un suo primo piano

Non bisogna fissare il tavolo

il rimprovero di Naval’ny ai suoi giudici

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Ultime parole al processo «Yves Rocher»

Tratto da Io non ho paura, non abbiatene neanche voi, Roma .

Si conclude la prima fase del processo, che in realtà con gli appelli finirà nel 2021.


«[...] Se vi fotografassi ora tutti e tre! Anche tutti insieme con i rappresentanti della cosiddetta parte lesa (le persone con cui ho a che fare ultimamente): tutti quanti abbassate lo sguardo. Capite, tutti voi fissate sempre il tavolo. Io parlo con voi, e tutti guardate il tavolo, sempre. Non avete nulla da dire... [Giudice] Elena Sergeevna [Korobétenko], qual è la frase più frequente — lei lo sa di sicuro — che mi rivolgete? Investigatori, procuratori, [p. 43] funzionari del FSIN, giudici civili e penali... Mi dite tutti la stessa frase: «Aleksej Anatol’eviòc, lei capisce». Capisco tutto, ma non capisco una cosa: perché continuate ad abbassare lo sguardo?

Non mi faccio illusioni. Mi rendo perfettamente conto che nessuno di voi si alzerà in piedi, rovescerà il tavolo e dirà: «Sono stufo di tutto questo!». E i rappresentanti di Yves Rocher non si alzeranno a dire: «Naval’ny ci ha convinto con le sue parole eloquenti». Gli esseri umani sono fatti in maniera diversa. La coscienza umana compensa il senso di colpa, altrimenti le persone si spiaggerebbero come le balene.

Non si può tornare a casa e dire ai propri figli e al marito: «Sai, oggi ho fatto condannare una persona chiaramente innocente. Sto male e starò male per sempre». No, noi non facciamo così, siamo fatti in un altro modo. Loro diranno invece: «Aleksej Anatol’evic, lei capisce», oppure: «Non c’è fumo senza arrosto». O anche: «Non c’era bisogno di pestare i calli a Putin», come ha detto di recente un rappresentante del Comitato Investigativo. Se non avesse attirato l’attenzione su di sé, se non avesse agitato le braccia e non avesse ostacolato il passaggio dei cittadini,

probabilmente tutto sarebbe andato bene.

[...] Eppure, le persone che abbassano lo sguardo rappresentano, in generale, il campo di battaglia che si stende tra i delinquenti che hanno preso il potere e le persone che vogliono cambiare qualcosa. Noi combattiamo per le persone che fissano il tavolo, che scrollano le spalle e, quando basterebbe semplicemente non agire in modo meschino, lo fanno lo stesso

Fatò una citazione famosa — a tutti piace citare qualcuno al giorno d’oggi — dal famoso libro Uccidete il drago (? Romanzo dello scrittore noir svedese Leif GW Persson, ed.it. Marsilio, Padova 2011): «A tutti sono state insegnate cose cattive, ma perché tu, bestia, sei stato il primo della classe?». Questo non è rivolto esclusivamente alla Corte. Ci sono moltissime persone che sono costrette a commettere certe bassezze oppure (ancora più spesso) le fanno senza che nessuno le costringa o neanche glielo chieda. Fissano semplice mente il tavolo, cercano di ignorare tutto ciò che accade attorno a loro. E la nostra battaglia per le persone come voi, che guardano il tavolo, è proprio quella di spiegarvi ancora una volta che non dovete farlo, ma dovete ammettere davanti a voi stessi che purtroppo, nel nostro bel Paese, tutto il potete e tutto ciò che accade si basa su menzogne senza fine.

lo sto qui e sono disposto a rimanerci ancora quanto volete per dimostrare a tutti voi che non sopporterò questa menzogna, non la sopporterò: menzogna letteralmente su tutto, dalla prima all’ultima parola, capite?

Mi raccontano che non occorre difendere gli interessi dei russi in Turkmenistan, ma che per gli interessi dei russi in Ucraina dobbiamo fare la guerra. Mi dicono che nessuno offende i russi in Cecenia. Mi dicono che non ci sono ruberie in Gazprom. Io porto documenti concreti che dimostrano che questi funzionari hanno proprietà e società non registrate, e loro mi rispondono: «Non è vero niente». Dico: «siamo pronti a venire alle urne e a sconfiggervi in queste elezioni: abbiamo [p. 45] registrato un partito, facciamo un sacco di cose» e loro rispondono: «Sciocchezze: vinceremo noi le elezioni, voi non parteciperete, non perché non ve lo permettiamo, ma perché non avete compilato correttamente i documenti».

