Pillole di storia attuale

...dalla fine della seconda guerra mondiale

Il mondo dopo la Seconda Guerra Mondiale è dominato dallo scontro tra due sistemi politico-economico-culturali tra loro radicalmente alternativi, il comunismo e il sistema liberaldemocratico occidentale (impropriamente chiamato capitalismo), imperniati rispettivamente su Unione Sovietica e Stati Uniti, le due grandi superpotenze. Lo scontro tra i due sistemi era configurato come scontro tra due totalità inconciliabili, tale per cui pace ci sarebbe stata solo con l'eliminazione totale di uno dei due.

Non per nulla si è chiamata Guerra fredda questa stagione della storia, in quanto pur non essendo guerreggiata come scontro diretto sul piano militare tra le due Superpotenze, essa è stata una vera e propria guerra, una guerra mondiale.
E' vero che vi furono i cosiddetti paesi non allineati, ma si trattò di un fenomeno di peso politico decisamente marginale, di valenza più che altro onirico-velleitaria.

Il confronto vede varie fasi:

  1. negli anni '50 si registra una sostanziale staticità di equilibrio tra i due blocchi: l'Occidente conserva quanto già aveva, non riuscendo a strappare al comunismo né i paesi dell'Europa orientale né la Cina continentale, ma nemmeno il comunismo fa significativi passi avanti.
  2. negli anni '60/'70 avviene invece la grande ondata di impetuosa avanzata del comunismo; nell'Africa appena decolonizzata l'URSS riesce ad allacciare importanti rapporti, in America Latina si sviluppano fenomeni di guerriglia comunista, con Cuba come clamoroso avamposto a due passi dagli Stati Uniti; ma è soprattutto il Vietnam l'episodio-simbolo di questa fase di avanzata del comunismo, col suo notevole impatto mediatico e il discredito gettato sugli USA. Il '68 in Europa corona questa fase, evidenziando nel cuore stesso dell'Occidente una spinta profondamente anti-sistema legata alla sinistra mondiale, seppur con molti distinguo verso l'URSS.
  3. tra la fine degli anni '70 e la fine degli anni '80 si consuma invece la parabola discendente del comunismo, fino alla sua disfatta totale. L'episodio che può essere preso come inizio di questa parabola discendente è l'invasione dell'Afganistan, e la vicenda afgana diventa in breve il simbolo dell'inarrestabile disfacimento del sistema comunista, impotente, pur con tutta la sua straordinaria potenza militare, a sconfiggere la tenace guerriglia dei mujaiddin afgani, pochi, male equipaggiati e dispersi su un territorio che non offre molte protezioni dagli attacchi aerei.

gli anni '50

I fenomeni e gli eventi più importanti degli anni '50, includendovi la fine degli anni '40 sono:

