CAPITOLO II

Don Chisciotte, 2° volume

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Table of Contents

La storia racconta che le voci sentite da don Chisciotte, dal curato e dal barbiere partivan dalla serva; la quale incollerita e lottando con Sancio Pancia, che voleva ad ogni costo ed a suo dispetto entrare a veder don Chisciotte, dicevagli:

— Che vuoi tu, animalaccio, in casa nostra? vattene per le tue, vagabondo, ché tu sei quello, e non altri che disvia il padrone e lo conduce al precipizio.» Rispondeva Sancio:

— Serva del diavolo, il disviato e il malgiunto sono io e non già il tuo padrone? egli fu che mi ha fatto girare per questi mondi, e voi altre la sbagliate del doppio; egli fu che mi ha tolto di casa mia con mille pretesti, e mi ha promesso un'isola che sto sempre aspettando.

— Che le maledette isole ti possano affogare, Sancio birbone, rispose la nipote: e che cosa sono queste isole? sono forse qual che cosa da mangiare? ghiottone goloso che sei.

— Non da mangiare, ma da governare e da reggere meglio che quattro città e quattro magistrature, rispose Sancio.

— Con tutto questo, disse la serva, qua non entrerai tu, sacco di ribalderie, balla di tutte le malizie: vattene a governare la casa tua, a lavorare le tue terre; e finisci di pretender isole od isolotti.»

Si prendeano grande solazzo il curato e il barbiere nell'udire le baruffe che facevano quei due; ma don Chisciotte per timore che Sancio non incominciasse a snocciolar giù un mucchio di scioccherie maliziose, od a toccare certi punti disdicevoli alla sua riputazione, lo chiamò a sé, obbligando la serva a tacere e a lasciargli libero l'ingresso. Entrò Sancio, e sì il curato come il barbiere presero commiato da don Chisciotte, della cui guarigione disperarono, vedendo fino a qual segno stava ancor fitto nei suoi stravolti pensieri, e quanto fosse imbevuto nelle scioccaggini delle sue malerranti cavallerie; e perciò disse il curato al barbiere:

— Voi vedrete, compare, che quando meno ce l'aspettiamo il nostro idalgo esce un'altra volta in cerca di avventure.

— Io non ne dubito punto, rispose il barbiere; ma non mi fa tanta maraviglia la pazzia del cavaliere, quanto la balordagine dello scudiere; a cui pare così certo il fatto dell'isola, che niuna cosa ne lo potrebbe disingannare.

— Dio lo risani, disse il curato; noi intanto stiamcene ad osservare, e vedremo dove vada a parare questa macchina di spropositi di tal cavaliere e di tale scudiere, che paiono stampati in una medesima forma; sicché sembra che senza le balorderie del servitore non vagliano un'acca le pazzie del padrone.

— Così è, disse il barbiere, ma io bramerei di saper i discorsi che terranno fra loro presentemente.

— Io sono certo, rispose il curato, che la nipote e la serva ce li faranno sapere; ché non sono esse tali da tralasciar di appagare la loro curiosità.»

Frattanto don Chisciotte si rinchiuse con Sancio nel suo appartamento, e trovandosi tutti e due soli disse a Sancio:

— Molto mi pesa che tu mi vai incolpando di averti tolto di casa tua per le mie peregrinazioni: noi siamo usciti insieme; scambievole fu la nostra colleganza e la nostra varia fortuna; una medesima mutabilità di vicende abbiamo corso egualmente; e se tu fosti una volta sbalzato in aria colla coperta, io cento volte fui bastonato; ed in ciò solo ho io avuta una parte maggiore della tua.

— Quest'era ben di dovere, rispose Sancio, perché a detta di vossignoria, vanno le sventure più attaccate ai cavalieri erranti che agli scudieri

— Tu sei in errore, Sancio mio, disse don Chisciotte: giusta il detto: Quando caput dolet...

— Non intendo altro linguaggio che il mio, replicò Sancio.

