
L'Italia divisa '43/'45
una lacerante guerra civile
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Francesco Bertoldi
L'inizio
Nel luglio del 1943 ci fu lo sbarco alleato in Sicilia; il malcontento contro la guerra, che già si era manifestato con gli scioperi di marzo in alcune grandi città del Nord, divenne ancora più pesante e non solo il Re ma lo stesso vertice del fascismo dovette tenerne conto.
la (temporanea) fine del fascismo
In una drammatica seduta del Gran Consiglio del Fascismo, nella notte tra il 24 e il 25 luglio, avvenne qualcosa di impensabile fino a poco tempo prima: Mussolini vi venne messo in minoranza, venne messo in minoranza dal supremo organo del fascismo, con un ordine del giorno presentato tra gli altri da Dino Grandi e da suo genero Galeazzo Ciano. In pratica gli stessi fascisti gli toglievano il potere, toglievano il potere al fondatore del fascismo!
Gli effetti non si fecero attendere: il 25 luglio il Re, Vittorio Emanuele III, ricevette un Mussolini sconfitto dai suoi stessi amici e non si lasciò sfuggire l'occasione per privarlo del potere: lo destituì dall'incarico di primo ministro e gli fece trovare, all'uscita, i carabinieri che lo presero in consegna (ufficialmente per “proteggerlo”), portandolo di fatto prigioniero sul Gran Sasso.
errori o scelte?
Quello che accadde in Italia e presso le truppe italiane in guerra all'estero, tra il 25 luglio e l'8 settembre sembrerebbe un sorprendente susseguirsi di errori da parte di chi guidava lo Stato, il Re e il nuovo primo ministro, Pietro Badoglio. Non è però detto che si trattasse di errori casuali: potrebbe anche essersi trattato (anche) di scelte consapevoli, con l'obbiettivo di aprire un fronte secondario in vista di quella sarebbe stata la apertura del fronte principale, quello che si sarebbe creato con lo sbarco in Normandia l'anno seguente.
Che si sia trattato di errore o di scelta, resta che l'inerzia di cui il governo italiano diede prova, ebbe effetti non certo positivi. Diamone qualche esempio::
- Anzitutto l'esercito tedesco, tra il 25 luglio e l'8 settembre, poté entrare in forze indisturbato nel territorio italiano, una scelta che doveva rivelarsi ben presto tragica. Certo, l'Italia era ancora alleata della Germania, ma la destituzione di Mussolini lasciava presagire una svolta anche in politica estera, ossia appunto la fine della alleanza col Terzo Reich.
- Poi i soldati italiani vennero abbandonati a sé stessi: quando, l'8 settembre 1943 venne reso pubblico l'armistizio dell'Italia con gli Alleati, sottoscritto il 3 settembre (nell'ottobre del '43 sarebbe poi stato concesso lo status di cobelligeranza dell'Italia contro la Germania), alle truppe italiane in guerra non vennero date istruzioni chiare. Di conseguenza l'esercito tedesco ebbe facilmente la meglio sugli ex-alleati: anche se molto inferiori di numero (spesso 1 tedesco contro 10 italiani) i soldati tedeschi poterono senza difficoltà disarmare in massa, arrestare e condurre i soldati italiani nei campi di concentramento.
- Un episodio poi che dimostra quantomeno una sorprendente negligenza fu la stranamente facile liberazione del Duce dal carcere sul Gran sasso. Si trattava di una passaggio indispensabile alla creazione di un Repubblica filonazista nel centro-nord. Con un blitz aereo (l'Operazione Quercia) i paracadutisti tedeschi Mussolini non aveva in realtà di che esserne tropo entusiasta. Poteva prevedere che i tedeschi lo avrebbero usato, come in effetti avvenne tenendolo quasi prigioniero, per una guerra il cui esito tutto lasciare presagire fosse ormai segnato. Il che non prometteva nulla di buono per Mussolini.“liberarono” Mussolini il 12 settembre 1943.
Mentre la liberazione del Sud Italia fu rapida e indolore (i tedeschi decisero di attestarsi sulla linea Gustav dalla foce del Garigliano alla foce del Sangro (a sud di Pescara), passando per Cassino, dolorosissima fu la guerra che vide lacerata l'Italia del centro-nord tra il '44 e l'aprile del '45.
guerra civile?
