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la prima guerra mondiale

il contesto e le cause

il contesto culturale

la crisi dell'ottimismo ottocentesco, in particolare positivistico e l'emergere del vitalismo irrazionalistico.

  • Ne è documento la filosofia di Nietzsche, che teorizza un superuomo, non vincolato alla legge morale e animato da volontà di potenza (il che tradotto dal piano individuale a quello delle nazioni comporta una legittimazione di atteggiamenti aggressivi ed imperialistici).
  • Un attacco al razionalismo positivistico venne anche dallo storicismo tedesco, distinguendo scienze dello spirito da quelle della natura, così come dal neoidealismo italiano di Croce e Gentile, che secondo alcuni storici avrebbero non solo messo in crisi il positivismo, ma attribuito all'uomo una specificità creatrice, per cui egli non potrebbe starsene tranquillo in una linearità di progresso graduale.
  • Il razionalismo positivistico viene poi contestato anche dall'intuizionismo di Bergson e dal pragmatismo, per i quali la verità delle scienze esatte viene relativizzata in nome della vita, vero banco di prova della conoscenza.
  • Dall'interno della stessa scienza arriva una certa sua relativizzazione, con Einstein, Planck e altri, che mettono in crisi l'assolutezza di spazio e tempo.
  • Anche relativamente all'uomo entrano in crisi precedenti certezze (positivistiche, ma non solo): Freud, che contesta il ruolo unico e decisivo della ragione cosciente nella guida dell'essere umano, e Weber, che relativizza le conoscenze sociali, attaccando la pretesa oggettivistica del positivismo.
  • La natura strutturalmente violenta e élitaria del potere veniva teorizzata da Gaetano Mosca e Vilfrido Pareto, che gettano pertanto dubbi sulla realtà dell'evoluzione democratica delle società. In direzione analoga si muove anche la riflessione sociologica del tedesco Michels, che vede una inevitabile burocratizzazione negli stessi partiti di massa, per cui a comandare alla fine sono comunque delle oligarchie.

i nazionalismi e uno strisciante razzismo

Si veda nella scheda sulla società di massa.

cause propriamente politiche

Vi erano vari motivi di scontro tra gli stati:

  • il contrasto tra Francia, che rivendicava Alsazia e Lorena e Germania, che considerava definitivamente sue tali regioni;
  • quello tra Austria e Russia per l'egemonia sui Balcani;
  • quello tra Inghilterra e Germania per l'egemonia marittima, tradizionalmente britannica, ma di recente insidiata dalla formazione di una temibile marina militare tedesca.

Si formano così due schieramenti contrapposti: la Triplice Intesa, tra Inghilterra, Francia e Russia (molto diversa quest'ultima dalle prime due per arretratezza economica e politica, ma accomunata dalla comune avversione per la Germania), e la Triplice Alleanza, tra Germania, Austria-Ungheria e Italia.

Tali alleanze erano congegnate in modo tale, che l'ingresso in guerra di una nazione, avrebbe inevitabilmente trascinato in guerra anche gli altri paesi.

caratteristiche: guerra di posizione

trincea

Un po' tutti si aspettavano, dato il contesto sopra accennato, che scoppiasse una guerra, ma pochi prevedevano che si sarebbe trattato di una guerra così lunga e sanguinosa. Gli stati maggiori degli eserciti pensavano all'ennesima guerra di movimento, decisa da poche grandi battaglie. Invece la prima guerra mondiale si trasformò quasi subito, dopo una iniziale fase di sfondamento tedesco in Francia, in una guerra di posizione(detta anche di usura, o di logoramento).

Gli eserciti nemici non si affrontavano in una zona ben delimitata (come a Canne, o a Pavia, o a Wagram, o a Sedan, per citare alcune celebri battaglie), ma lungo un lunghissimo fronte, che si rivelò quanto mai statico.