— Ho voluto dire, soggiunse don Chisciotte, che quando duole la testa, dolgono anche tutti gli altri membri; e perciò essendo io il tuo padrone e signore, sono la tua testa, e te parte di me per essere mio servidore; e perciò dei provar dolore del mio male siccome debbo io sentirlo del tuo.

— A questo modo, disse Sancio, la dovrebbe essere; ma quando io membro ero sbalzato in aria sulla coperta, stava la mia testa dietro le muraglie della corte vedendomi a volare senza provar dolore di sorta alcuna; e se sono obbligati i membri a dolersi del male della testa, era la testa in dovere di dolersi del male dei membri.

— Vuoi forse con ciò inferire, o Sancio, disse don Chisciotte, che io non sentissi dolore in quel frangente? se ciò tu credi, non dirlo né pensarlo nemmeno, perché io provavo nello spirito maggiore tormento che tu nel corpo: ma lasciamo da parte questo discorso, che verrà tempo di ponderarlo, e facciamoci a quello che importa più. Dimmi, amico Sancio: che si dice di me in questa terra? In che opinione mi tiene il volgo? che pensano di me gl'idalghi, e che i cavalieri? che dicono del mio valore? delle mie prodezze? della mia cortesia? che si discorre circa l'assunto da me preso di risuscitare e restituire nel mondo il già smarrito ordine di cavalleria? Bramo, o Sancio, che tu mi dica per disteso ciò che intorno a tale proposito ti giunse all'orecchio, e senz'alterazione alcuna sì in bene che in male, dovendo i fedeli vassalli dire la verità ai loro padroni con perfetta schiettezza, senza ombra di quella cortigianeria che accresce e diminuisce le cose per vani rispetti. Voglio che tu sappia, Sancio mio, che se agli orecchi dei principi giungesse la verità ignuda e senza il manto dell'adulazione, questi sarebbero altri secoli, e le passate età verrebbero reputate di ferro in confronto della nostra, sicché potremmo dire che viviamo nell'età dell'oro; e vàlgati, o Sancio, questo avvertimento, perché limpidamente e colla più retta intenzione tu abbia a farmi sapere in tutta la purità le cose che sai, e che ti ho dimandate.

— Adempirò ben volentieri i suoi comandi, signor mio, rispose Sancio, a condizione però che non debba vossignoria sdegnarsi della mia relazione, poiché ella vuole ch'io dica le cose nude nude, senza aggiungere panni che le ricoprano.

— Oh non mi adonterò in modo alcuno, rispose don Chisciotte, e tu ben puoi, Sancio, liberamente parlare senza giri viziosi di espressioni figurate.

— Dico dunque per primo capo, Sancio soggiunse, che il volgo tiene vossignoria per un solennissimo matto, e tiene me, non che altro, per uno stolido. Gl'idalghi sono tutti d'accordo a protestare che non si contiene vossignoria nei confini della sua condizione, e che si ha arrogato il Don, e si è fatto cavaliere con poche viti e pochi solchi di terra, e con uno straccio dinanzi ed un altro di dietro. Dicono i cavalieri che spiace loro che gl'idalghi attentino alla loro preminenza, e specialmente quegl'idalghi scuderili che danno il nero di fumo alle scarpe, e rattoppano i buchi delle calzette nere con seta verde.

— Questo, disse don Chisciotte, non mi risguarda, andando sempre io bene vestito e non mai rappezzato; rotto potrebb'essere il mio abito, ma per colpa più dell'armi che della troppa vecchiezza.

— In quanto poi, seguitò Sancio, al valore, alla cortesia, alle prodezze ed all'assunto preso da vossignoria variano i pareri. Gli uni dicono: pazzo ma grazioso! altri: valoroso ma sfortunato! taluni: cortese ma impertinente! e di questo trotto vanno tirando fuori tante cose da non lasciare né a vossignoria né a me osso sano.

