella rivoluzione?

da un lato

croce vandeana
la Vandea insorse
contro la Rivoluzione
in nome della fede.
  1. tra le teorie politiche che ispirarono la Rivoluzione Francese vi fu anche un illuminismo anticristiano, e un progetto di riplasmazione radicale della società e dell'uomo basato su valori anticristiani di antropocentrismo e di razionalismo.
  2. il blocco sociale che per diversi momenti la egemonizzò fu animato non solo da nobili ideali ma anche da interessi egoistici.
  3. uno dei maggiori limiti della Rivoluzione fu la prersenza in essa di fenomeni violenti, come l'uso massiccio della ghigliottina e di esecuzioni sommarie (la Chiesa stessa vi conobbe la prima PERSECUZIONE dal 313)

d'altro lato

  1. il Cristianesimo non preferisce la monarchia alla repubblica (vi è indifferente: dipende da caso a caso, tant'è che nel Basso Medioevo fioriscono le democrazie comunali);
  2. e infatti l'Ancien Régime non si era certo dimostrato come propizio al Cristianesimo (lo era molto meno del medioevo): si pensi al gallicanesimo di Luigi XIV, col suo tentativo di assoggettare la Chiesa allo stato. L'assolutismo era nato in contrapposizione alla tradizione cristiana, che privilegiava le autonomie regionali e una maggior distribuzione del potere.
  3. Esistevano oggettive ingiustizie sociali (per quanto non economicamente maggiori di quelle esistenti oggi, nelle società capitalistiche. Oggi nel mondo il 20% della popolazione dispone dell'80% della ricchezza; ad esempio in Venezuela il 90% della ricchezza è nelle mani dell'8% della popolazione; si vedano i grafici comparativi);
  4. esisteva una arretratezza di rappresentatività politica (però va detto che la democrazia può funzionare se ve ne sono le condizioni: o in uno stato piccolo, o in presenza di informazione e di istruzione).

equivoci possibili

anche per questo gli slogans della Rivoluzione vanno esaminati con senso critico:

  • la libertà (LIBERTE', espressa nella formula di "poter fare tutto ciò, che non nuoce ad altri", non limitandone la libertà) è un valore in sé positivo, anche se ha corso talora il rischio di essere inteso nel senso di rottura di legami; in un senso cioè anticomunitario e antisolidaristico;
  • l'eguaglianza (EGALITE') è pure un valore in sé assolutamente positivo, e di origina cristiana, ma talora ha corso il rischio di essere inteso come eguaglianza su un piano "naturale" (o meglio naturalistico), col motivo che la vera natura è davvero identica in tutti gli individui: ma questo è un equivoco, dato che sul piano naturale, naturalisticamente inteso, i più forti prevalgono sui deboli e li sopraffanno. Di fatto, in seguito al peccato originale, è solo un principio superiore alla natura, cioè la carità, che consente di vedere gli altri come fratelli, come appartenenti a un medesimo Corpo.
  • la fraternità (FRATERNITE'), è un valore positivo, e di origine cristiana, anche se esso pure ha corso il rischio, specie nel periodo di prevalenza giacobina, di essere affermato come acritico accodamento a una collettività, che azzera la persona, il suo senso critico e la sua coscienza.

cause

la Bastiglia

cause remote

Nel contesto di complessiva deriva antropocentrica della civiltà europea, in particolare di quella occidentale, si era giunti nel '700 a una progressiva affermazione di principi razionalistici, che riducevano sempre più il fattore religioso e i valori gerarchico-comunitari dalla vita pubblica. L'illuminismo fu il movimento culturale che guidò tale processo, e il dispotismo illuminato fu la sua applicazione politica in molti stati europei. La Francia però fu uno dei pochi stati a non conoscere una esperienza di dispotismo illuminato, pur ospitando i fermenti più spinti della cultura illuministica (da Voltaire a Diderot, da Rousseau a D'Holbach, da Montesquieu a D'Alembert).

Si verifica dunque questo paradosso: la Francia è epicentro di un Illuminismo particolarmente vivace, ma il suo regime politico è tra i più distanti da tale cultura. Con categorie storicistiche qualcuno direbbe: la Francia era la più progredita dal punto di vista culturale, e la più arretrata dal punto di vista politico. In realtà questo modo di intendere le cose è semplicistico: non è detto che il nuovo sia sempre necessariamente meglio dell'antico. In effetti il '900 ha smentito come fallace la pretesa storicistica che il nuovo sia automaticamente meglio dell'antico: i regimi totalitari che lo hanno funestato con oltre 100 milioni di morti (tra le due guerre mondiali e i vari lager e gulag) pretendevano appunto di rappresentare “il nuovo”, rompendo i ponti con la tradizione.

In ogni caso il regime politico francese era ormai una anomalia nel contesto europeo, in cui le istanze dell'individualismo borghese trovavano sempre più spazio politico, appunto col dispotismo illuminato. Mancava d'altra parte una cultura che giustificasse i valori gerarchico-comunitari su cui si basava l'Ancien Régime, di cui d'altronde non si possono negare anche i lati effettivamente negativi.

Vanno perciò relativizzate le cause socio-economiche, al cui riguardo non si può dire che vi fosse in Francia una situazione di particolare ingiustizia sociale, con un “popolo” sfruttato al punto tale da non avere altra prospettiva di quella di un rovesciamento violento del regime. E infatti la tesi della rivoluzione, figlia della povertà è da tempo superata (si vedano alcuni dati e grafici in proposito).

cause prossime

Vi era comunque in Francia una situazione di difficoltà economica e finanziaria:

L'economia, pur in crescita sui tempi lunghi, subiva sul breve periodo una situazione di crisi:

  • ci fu un pessimo raccolto nel 1788,
  • con un aumento del prezzo del pane (50% annuo: si verificano tumulti contro il carovita),
  • e una crescita della disoccupazione,

e le finanze statali erano in deficit. Comunemente si vedono le cause di tale deficit

  • il mancato introito per i privilegi di nobilità e clero, che erano sostanzialmente esenti dal pagamento delle imposte,
  • e nelle spese di corte, incluse le ingenti spese che la Francia sostenne per appoggiare la rivoluzione americana.