La caratteristica del fronte era di vedere contrapposte le trincee dei due eserciti in lotta. E le trincee erano praticamente inespugnabili, grazie al filo spinato che le proteggeva, ma soprattutto grazie alle mitragliatrici, con le quali le truppe attaccate potevano falciare in gran numero gli attaccanti, e rendere una vana carneficina quella avrebbe dovuto essere un assalto risolutivo.

la grande strage

Come abbiamo detto, quella che avrebbe dovuto essere una guerra breve (guerra lampo, Blitzkrieg) finì con l'essere una guerra lunga e sanguinosissima: in tutto 8 milioni e mezzo (secondo altri 10 milioni) di morti, 20 milioni di feriti gravi e mutilati. E ciò avvenne

1) per le tecnologie impiegate:

  • i mezzi di trasporto (ferrovie, camion) consentivano di far affluire ingenti masse di soldati; e poi vennero usate:
  • armi chimiche: i gas,
  • la mitragliatrice,
  • i sottomarini (usati soprattutto dai tedeschi, finché le proteste USA, dal maggio del '15, non li indussero a rinunciare alla guerra sottomarina).

Da notare che non ebbero invece largo effetto gli aerei (non ancora abbastanza affidabili), i carri armati (vennero usati in modo massiccio solo nel novembre del '17, dagli inglesi).

e 2) per le colpe dei capi militari

Ad esempio in Italia Luigi Cadorna (peraltro cattolico praticante, e denigrato dalla propaganda massonica, a cui non sarebbe estranea nemmeno la disfatta di Caporetto, che spianò la strada ad Armando Diaz, massone, nuovo capo di stato maggiore, e a Badoglio, lui pure massone), che fece sferrare nel 1915 quattro sanguinosissime (250.000) quanto inutili offensive.

In seguito a ciò si ebbero diffusi fenomeni di ribellione: "scioperi militari" e ammutinamenti, specie nel 1917.

l'Italia e la guerra

In un primo tempo l'Italia, premier Salandra, dichiara la sua neutralità (2 agosto 1914), non essendo l'Austria stata attaccata, ma avendo attaccato, e senza consultare l'Italia.

In Italia si formano allora due schieramenti: i neutralisti e gli interventisti.

i neutralisti

Lo erano

  1. i cattolici, tendenzialmente pacifisti, col Papa Benedetto XV (che bollò la guerra come una inutile strage), oltrettutto la guerra si prospettava contro l'Austria cattolica e a fianco di potenze fortemente laicizzate come Francia e Inghilterra;
  2. quasi tutti i socialisti che vedevano la guerra come un fenomeno imperialistico-borghese, che oltretutto chiedeva il più salato prezzo da pagare ai proletari, carne da cannone;
  3. la parte dei liberali che faceva riferimento a Giolitti, che aveva già avuto esperienza della guerra (in Libia) come fomentatrice di tensioni e destabilizzatrice, e contava sul fatto che l'Austria fosse disposta a cedere buona parte di quanto ci interessava.

gli interventisti

In termini numerici erano in minoranza, ma vi era un diffuso sentimento anti-giolittiano (che vedeva nel sistema giolittiano un che di corrotto e imbelle) e che vedeva (e giustamente) nella guerra l'occasione per sbarazzarsi definitivamente dello statista piemontese.

  1. politici
    • liberali conservatori come A.Salandra, S.Sonnino (ministro degli esteri dal '14), che pensavano alla guerra come occasione di rafforzamento del prestigio della monarchia
    • Mussolini, che in quell'occasione (nov. 1914) lasciò la direzione dell'Avanti!, e venne poi espulso dal PSI, fondando Il popolo d'Italia;
    • alcuni socialisti, come Bissolati, che avversavano gli Imperi Centrali per il loro conservatorismo e irredentisti, come Cesare Battisti
    • il Re, Vittorio Emanuele III e la corte, con lo stato maggiore dell'esercito era interventista.
  2. la stampa: il Corriere della sera, diretto da Luigi Albertini
  3. intellettuali come: B.Croce, G.Gentile, G.Prezzolini, L.Einaudi, G.Salvemini, G. D'Annunzio, che si rivelò trascinante capopopolo.

il patto di Londra

l'Austria era pronta a concedere
  1. il Trentino di lingua italiana;
  2. il Friuli di lingua italiana;
  3. autonomia speciale a Trieste, con una Università in lingua italiana;
  4. disinteressamento per l'Albania
ma l'Intesa, col Patto di Londra, offrì di più:
  1. (art.4)"il Trentino, il Tirolo cisalpino ...
  2. "Trieste, le contee di Gradisca e di Gorizia (quest'ultima esclusa dall'Austria), tutta l'Istria", varie isole dalmate, "la provincia di Dalmazia";
  3. inoltre l'Italia avrebbe rappresentato l'Albania;
  4. e avrebbe avuto le isole del Dodecanneso e altri territori ex turchi (art.8)
  5. oltre a un allargamento delle colonie in Africa (art.13)

l'ingresso in guerra

Gli interventisti erano, come dicevamo, minoranza sia nel Paese sia in Parlamento, ma seppero essere più visibili, più rumorosi nelle piazze e sulla stampa.