— Considera, mio buon Sancio, rispose don Chisciotte, che ove in eminente grado virtù risiede, ivi piomba la persecuzione; e pochi o niuno dei celebri personaggi delle andate età si sottrassero all'acuto morso della calunnia o della più fina malizia. Giulio Cesare coraggiosissimo, prudentissimo, valorosissimo capitano, fu tacciato di ambizione e di poca nettezza nei vestiti, ed eziandio nel costume. Alessandro, che meritò il sopranome di Grande per le sue imprese, venne accusato di essere stato una qualche volta ubbriaco. Di Ercole celebratissimo per le tante sue fatiche, raccontasi che fu intemperante ed effemminato. Si mormora di don Galaorre, fratello di Amadigi di Gaula, che fosse un accattabrighe smodato; e di suo fratello che fosse un piagnone: di maniera che, o Sancio, fra tante calunnie ad offesa dei buoni possono aver luogo alcune anche ad offesa mia purché sieno limitate a ciò che mi hai riferito.

— Qui sta il punto, al corpo di mio padrone, replicò Sancio.

— Ma v'è di peggio? domandò don Chisciotte.

— Resta la coda da scorticare, disse Sancio e quello che ho detto sino adesso, è stato rose e fiori; ma se brama saper vossignoria appuntino tutte le calunnie delle quali ella è fatta bersaglio, condurrò qui chi gliene potrà dire per disteso, e senza che ne manchi un briciolo. Sappia che rimpatriò ieri a sera il figliuolo di Bartolomeo Carrasco, il quale ritorna dallo studio di Salamanca fatto baccelliere, ed essendo io stato da lui per dargli il ben venuto, mi disse che già la storia della signoria vostra si leggeva su per i libri col titolo: L'ingegnoso idalgo don Chisciotte della Mancia, ecc. Aggiunse ch'io vi sono ricordato col medesimo mio nome di Sancio Pancia, e così pure la signora Dulcinea del Toboso, colla giunta di altri segretuzzi fra noi due soli, che io mi sono fatti mille segni di croce per lo stupore che possano essere venuti a notizia di chi li ha scritti.

— Scommetterei, o Sancio, disse don Chisciotte, che l'autore della nostra istoria debb'essere stato qualche savio incantatore; ché a costoro nulla è nascosto di quello che imprendono a scrivere.

— E come che costui è stato mago o incantatore! replicò Sancio; poiché per quello che ne dice il detto baccelliere Sansone Carrasco, l'autore dell'istoria si chiama Cide Hamete Berengena.

— Questo è nome di Moro, rispose don Chisciotte.

— Può darsi, soggiunse Sancio, poiché intesi dire comunemente che i Mori sono amici delle erbe berengane

— Tu devi andar errato o Sancio, disse don Chisciotte, sul sopranome di questo Cide che in arabico vuol dire signore.

— Potrebbe anche essere, replicò Sancio; ma se brama vossignoria che faccia venir qui il baccelliere io andrò in un fiato a cercarlo.

— Ne avrò grande soddisfazione, disse don Chisciotte, che mi ha posto in confusione tutto quello che mi hai detto, né mangerò boccone che mi piaccia sinché io non abbia le più esatte e le più ampie informazioni.

— Ed io corro in traccia di lui,» disse Sancio.

Partì dunque dal suo padrone, andò a trovare il baccelliere, col quale tornò di lì a poco e seguirono poi fra loro i seguenti graziosissimi ragionamenti.