Questa espressione, avversata da alcuni, in quanto nobiliterebbe indebitamente chi stava dalla parte sbagliata, è ritenuta da altri insostituibile se si vuole evitare di ridurre lo scontro tra nazifascisti e alleati/partigiani a uno scontro etnico-nazionale (i tedeschi come invasori), mentre esso fu uno scontro ideologico, tra (almeno) due visioni della vita e della realtà, con un non esiguo consenso di italiani alla causa della Repubblica Sociale.
l'Italia antifascista
Dopo 20 anni di clandestinità, con il 25 luglio l'opposizione antifascista aveva potuto venire alla luce e si formarono così diversi partiti: quello comunista, quello socialista, la D.C., il partito liberale e altre formazioni minori. Dopo una iniziale contrapposizione al governo Badoglio, visto come ancora troppo legato al recente passato fascista, si giunse a un compromesso tra il CLN, che raccoglieva i partiti antifascisti, e la monarchia; tale compromesso, reso possibile anche dalla “svolta di Salerno”, spregiudicatamente attuata da Togliatti (marzo '44) per legittimare il PCI, secondo le indicazioni di Stalin, prevedeva una consultazione referendaria a guerra finita, sulla forma dello stato.
Nel frattempo, per ridare credibilità all'istituto monarchico, Vittorio Emanuele III, la cui immagine era compromessa per l'appoggio dato al fascismo lungo i 20 anni della dittatura, abdicò (giugno '44) in favore del figlio Umberto II, che assunse, con prudente modestia, la “luogotenenza del Regno”.
una guerra lacerante
diversi stili di resistenza
Lo scontro che avvenne fu durissimo e lacerante: il movimento partigiano, soprattutto nelle sue frange più di sinistra (le brigate Garibaldi, legate al PCI e le brigate Matteotti, legate al PSI) attuavano attentati contro la vita dei soldati tedeschi, senza affrontarli in campo aperto, in risposta ai quali i tedeschi effettuavano delle sanguinose rappresaglie, uccidendo 10 italiani per ogni tedesco. Tra le rappresaglie più tristemente famose ricordiamo le Fosse ardeatine (mar. 1944) e la strage di Marzabotto (sett. 1944).
Altre formazioni partigiane, come quelle di ispirazione cattolica, preferivano perciò attaccare non le persone, ma le strutture, evitando così di coinvolgere i civili.
scontri tra partigiani
Gli scontri non furono solo tra partigiani e nazifascisti, ma anche tra partigiani.
In effetti la resistenza anti-nazista in Italia fu meno divisa che in altri paesi, come la Grecia o la Polonia: esisteva un coordinamento tra tutte le forze antifasciste, il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale). Questo però non impediva che ci fossero diffidenza e riuvalità, che in taluni casi giunsero, come accennato anche allo scontro militare aperto.
Questo accadde specialmente nell'area friulano-giuliana, dove formazioni comuniste uccisero partigiani cattolici, come documenta il film Porzus.
il merito: chi ha liberato l'Italia?
soprattutto gli angloamericani o i partigiani?
La liberazione dell'Italia dal giogo nazi-fascista non fu opera di un solo soggetto: se le truppe anglo-americane non avessero goduto di appoggi nella popolazione locale, avrebbero avuto ben più serie difficoltà ad avanzare.
D'altra non è meno vera la reciproca: se i partigiani non avessero ricevuto aiuti dagli angloamericani e non avessero potuto giovarsi della pressione militare da loro esercitata sulla Wehrmacht (le truppe tedesche) e sul governo-fantoccio della Repubblica Sociale Italiana, la loro azione sarebbe stata decisamente meno incisiva.
Se si dovesse dare una risposta secca, l'apporto degli eserciti regolari alleati è certamente stato maggiore. Questo però non significa che la Resistenza sia stata inutile o irrilevante. Oltre all'indubbio valore simbolico (ossia “Italia non equivale a fascismo”) essa ebbe anche un peso reale.
i fatti
le due Italie
Gli angloamericani, sbarcati in Sicilia nell'estate del '43, non ebbero grandi difficoltà ad avanzare nel Sud Italia, anche perché i tedeschi diedero il Sud per perso e si attestarono sulla linea Gustav, grosso modo tra il Sud e il centro Italia.
Dopo la “liberazione” di Mussolini dal Gran Sasso si formò, nei territori occupati dai tedeschi, la Repubblica Sociale Italiana, con capitale Salò (perciò detta anche Repubblica di Salò). L'Italia era quindi divisa in due: al Sud la monarchia Savoia, accordatasi con le forze antifasciste del CLN per un referendum alla fine della guerra, che avrebbe deciso se il nostro paese sarebbe rimasto monarchia o sarebbe diventato una Repubblica; al Nord la RSI, sotto il formale comando di Mussolini, ma sotto il sostanziale controllo dei nazisti.