  • la divisione dell'Europa in due blocchi contrapposti: quello occidentale, legato agli USA, riunito militarmente nella NATO (dal 1949) e quello filosovietico, riunito dal 1955 nel Patto di Varsavia, formato da Stati divenuti comunisti in seguito all'occupazione dell'Armata Rossa e non riconoscendo il valore di libere elezioni. Eccezione fece la Yugoslavia di Tito, che seguì una sua strada autonoma da Mosca. Oltre che alleanze militari nasceranno organismi di coordinamento economico-doganale: il Comecon tra i paesi comunisti e la CEE tra Italia, Francia, Germania ovest, Belgio, Olanda e Lussemburgo
  • Nasce così la guerra fredda, con la presidenza Truman (dal '45), che inasprì la linea, fino allora molto più morbida verso l'URSS, di Roosevelt.
  • Grazie al piano Marshall, consistenti aiuti economici americani, l'Europa occidentale si riprende rapidamente, e in particolare conosce un notevole sviluppo la Germania occidentale, come pure l'altra potenza sconfitta, il Giappone, forzatamente “liberi” da spese militari.
  • La Cina esce dalla seconda guerra mondiale divisa: Chiang Kai-shek leader nazionalista del Kuomitang tenta invano di reprimere il movimento comunista guidato da Mao Tse-tung, forte del prestigio guadagnatosi combattendo, con molta più energia del rivale, contro gli occupanti giapponesi, e deve rassegnarsi ad abbandonare il continente ritirandosi sull'isola di Formosa (Taiwan): nascono così le due Cine, quella continentale, comunista, e Taiwan, la Cina nazionalista, che per molto tempo (fino al 1971) siederà all'ONU, tra i membri permanenti del Consiglio di sicurezza, come la vera Cina.
  • L'India diventa indipendente (1947) grazie soprattutto alla lotta non-violenta di Gandhi, che però non riesce a far nascere uno stato unitario e laico e deve rassegnarsi alla nascita di due realtà statali, una mussulmana, il Pakistan e una induista, l'India.
  • Nasce nel 1948 lo stato di Israele, da subito in lotta con gli arabi
    Vi fu una prima guerra nel 1948/9, appena lo stato di Israele nacque, ma fu vinta dagli israeliani, che riuscirono ad ampliare notevolmente i confini precedentemente fissati.
    Poi una seconda guerra, nel 1956, presto vinta da Israele;
    poi vi fu la guerra dei sei giorni, nel 1967, anche questa vinta da Israele, che occupò la Cisgiordania, il Sinai e le alture del Golan;
    poi la guerra del Kippur, nel 1973, che vide un maggior equilibrio tra le forze in campo, in seguito ad essa Israele riconsegnò il Sinai all'Egitto, in cambio del riconoscimento diplomatico di Israele;
    in seguito non vi furoino più guerre “ufficiali” tra stati arabi e Israele, ma operazioni militari tra israeliani e guerriglieri palestinesi, soprattutto in Libano
    che non ne accettano l'esistenza. A suo fianco si schierano nettamente gli Stati Uniti e in generale, pur con qualche distinguo, i paesi occidentali, mentre a fianco degli arabi si schiera l'URSS.
  • Si sviluppa il processo di decolonizzazione, tra la fine degli anni '40 e l'inizio degli anni '60. Diventano indipendenti, oltre la già citata India,
    • le Filippine (1946), dagli USA,
    • l'Indonesia (1949), dall'Olanda,
    • l'Indocina (1954), dalla Francia,
    • in modo drammatico, in seguito a una sanguinosa guerra, dovuta anche alla presenza di numerosi coloni francesi, i pieds noirs, l'Algeria (1962),
    • quasi tutta l'Africa, soprattutto nel 1960, che venne detto perciò l'anno dell'Africa
  • Anche in seguito alla decolonizzazione nasce il movimento dei paesi “non allineati”, che non stavano cioè né con gli Stati Uniti né con l'Unione Sovietica, che ebbe il suo inizio ufficiale nel 1955 (conferenza di Bandung) e i suoi leader più prestigiosi nell'egiziano Nasser, nello jugoslavo Tito e nell'indiano Nehru.

il comunismo avanza

Dalla fine degli anni '50 all'equilibrio tra i due blocchi, mantenutosi per una decina di anni dopo la fine della 2a guerra mondiale, si viene sostituendo una crescente avanzata, come dicevamo, del comunismo.

la guerra del Vietnam

bambini in fuga dalla guerra

Si tratta della vicenda più emblematica dell'avanzata comunista, per il suo valore simbolico, più ancora che per gli effetti pratici reali che ne derivarono: perché la vittoria dei comunisti in Vietnam aprì la strada al comunismo in Indocina, ma non pregiudicò, come temeva la teoria del domino (secondo cui, una volta caduto il Vietnam del Sud, sarebbero fatalmente cadute in mano comunista anche altre realtà, come Taiwan, la Corea del Sud e altri baluardi filo-occidentali in Asia) , la tenuta di Taiwan e Corea del Sud, senza contare che non passò molto tempo dalla vittoria che i comunisti si divisero tra filosovietici e filocinesi, pregiudicando non poco il prestigio internazionale della causa.