📂 In questa sezioneIn this section

  • CAPITOLO I: ESPERIMENTI DEL CURATO E DEL BARBIERE SOPRA LA MALATTIA DI DON CHISCIOTTE.
  • CAPITOLO II: NARRASI IL NOTABILE CONTRASTO SEGUITO TRA SANCIO PANCIA, LA NIPOTE E LA SERVA DI DON CHISCIOTTE; CON ALTRI GRAZIOSI SUCCESSI.
  • CAPITOLO III: DEL RIDICOLO DISCORSO TENUTO DA DON CHISCIOTTE, SANCIO PANCIA E IL BACCELLIERE SANSONE CARRASCO.
  • CAPITOLO IV: VENGONO SCIOLTI DA SANCIO PANCIA I DUBBII PROMOSSI DAL BACCELLIERE SANSONE CARRASCO E RESTANO SODDISFATTE LE SUE DOMANDE; CON LA GIUNTA Dl ALTRI SUCCESSI DEGNI DI ESSERE SAPUTI E RACCONTATI.
  • CAPITOLO V: DELL'ACCORTA E GRAZIOSA CONVERSAZIONE TENUTA DA SANCIO PANCIA CON TERESA SUA MOGLIE, E DI ALTRI AVVENIMENTI DEGNI DI FELICE RICORDANZA.
  • CAPITOLO VI: CIÒ CHE SEGUÌ TRA DON CHISCIOTTE, LA SUA NIPOTE, E LA SERVA: UNO DEI PIÙ IMPORTANTI CAPITOLI DI TUTTA L'ISTORIA.
  • CAPITOLO VII: DI CIÒ CHE SEGUÌ TRA DON CHISCIOTTE ED IL SUO SCUDIERE, CON ALTRI FAMOSISSIMI AVVENIMENTI.
  • CAPITOLO VIII: RACCONTASI CIÒ CHE ACCADDE A DON CHISCIOTTE RECANDOSI A VEDERE LA SIGNORA DULCINEA DEL TOBOSO.
  • CAPITOLO IX: SI RACCONTA QUELLO CHE STA SCRITTO NEL PRESENTE CAPITOLO.
  • CAPITOLO X: DELL'ARTE USATA DA SANCIO PER INCANTARE LA SIGNORA DULCINEA CON ALTRI AVVENIMENTI ALTRETTANTO GIOCOSI CHE VERI.
  • CAPITOLO XI: DELLA STRANA VENTURA CHE SUCCESSE AL VALOROSO DON CHISCIOTTE COLLA CARRETTA DELLA MORTE.
  • CAPITOLO XII: DELLA STRANA AVVENTURA ACCADUTA A DON CHISCIOTTE COL VALOROSO CAVALIERE DAGLI SPECCHI.
  • CAPITOLO XIII: SEGUITA L'AVVENTURA DEL CAVALIERE DAL BOSCO, E SI DESCRIVE IL GIUDIZIOSO, NUOVO E SOAVE COLLOQUIO SEGUITO FRA I DUE SCUDIERI.
  • CAPITOLO XIV: SEGUITA L'AVVENTURA DEL CAVALIERE DAL BOSCO.
  • CAPITOLO XV: DOVE SI NARRA CHI FOSSE IL CAVALIERE DAGLI SPECCHI E IL SUO SCUDIERE.
  • CAPITOLO XVI: CIÒ CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE CON UN GIUDIZIOSO CAVALIERE DELLA MANCIA.
  • CAPITOLO XVII: DIMOSTRASI L'ULTIMO PUNTO ED ESTREMO A CUI GIUNSE E POTÉ GIUGNERE L'INAUDITO ANIMO DI DON CHISCIOTTE, CON L'AVVENTURA DEI LEONI CONDOTTA A FORTUNATO FINE.
  • CAPITOLO XVIII: DI QUELLO CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE NEL CASTELLO O CASA DEL CAVALIERE DAL VERDE GABBANO CON ALTRI STRAORDINARI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XIX: AVVENTURA DEL PASTORE INNAMORATO, CON ALTRI VERI E GRAZIOSI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XX: NOZZE DI CAMACCIO IL RICCO, ED AVVENIMENTO DI BASILIO IL POVERO.