Tutto è costruito sulla menzogna, sulla menzogna quotidiana, capite? E quanto più portiamo prove convincenti, tanto più la menzogna cresce. Questa menzogna è diventata il meccanismo che fa andate lo Stato, è diventata l’essenza dello Stato. [...|

Perché sopportare questa menzogna? Perché fissate il tavolo? Mi dispiace parlarvi di filosofia, ma la vita è troppo breve per guardare solamente il tavolo. Un batter d’occhi e avrò quasi 40 anni. Prima che me ne accorga avrò dei nipoti. Prima di rendercene conto saremo tutti stesi in un letto, con i parenti intorno che pensano: «Purché schiatti in fretta e ci liberi la stanza». Ad un certo punto capiremo che nulla di ciò che abbiamo fatto,

per cui abbiamo fissato il tavolo e siamo rimasti in silenzio, ha avuto significato. Gli unici momenti della nostra vita che hanno un senso sono quelli in cui facciamo qualcosa di giusto. Quando non guardiamo il tavolo ma alziamo lo sguardo e ci guardiamo negli occhi. Tutto il resto non ha senso. [...]

Lo ammetto, e ditelo a tutti fuori, che cercano di legarmi le mani col fatto che stanno trascinando in prigione insieme a me delle persone innocenti. Forse adesso dirò una cosa cattiva, ma nemmeno prendendo degli ostaggi mi fermeranno. Giacché la vita non ha senso se tolleriamo menzogne smisurate, se siamo d’accotdo con tutto così, senza motivo, semplicemente perché «siamo d’accordo».

Non sarò mai d’accordo con il sistema che è stato costruito nel Paese, perché questo sistema mira a derubare tutti i presenti. Abbiamo fatto in modo da avere una junta al potere. Ci sono 20 persone che sono diventate miliardarie, che hanno preso il controllo di tutto, dagli appalti pubblici alla vendita del petrolio. C'è un migliaio di persone che attinge alla mangiatoia di questa junta. In realtà non sono più di mille: deputati, delinquenti. C'è una piccola percentuale a cui non piace. E ci sono milioni di persone che fissano il tavolo. Non smetterò di lottare contro questa banda, né di scuotere e agitare in ogni modo quelli che fissano il tavolo. Voi compresi. Non la smetterò mai.

Non mi pento di aver chiamato la gente a una manifestazione non autorizzata. L'azione alla Lubjanka, che ha dato origine a tutto questo, non è riuscita, per dirla senza mezzi termini. Ma non mi pento nemmeno per un secondo di averla compiuta. [...] Ricordo una cosa che l'avvocato Kobzev mi disse qualche anno fa: «Aleksej, andrai sicuramente in prigione. "Ti stai intromettendo in una maniera che non potranno tollerare. Prima o

poi ti metteranno in prigione».

Anche in questo caso, la coscienza umana compensa tutto. È impossibile vivere costantemente pensando «mi metteranno dentro». Cerco di allontanare il pensiero dalla mente, ma comunque sono pienamente consapevole della mia situazione. Posso dire che non mi pento di nulla. [...]

Ora, ripeterò quel che ho detto al processo «Kirovles» perché da allora non è cambiato nulla: tenendo gli occhi fissi sul tavolo abbiamo permesso che ci derubassero. Abbiamo permesso che il nostro denaro rubato [p. 47] venisse investito da qualche parte in Europa. Abbiamo pemesso che ci trasformasseto in bestiame. Cosa ne abbiamo guadagnato, cosa avete ottenuto distogliendo lo sguardo? Niente. Abbiamo un’assistenza sanitaria?

Non ce l’abbiamo. Abbiamo l'istruzione? No. Vi hanno daro buone strade? Neanche quelle. [...]

E una situazione paradossale quando una dozzina di delinquenti ci deruba tutti, noi e voi, ci deruba ogni giorno e noi lo tolleriamo. Io non intendo tollerarlo. Ripeto, quanto sarà necessario stare qui, a un metro da questa gabbia, un metro dentro questa gabbia, resterò qui — ci sono cose più importanti. [...]

Forse sembrerà ingenuo, e su queste parole si può ironizzate e sorridere, ma invito assolutamente tutti a vivere senza menzogna. Non c’è altro modo, non c'è un’altra ricetta nel nostro Paese in questo momento.

Voglio ringraziare tutti per il loro sostegno. Voglio esortare tutti a vivere senza menzogna. Sono assolutamente sicuro che se mi isoleranno, se mi metteranno in prigione, qualcun altro prenderà il mio posto. Non ho fatto nulla di speciale o di difficile: chiunque può fare quanto ho fatto. Sono sicuro che nella Fondazione per la lotta contro la corruzione e altrove ci saranno persone che continueranno a fare la stessa cosa, indipendentemente dalle decisioni di questi tribunali, il cui unico obiettivo è creare un’apparenza di legalità. Grazie. [p. 48]»

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