Dopo la firma del patto di Londra, il governo cercò di farsi dare dal Parlamento un mandato di pieni poteri per poter entrare in guerra contro l'Austria. In un primo momento il Parlamento votò una mozione favorevole a Giolitti, che voleva trattative con l'Austria e ciò spinse Salandra alle dimissioni. Ma il Re le respinse e mise il Parlamento alle strette: dare piena fiducia a Salandra o aprire una gravissima crisi istituzionale “al buio”, sfidando il Re. Alla fine la Camera si rassegnò a concedere pieni poteri a Salandra (20 maggio 1915), che pochi giorni dopo, il 23 maggio, dichiarava guerra all'Austria. Le ostilità iniziarono il 24 maggio.

piccola cronologia

  • 1914, 28 giugno: Gavrilo Princip uccide a Sarajevo l'arciduca ereditario Francesco Ferdinando;
  • 1914, 23 luglio: l'Austria pone un ultimatum alla Serbia, che lo accetta solo in parte;
  • 1914, 28 luglio: l'Austria dichiara guerra alla Serbia; la Russia sostiene di fatto la Serbia mobilitando il suo esercito;
  • La Germania invia un ultimatum alla Russia (31 luglio) e alla Francia (3 agosto) intimando loro di smobilitare i loro eserciti;
  • 1914, 4 agosto: i tedeschi invadono il Belgio per attaccare la Francia da Nord, aggirando le sue difese principali; Il piano Schlieffen (Alfred von, capo di stato maggiore agli inizi del secolo) prevedeva infatti di sbaragliare rapidamente la Francia, per poi dedicarsi alla più lenta Russia.
  • 1914, 5 agosto la Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania;
  • 1914, fine agosto: i tedeschi dilagano nel Nord-Est della Francia;
  • 1914, 6 settembre: controffensiva francese sulla Marna: dopo una settimana i tedeschi devono ripiegare sulla Somme;
  • 1914, novembre: tra francesi e tedeschi si è ormai formato un fronte di 750 Km; 400.000 morti in 4 mesi di guerra; la guerra-lampo è fallita (è guerra di posizione, che in tre anni non vedrà spostamenti superiori ai 15 km).
  • 1914, novembre: la Turchia interviene a fianco degli Imperi Centrali;
  • 1915, 24 maggio: l'Italia entra in guerra contro l'Austria (avendola dichiarata il giorno prima);
  • 1915, fronte italiano: prime 4 battaglie dell'Isonzo: 250.000 morti senza alcun risultato.
  • 1916, febbraio: attacco tedesco alla fortezza di Verdun: 600.000 morti tra febbraio e giugno, senza risultati;
  • 1916: tra giugno e dicembre 1.000.000 di morti nella battaglia sulla Somme, senza risultati;
  • 1917: la svolta, la Russia si sfalda, ma entrano gli USA.
  • 1917, marzo: lo zar abdica; l'esercito russo è allo sbando, con ingenti fenomeni di diserzione di massa; luglio: un tentativo russo di controffensiva in Galizia fallisce totalmente;
  • 1917: ammutinamenti vari e rivolte:
    • inizio maggio: 40.000 soldati francesi si rifiutano di combattere; dura la repressione, ma con un tentativo di correggere il tiro, nominando il più umano Pétain a capo dell'esercito;
    • aprile: scioperi in Germania e Austria;
    • maggio: ammutinamento dei marinai militari tedeschi nel Baltico;
    • estate: proteste e insuburdinazione dilagano anche tra i soldati italiani, costretti da Cadorna a 4 nuove, inutili e cruentissime, offensive;
    • 1917, 22-26 agosto: moti insurrezionali a Torino, a partire dal malcontento per la mancanza di pane.
  • 1917, febbraio-aprile: Carlo I, nuovo imperatore austriaco (il Kaiser Franz Joseph era morto nel novembre 1916), intavola invano trattative segrete con Francia e Inghilterra, che respingono le sue proposte;
  • 1917, 24 ottobre: gli austriaci, forti di nuove truppe riposizionate dal fronte russo ormai spento, sfondano a Caporetto.
    • gli austriaci sperimentarono la tattica dell'infiltrazione (penetrare in profondità, senza curarsi di consolidare le posizioni raggiunte, sfruttando il fattore sorpresa): 400.000 soldati italiani rifluirono disordinatamente lasciando giungere gli autriaci nella pianura veneta (300.000 prigionieri e una enorme quantità di armi), dove vengono fermati sulla linea del Piave (e sul Monte Grappa).
    • Cadorna, ritenuto responsabile, viene destituito e al suo posto A.Diaz, che punta sulla propaganda tra i soldati, mentre anche il nuovo governo (presieduto da Vittorio Emanuele Orlando) raccoglie le adesioni degli stessi socialisti turatiani: circola la parola d'ordine terra ai contadini, e “guerra democratica”.
  • 1918, gennaio: i 14 punti di Wilson, per una pace giusta, nell'autodeterminazione delle nazioni, e non una pace punitiva;
  • 1918, 3 marzo: pace di Brest-Litovsk: la Russia guidata da Lenin esce dalla guerra, cedendo amplissimi territori;
  • 1918: si sfaldano gli Imperi centrali e i loro alleati: a settembre la Bulgaria, in ottobre l'impero ottomano, a fine ottobre l'impero austro-ungarico, che firma l'armistizio con l'Italia il 3 novembre (sarebbe entrato in vigore il 4/11), e infine la Germania, che firma un armistizio con gli stati occidentali l'11 novembre (a Rethondes, accettando condizioni pesantissime).