  • CAPITOLO XXI: PROSEGUONO LE NOZZE DI CAMACCIO CON ALTRI GUSTOSI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XXII: GRANDE AVVENTURA DELLA GROTTA DI MONTÉSINO SITUATA NEL CUORE DELLA MANCIA ALLA QUALE DIEDE IL VALOROSO DON CHISCIOTTE COMPIMENTO FELICE.
  • CAPITOLO XXIII: MARAVIGLIOSE COSE VEDUTE DAL CELEBRATISSIMO DON CHISCIOTTE NELLA PROFONDA GROTTA DI MONTESINO E DA LUI RACCONTATE, LA CUI GRANDEZZA E IMPOSSIBILITÀ VA A STABILIRE PER APOCRIFA LA PRESENTE VENTURA.
  • CAPITOLO XXIV: SI RACCONTANO MILLE CHIAPPOLERIE TANTO APPARTENENTI QUANTO NECESSARIE A BEN INTENDERE QUESTA GRANDE ISTORIA.
  • CAPITOLO XXV: AVVENTURA DEL RAGLIO DELL'ASINO, E GRAZIOSO SUCCESSO DEL BAGATTELLIERE COLLE MEMORABILI DIVINAZIONI DELLO SCIMMIOTTO INDOVINO.
  • CAPITOLO XXVI: CONTINUA LA GRAZIOSA AVVENTURA DEL BURATTINAIO, CON ALTRE COSE IN VERITÀ MOLTO GUSTOSE.
  • CAPITOLO XXVII: SI FA SAPERE CHI FOSSE MAESTRO PIETRO E LO SCIMIOTTO, ED IL MAL SUCCESSO DI DON CHISCIOTTE NELLA VENTURA DEL RAGLIO DELL'ASINOCHE NON LA FINÌ COM'EGLI AVREBBE VOLUTO, E COM'ERASI IMMAGINATO.
  • CAPITOLO XXVIII: COSE DETTE DA BEN-ENGELI CHE CHI LE LEGGERÀ LE SAPRÀ SE LE LEGGERÀ CON ATTENZIONE.
  • CAPITOLO XXIX: LA FAMOSA VENTURA DELLA BARCA INCANTATA.
  • CAPITOLO XXX: DI QUELLO CHE INTERVENNE A DON CHISCIOTTE CON UNA BELLA CACCIATRICE.
  • CAPITOLO XXXI: TRATTASI DI MOLTE E MOLTO IMPORTANTI COSE.
  • CAPITOLO XXXII: RISPOSTA DI DON CHISCIOTTE AL SUO RIPRENSORE, CON ALTRI IMPORTANTI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XXXIII: SAPORITO RAGIONAMENTO CHE LA DUCHESSA E LE SUE DONZELLE TENNERO CON SANCIO PANCIA DEGNO DI ESSERE LETTO E PONDERATO.
  • CAPITOLO XXXIV: PROGETTO PER TRARRE D'INCANTO DULCINEA DEL TOBOSO CHE FORMA UNA DELLE PIÙ CELEBRI AVVENTURE DI QUESTO LIBRO.
  • CAPITOLO XXXV: SI SEGUITA A PARLARE DEL MODO INDICATO A DON CHISCIOTTE PER TRARRE D'INCANTO DULCINEA, CON ALTRI MARAVIGLIOSI SUCCESSI.
  • CAPITOLO XXXVI: RACCONTASI LA STRANA E NON PRIMA IMMAGINATA VENTURA DELLA MATRONA DOLORIDA, DETTA ALTRIMENTI LA CONTESSA TRIFALDI; E SI LEGGERÀ UNA LETTERA SCRITTA DA SANCIO PANCIA A SUA MOGLIE TERESA PANCIA.
  • CAPITOLO XXXVII: CONTINUA LA FAMOSA VENTURA DELLA MATRONA DOLORIDA.
  • CAPITOLO XXXVIII: NARRASI CIÒ CHE FECE LA MATRONA DOLORIDA INTORNO ALLA SUA DISAVVENTURA.
  • CAPITOLO XXXIX: LA TRIFALDI CONTINUA IL RACCONTO DELLA SUA STUPENDA E MEMORABILE ISTORIA.
  • CAPITOLO XL: SI DICONO COSE APPARTENENTI A QUESTA AVVENTURA ED A SÌ MEMORABILE ISTORIA.