Di fatto, nel 1788, il bilancio prevedeva entrate per 505 milioni e uscite per 630. Il Re tentò invano di attuare delle riforme, valendosi della collaborazione del Turgot prima, del Necker (nel 1781 e nel 1788), del Calonne e di Loménie de Brienne poi: infatti l'opposizione di influenti settori dei ceti cosiddetti privilegiati bloccò i tentativi dei due ministri.

Anche per questo il Re, al momento della convocazione degli Stati Generali, pensava alla nobiltà e al clero come a delle controparti, piuttosto che come a degli alleati, il che spiega la sua scelta di raddoppiare il numero dei rappresentanti del Terzo Stato.

tappe principali

La Rivoluzione Francese conobbe tre fasi principali:

  1. Una fase iniziale (dall'estate del 1789 all'estate 1792), parzialmente legalitaria, in cui sembrò attuarsi un compromesso tra le istanze di cambiamento e la monarchia. Venne approvata una nuova Costituzione, che prevedeva una monarchia parlamentare e per qualche tempo parve che la situazione potesse stabilizzarsi. Ma le richieste rivoluzionarie non si fermavano mai, e andavano prendendo una piega sempre più corrosivamente anticristiana: a questo punto il Re rompe, sostanzialmente, benché mai formalmente, col processo innovativo, che diviene così esplicitamente rivoluzionario.
  2. Una fase estremistica (dal 10 agosto 1792 al 27 luglio 1794). Il fatto scatenante fu la guerra, ingenuamente voluta dal Re e dai girondini, contro vari stati europei coalizzati per abbattere il nuovo regime: la situazione di emergenza così creatasi legittimò i più palesi sovvertimenti dei diritti umani: gli oppositori (reali o presunti) vengono massacrati in proporzioni inaudite, mentre la Francia precipitava nel caos.
  3. Una fase finale, di (relativa) maggior moderazione (dal 27 luglio 1794 fino al 9 novembre 1799). In effetti la precedente situazione di continua insicurezza per la propria vita, un vero e proprio inferno sulla terra, non poteva a lungo essere sopportata e perciò, non appena la minaccia esterna delle potenze europee coalizzate venne meno, il regime terroristico dei giacobini fu rovesciato e si instaurò un nuovo regime, più moderato ma pur sempre repubblicano e anticristiano, espressione sociale soprattutto degli strati più alti della borghesia francese. Da notare che questa stessa ultima tappa della Rivoluzione, pur più moderata del periodo giacobino, non riuscì a stabilizzare la situazione: per anni, sotto i termidoriani prima e Napoleone poi, la Francia rimase in guerra.

Maggiori dettagli nella pagina sulla cronologia della Rivoluzione.

la rivoluzione e la Chiesa

La Rivoluzione è stata un fenomeno per molti aspetti anticristiano. Da un lato non si può negare che il clero francese nell'Ancien Régime fosse molto legato a un sistema di potere per molti aspetti ingiusto, e avesse un atteggiamento spesso più clericale che cristiano, tuttavia la Rivoluzione usò un trattamento davvero duro con la Chiesa.

  • Non si è infatti limitata a togliere dei privilegi (giuridici) di cui il Clero godeva, ciò che si potrebbe ancora chiamare separazione della Chiesa dallo Stato: anzi ha sottomesso la Chiesa allo Stato, come se essa fosse una sua sezione, un suo apparato, rendendo il clero una categoria di funzionari statali.
  • Non si è limitata a confiscare beni economici del Clero, ciò che, entro certi limiti poteva apparire come condizione di ridistribuzione della ricchezza: anzi la ricchezza confiscata alla Chiesa andò spesso nelle mani della ricca borghesia.
  • Ma ha preteso di ingerirsi della vita interna alla Chiesa, ad esempio sopprimendo alcuni ordini religiosi, e pretendendo un giuramento di fedeltà allo Stato.
  • Ha distrutto Chiese e conventi, molti dei quali, come la Cattedrale di Cluny, erano vere e proprie opere di altissimo interesse artistico, ha profanato con furia reliquie e oggetti sacri ai credenti.
  • Più ancora, ha perseguitato e ucciso in proporzioni massicce, sacerdoti, suore, religiosi e semplici fedeli, che avevano il solo torto di essere cristiani, fedeli alla Chiesa fondata da Cristo.
  • Per maggiori dettagli si può vedere la pagina su la Rivoluzione e la Chiesa.

testi

interpretazioni

si veda la pagina sulle interpretazioni della Rivoluzione

Bibliografia essenziale

AA.VV., Dizionario critico della Rivoluzione Francese, tr. it Bompiani, MI 1988

Jacques Godechot, Le grandi correnti della storiografia della Rivoluzione francese

Pierre Chaunu, La Révolution declassée , 1989

François Furet, L'eredità della Rivoluzione, tr. it. Laterza Bari 1989

testi on-line

in generale

approfondimenti

  • la aristocrazia francese: davvero così diversa dalla borghesia? Un saggio di David Bien, dal Dizionario Critico della Rivoluzione francese.

i documenti ufficiali della Rivoluzione

aspetti negativi della Rivoluzione


Si veda al nostro sito Cara Beltà, la sezione musica, pagina files MIDI, inni nazionali, per la Marsigliese.

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