la pace

Per quanto riguarda la Germania si fronteggiavano due diverse linee: quella francese, per una pace punitiva, e quella americana, per una pace democratica, rispettosa del principio di autodeterminazione dei popoli.

I francesi, preoccupati di una possibile futura rivincita tedesca, volevano una esemplare umiliazione della Germania, con annessione alla Francia di territori abitati da tedeschi (la parte della Germania a ovest del Reno).

Gli USA, con i 14 punti del presidente Wilson, volevano invece che i confini degli stati rispettassero quelli dei popoli, per cui non vedevano accettabile che dei territori abitati da tedeschi passassero alla Francia.

Alla fine si arrivò a un compromesso: la Germania non venne amputata territorialmente, ma dovette accettare condizioni pesantissime, il Diktat:

  • smilitarizzare la Renania e accettarne una occupazione anche militare da parte anglo-franco-belga;
  • rinunciare agli armamenti pesanti, alla marina militare e al servizio di leva;
  • limitare a 100.000 il numero dei soldati;
  • ma soprattutto impegnarsi a accettare di rifondere una quantità di denaro ancora imprecisata, ma che poi si sarebbe rivelata enorme (132 miliardi di marchi-oro), a titolo di risarcimento per aver provocato la guerra.

Quanto all'Austria, il suo impero venne smembrato ed essa si ridusse a un piccolo stato alpino, confinante con stati artificialmente grandi: la Cecoslovacchia, che univa boemi e moravi con slovacchi, e la Jugoslavia, che univa popoli diversi per lingua, religione e alfabeto (sloveni, croati, serbi, bosniaci, montenegrini e macedoni). L'Ungheria, alleata degli sconfitti, venne ridotta entro confini ristretti, lasciando alla Jugoslavia e alla Romania, alleata dei vincitori, terre abitate da magiari.

Smembrato venne anche l'impero ottomano, con territori affidati in protettorato alla Francia (Libano e Siria) e alla Gran Bretagna (Palestina, Giordania e Iraq).

Ottennero l'indipendenza la Polonia, le repubbliche baltiche (Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia) e l'Irlanda.

Per custodire pacificamente tale assetto venne istituita la Società delle Nazioni.

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