Gli Stati Uniti, la più forte nazione del mondo, pur impiegando tutto il loro potenziale bellico, non riuscirono ad aver ragione di una guerriglia appoggiata da un minuscolo paese, seppur appoggiato da giganti come l'URSS e la Cina comunista, e si videro spinti ad impiegare mezzi “sporchi”si veda una scena di Apocalypse now nel peraltro vano tentativo di vincerne la resistenza.

degli accordi di difficile attuazione

Il Vietnam, ex-colonia francese, in base agli accordi di Ginevra del 1954 avrebbe dovuto essere temporaneamente diviso in due stati, un Nord comunista (con capitale Hanoi e capo Ho Chi Minh) e un Sud filo-occidentale (con capitale Saigon), in attesa di elezioni generali che avrebbero dovuto svolgersi (nel giugno 1956) lasciando scegliere agli stessi vietnamiti a che tipo di sistema aderire. Il Vietnam del Sud e gli Stati Uniti temettero però che tali elezioni non si sarebbero svolte nel Nord in clima di reale libertà, dando al partito comunista la quasi totalità dei voti, a cui si sarebbe aggiunta quella parte di sudvietnamiti che simpatizzava per loro; perciò le elezioni non si tennero mai e ciò fu imputato all'opposizione del Sud-Vietnam e dell'Occidente, che peraltro aveva qualche valida ragione per dubitare della lealtà democratica di un paese comunista.

una guerriglia insidiosa

Col pretesto del mancato rispetto degli accordi del '54 si sviluppò nel Sud Vietnam, dagli inizi degli anni '60, una guerriglia, quella dei filocomunisti vietcong, che ebbe l'appoggio del Vietnam del Nord, volta a rovesciare il regime filooccidentale di Saigon unificando così l'intero paese sotto l'egida del Nord.

Gli Stati Uniti in un primo momento, con Eisenhower prima e con Kennedy poi, si limitarono a un appoggio esterno a Saigon (finanziandolo, inviando armamenti e consiglieri militari). La svolta si ebbe nel 1965, sotto la presidenza Johnson: i nordvietnamiti attaccarono delle navi americane e in risposta il presidente ordinò bombardamenti sul Nord Vietnam, inviando nel Sud un contingente di militari (si cominciò dai 180.000 del '65, per arrivare ai 550.000 del '68).

Il vantaggio dei guerriglieri vietcong era di conoscere bene il territorio, la giungla tropicale, che offriva indefinita protezione a un simile tipo di guerra asimmetrica (come disse Mao Tse Tung i vietcong si muovevano, nei villaggi sparpagliati nella giungla, come un pesce nell'acqua): essi, come ogni guerriglia, non cercavano lo scontro frontale in campo aperto, ma continue, logoranti azioni di disturbo. Gli Stati Uniti non riuscendo a individuarne esattamente le basi e le vie di rifornimento, finirono col prendersela con la popolazione civile, sospettando facilmente interi villaggi di offrire supporto ai vietcong e ricorrendo non di rado all'uso di armi “sporche” come il napalm.

impopolarità della guerra

il simbolo del pacifismo

Il carattere “sporco” della guerra, unito alla sua inconcludenza (visto che il nemico non veniva piegato) e ai suoi costi umani (morirono 60.000 soldati USA), suscitarono malcontento e proteste negli stessi paesi occidentali e negli Stati Uniti, dove prese corpo un potente movimento pacifista.

Il successore di Johnson, R.Nixon nel '68 avviò trattative, col Nord Vietnam e i vietcong, per disimpegnarsi dal Vietnam, da cui cominciò subito un progressivo ritiro; solo nel '73 ci fu la firma a Parigi di un armistizio.

Nel 1975 gli americani completarono il loro ritiro dal Vietnam del Sud e nell'aprile dello stesso anno Saigon cadde in mano ai Vietcong; così il Vietnam del Sud venne unito a quello del Nord comunista.

Per gli Stati Uniti fu una vicenda fortemente negativa, per come si era svolta e per come finì. Non sarebbe peraltro passato molto tempo e i vincitori avrebbero dovuto fare i conti con gravi problemi: lo scontro tra Vietnam filosovietico e Cambogia filocinese, e di lì a non molto l'inizio del fenomeno dei boat-people, gente che non stava esattamente bene nel “paradiso” comunista, al punto di affrontare pericolosi viaggi marittimi su imbarcazioni fatiscenti, pur di fuggirne.

il '68

Le reazioni pacifiste alla guerra del Vietnam in Occidente sono una delle componenti che confluiscono nel fenomeno del Sessantotto.

Il Sessantotto fu alle sue origini un fenomeno giovanile, rivelatosi poi capace, specie in Italia e in Europa, di investire in qualche modo l'intera società.