Gli Alleati avanzarono sempre più verso il Nord, aiutati dalle azioni antitedesche dei partigiani, la cui base di reclutamento si allargò, anche per l’afflusso di molti giovani renitenti alla leva decretata dal governo di Salò. Le azioni militari dei partigiani divennero sempre più ampie e frequenti, nonostante le continue rappresaglie tedesche (la più terribile, in questa fase, fu quella messa in atto a Marzabotto, nell’Appennino bolognese, dove, nel settembre ’44, furono uccisi 770 civili). Molte città, fra cui Firenze, furono liberate prima dell’arrivo degli alleati.
Nell’autunno del ’44, l’offensiva alleata sul fronte italiano – diventato secondario nel quadro della strategia alleata dopo lo sbarco in Normandia – si bloccò lungo la nuova linea difensiva tedesca (la linea gotica, fra Rimini e La Spezia) . La Resistenza visse allora il suo momento più difficile, soprattutto dopo il proclama del comando alleato, che, nel novembre ’44, invitava i partigiani a sospendere le operazioni su vasta scala in attesa dell’ultima e definitiva spallata.
l'ultima spallata al nazifascismo
Nella primavera del ’45, con la ripresa dell’offensiva alleata, la Resistenza, forte di 200 mila uomini armati, sarebbe stata pronta a promuovere l’insurrezione generale contro gli occupanti in ritirata.
Il 25 aprile il CLN lanciò l’ordine di insurrezione generale contro il nemico in ritirata, i tedeschi abbandonavano Milano. e Mussolini fu catturato mentre, travestito da soldato tedesco, tentava di fuggire in Svizzera. Egli venne fucilato dai partigiani il 28 aprile, con altri gerarchi e la sua giovane amante, Claretta Petacci. I loro cadaveri, appesi a testa in giù, furono esposti per alcune ore a piazzale Loreto, a Milano.
Finiva, così, il fascismo.
📖 Testi on-line
⚖ Per un giudizio
Da un lato che ci fosse in Italia una Resistenza antinazista e antifascista è un dato positivo: il nazismo in modo particolare, ma anche il fascismo, nella misura in cui lo seguiva, furono regimi dispotici e (sia pur in diverso grado) sanguinari.
Tuttavia è un fatto che una parte della Resistenza, quella che si più rifaceva al modello sovietico, se fosse riuscita nel so intento di rendere l'Italia un paese comunista legato a Mosca, ci avrebbe fatto passare ... dalla padella nella brace. Cioè avrebbe creato un totalitarismo che non aveva nulla da invidiare non solo al fascismo, ma probabilmente nemmeno allo stesso nazismo.
🤔 Quick test
La destituzione di Mussolini da primo ministro
La Resistenza antifascista in Italia
Tra partigiani e Re ci fu un rapporto
🎼 Multimedia
- Fischia il vento (celebre canzone partigiana, nata nel 1943 in Liguria, sull'aria della popolare Katjuša sovietica)
- Bella ciao è forse la più celebre canzone partigiana, tradotta ed eseguita in molte lingue del mondo
📚 Bibliografia essenziale
- AA.VV., I colori della resistenza, Milano (
o
).
- Giorgio Candeloro, Storia dell'Italia moderna. Vol. 10. La seconda guerra mondiale. Il crollo del fascismo. La Resistenza. 1939-1945
, Milano 2014 (
o
).
Eugenio Corti, Il cavallo rosso, Milano 1983 (o
)[Una critica serrata a quella modernità (soprattutto i totalitarismi, di destra e di sinistra) che allontanandosi dal cristianesimo è diventa disumana].
- Renzo De Felice, Mussolini l'alleato. La guerra civile (1943-1945) (2 voll.), Torino 1990 (
o
).
- Gabriella Gribaudi, Guerra totale. Tra bombe alleate e violenze naziste. Napoli e il fronte meridionale 1940-1944, Torino 2005 (
o
).
- J.E. Hobsbawm, Il secolo breve, Milano 1995 (
o
).
🎬 Filmografìa
Films collegati al tema sono, tra gli altri:
-
Alberto Negrin, Io e il duce(
) 1985 (ambientato durante la Repubblica di Salò, si incentra suil rapporto tra Mussolini e il genero, colpevole di averlo tradito, facendolo cadere il 25 luglio 1943.).
-
Renzo Martinelli, Porzus(
) 1997 (un film sulla rivalità tra partigiani comunisti e partigiani cattolici. Ben fatto e molto realistico.).
-
Michele Soavi, Il sangue dei vinti(
) 2008 (un affresco ben fatto della situazione italiana negli anni della seconda guerra mondiale).