Tutto parte da una serie di agitazioni studentesche nelle università americane, a partire dalla occupazione di quella di Berkeley, nel '64, nei cui obiettivi si mescolavano la protesta contro la guerra del Vietnam e quella contro la discriminazione razziale.

Trasferendosi in Europa (Francia, Germania, Italia) il movimento di protesta si ideologizza e si radicalizza, diventando contestazione del tipo di insegnamento, nozionistico e autoritario, fino a giungere a contestare anche il tipo di cultura e di società occidentali nel loro insieme, accusati tra l'altro per il consumismo, la repressività, l'imperialismo.

Il Sessantotto occidentale rappresentò certamente una spinta a sinistra, ma non mancò di contestare anche il comunismo reale e l'URSS. Tra l'altro proprio nel '68 vi furono nel mondo comunista degli esperimenti, in qualche modo legati al clima globale di contestazione, di uscita dalla rigida cappa del totalitarismo, in particolare la primavera di Praga, che ebbe come protagonista l'innovativo segretario del PC cecoslovacco A.Dubcek.

Una forma pilotata di contestazione fu invece quella cinese (la Rivoluzione culturale), che non scalfì minimamente il ferreo controllo esercitato dal Partito Comunista cinese.

La crisi del comunismo

Essa ha varie cause

1) una causa strutturale

L'affanno di un sistema economico intrinsecamente incapace di valorizzare il merito, e perciò incapace di attivare il meglio delle energie umane. La scommessa del comunismo è in effetti stata che gli esseri umani avrebbero dato il meglio di sé, in assenza di incentivi al merito, semplicemente per dedizione all'ideale di giustizia e di eguaglianza. Ma tale scommessa è stata persa: gli esseri umani non sono riusciti a entusiasmarsi per un ideale politico-sociale, che non risolveva il problema del senso della vita, e lasciava l'uomo nel suo limite di sempre; e il sistema che ne è venuto fuori si è rivelato piuttosto un inferno che un paradiso in terra: ad esempio per l'elevatissimo tasso di sanguinarietà (dagli 80 ai 220 milioni di morti uccisi per motivi politici), nel vano miraggio che bastasse eliminare fisicamente le "mele marce", gli egoisti, per avere una società perfetta.
In effetti tra le due guerre mondiali il comunismo poteva accreditare la tesi che il suo mancato sviluppo fosse dovuto al suo soffocamento ad opera dei paesi reazionari: l'URSS era allora effettivamente un'isola in mezzo all'oceano capitalista; ma dopo la seconda guerra mondiale, allorché mezza Europa passò al comunismo, come pure la Cina continentale, il più popoloso paese del mondo, con Corea e Vietnam del nord, e con mezza Africa che di lì a non molto sarebbe stata buona alleata dell'URSS, per non dire di Cuba, fino ad arrivare al Nicaragua e al Salvador, a quel punto parlare di soffocante isolamento non era proprio più possibile: il comunismo controllava, direttamente o indirettamente, mezzo mondo e aveva risorse, minerarie, agricole ed energetiche, più che sufficienti, se ben sfruttate, a vincere il confronto col capitalismo. E' dunque in un difetto intrinseco del sistema, piuttosto che che in cause esterne ad esso, che ne va cercata la causa di decadimento.

incapacità di reggere la sfida tecnologico-militare

Soprattutto dopo l'invasione dell'Afganistan, gli USA si danno a una decisa politica di riarmo, utilizzando fino in fondo la loro capacità tecnologica: il progetto di "guerre stellari" in particolare, vede un dispiegamento di tecnologia a cui l'URSS non riesce a tenere testa, appunto per l'affanno strutturale del sistema sovietico, con la sua elefantiaca inettitudine alla valorizzazione del merito. L'URSS si trova così spinta ad aumentare le sue spese in campo militare, dissanguando la sua già non florida situazione economico-finanziaria, senza peraltro raggiungere risultati tecnicamente paragonabili a quelli americani.

incapacità di reggere la sfida tecnologica delle comunicazioni

Uno dei pilastri del sistema comunista era la severissima censura, che doveva lasciar filtrare solo le notizie che il regime voleva. Lo sviluppo delle tecnologie di telecomunicazione non poteva che accrescere la vulnerabilità di tale rete di controllo.

2) una crisi di immagine 

Essa risultava da diversi brutti spettacoli :

comunismo feroce: 2 milioni di cambogiani su 8 vennero uccisi da Pol-Pot
  • l'immane strage operata dal comunismo in Cambogia con Pol-Pot (1975/9): 2 milioni su 8 furono i cambogiani vittime del comunismo.
  • i conflitti, ora anche armati, interni al mondo comunista (tra Vietnam filosovietico e Cambogia di Pol-Pot filocinese, e tra Cina e Vietnam; tra Cina e URSS);
  • i fenomeni di guerriglia anticomunista, quali si svilupparono, negli anni '80, in Angola, in Mozambico, in Afganistan, in Nicaragua;
  • i fenomeni di fuga dal comunismo, anche a costo della vita: il più clamoroso fu il caso dei boat-people, vietnamiti che fuggivano dal loro paese, diventato comunista, su barconi fatiscenti, esponendosi al rischio di facili naufragi nella non breve traversata dalla costa del Vietnam ad altri paesi: se accettavano il pericolo di essere mangiati dagli squali o di morire di sete in mezzo al mare, non doveva stare molto bene nel posto da dove fuggivano. Dunque il comunismo reale non era poi un paradiso in terra...
  • Tutto ciò si aggiungeva a quanto era già successo, nel '56 in Ungheria e nel '68 in Cecoslovacchia: per sopravvivere il comunismo doveva reprimere nel sangue gli oppositori, rivelandosi incapace di convincere positivamente e pacificamente della sua bontà. Certo, ancora l'invasione della Cecoslovacchia nel '68 non aveva granché smosso le coscienze dei suoi inossidabili sostenitori, ma con l'Afganistan e i boat-people fu diverso: la maturazione del senso critico era ormai tale da trovare insopportabile una repressione armata del dissenso. Così anche la cosiddetta autoinvasione della Polonia (13/12/1981) costituì un grave colpo all'immagine del comunismo. Anche perché la vicenda era legata a Giovanni Paolo II.

3) una importante causa prossima

Fu la figura di Giovanni Paolo II: non sarebbe giusto dire che il Papa abbia fatto politica. E' però innegabile che la sua azione, essenzialmente “spirituale”, ha avuto degli effetti notevoli sul piano politico. Dando coraggio a quanti, tra i suoi connazionali, non accettavano la politica di repressione anticristiana e antipopolare svolta dal regime comunista.

Innegabilmente la nascita del sindacato libero Solidarnosc (nel 1980) è legata alla presenza, sul soglio pontificio, di un Papa polacco. E non per niente proprio dal mondo comunista è venuta la spinta all'attentato del 13 maggio 1981. La vicenda Solidarnosc, pur nella sua brevità, ha segnato profondamente il mondo comunista: per la prima volta non veniva dal vertice, ma dalla base la spinta verso il cambiamento: 10 milioni di lavoratori polacchi aderirono a Solidarnosc: non era più possibile dire che i capitalisti e i reazionari occidentali usavano alcuni politici degenerati come loro burattini (come era stato nel caso dell'Ungheria e della Cecoslovacchia), era un intero popolo che voleva liberarsi delle sue catene.

Il caso Solidarnosc ha aperto un varco, uno squarcio di verità nel muro di omertà e di menzogna: gli amici del popolo non erano amati dal popolo. Ora lo si sapeva.

4) Gorbaciov e Reagan

A Gorbaciov, che resse come primo segretario del PCUS l'Unione sovietica dal 1985 al 1991, va riconosciuto il merito di aver traghettato il comunismo in modo sostanzialmente incruento verso la democrazia, o almeno verso la possibilità di essa. In realtà egli si è sempre detto comunista, ma con molta onestà mentale, ha riconosciuto che non si poteva andare avanti come nei decenni precedenti e ha lanciato le due grandi parole d'ordine: la glasnost e la perestrojka.

A Reagan, presidente USA dal 1980 al 1988, spetta il merito di aver tallonato il comunismo, costringendolo a rendersi conto della sua incapacità a reggere il passo con l'Occidente, che garantiva infatti all'uomo migliori condizioni tanto spirituali (la libertà) quanto materiali (il benessere).

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