  • CAPITOLO XLI: VENUTA DI CLAVILEGNO E FINE DELLA PRESENTE PROLUNGATA VENTURA.
  • CAPITOLO XLII: DEI CONSIGLI DATI DA DON CHISCIOTTE A SANCIO PANCIA PRIMA CHE ANDASSE AL GOVERNO DELL'ISOLA CON ALTRE MEMORABILI COSE.
  • CAPITOLO XLIII: DEI SECONDI CONSIGLI DATI A SANCIO PANCIA DA DON CHISCIOTTE.
  • CAPITOLO XLIV: SANCIO PANCIA È CONDOTTO AL GOVERNO. — STRANA AVVENTURA ACCADUTA A DON CHISCIOTTE.
  • CAPITOLO XLV: COME IL GRAN SANCIO PANCIA PRESE IL POSSESSO DELLA SUA ISOLA E IN QUALE MANIERA COMINCIÒ A GOVERNARLA.
  • CAPITOLO XLVI: FORMIDABILE TERRORE CHE DIEDERO I CAMPANACCI ED I GATTI A DON CHISCIOTTE NEL PROGRESSO DEGLI AMORI COLLA INVAGHITA ALTISIDORA.
  • CAPITOLO XLVII: SEGUITA IL RACCONTO DEL MODO CON CUI CONDUCEVASI SANCIO PANCIA NEL SUO GOVERNO.
  • CAPITOLO XLVIII: DI CIÒ CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE CON DONNA RODRIGHEZ, MATRONA DELLA DUCHESSA, CON ALTRE VENTURE DEGNE DI ESSERE SCRITTE E CONSERVATE PERPETUAMENTE.
  • CAPITOLO XLIX: NARRASI CIÒ CHE AVVENNE A SANCIO PANCIA VISITANDO LA SUA ISOLA.
  • CAPITOLO L: SI DICHIARA QUALI FURONO GL'INCANTATORI E I CARNEFICI CHE FRUSTARONO LA MATRONA E PIZZICARONO DON CHISCIOTTE, E SI NARRA QUANTO ACCADDE AL PAGGIO CHE PORTÒ LA LETTERA A TERESA, MOGLIE DI SANCIO PANCIA.
  • CAPITOLO LI: DEL PROGRESSO NEL GOVERNO DI SANCIO PANCIA, CON ALTRI AVVENIMENTI IMPORTANTI E CURIOSI.
  • CAPITOLO LII: RACCONTASI L'AVVENTURA DELLA SECONDA MATRONA DOLORIDA, O ANGUSTIATA, CHIAMATA CON ALTRO NOME DONNA RODRIGHEZ.
  • CAPITOLO LIII: DEL TRAVAGLIOSO FINE CH'EBBE IL GOVERNO DI SANCIO PANCIA.
  • CAPITOLO LIV: TRATTASI DI COSE APPARTENENTI A QUESTA E NON AD ALCUN'ALTRA ISTORIA.
  • CAPITOLO LV: AVVENIMENTI DI SANCIO NEL SUO VIAGGIO, ED ALTRE COSE TANTO SINGOLARI QUANTO MAI SI PUÒ DIRE.
  • CAPITOLO LVI: DELLA SANGUINOSA E NON PIÙ VISTA BATTAGLIA SEGUITA TRA DON CHISClOTTE E LO STAFFIERE TOSILO, E DEL CONGEDO CHE PRESE DON CHISCIOTTE DAL DUCA.
  • CAPITOLO LVII: COME PIOVVERO SOPRA DON CHISCIOTTE TANTE VENTURE CHE L'UNA NON ASPETTAVA L'ALTRA.
  • CAPITOLO LVIII: STRAORDINARIO CASO CHE SUCCESSE A DON CHISCIOTTE E CHE PUÒ TENERSI IN CONTO DI VENTURA.
  • CAPITOLO LIX: DI QUELLO CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE ANDANDO A BARCELLONA.
  • CAPITOLO LX: DI CIÒ CHE AVVENNE A DON CHISCIOTTE ENTRANDO A BARCELLONA, CON ALTRE COSE CHE HANNO PIÙ DEL VERO CHE DEL SAVIO.
  • CAPITOLO LXI: LA VENTURA DELLA TESTA INCANTATA, CON ALTRE BAGATTELLE CHE NON SI PUÒ FAR A MENO DI NON RACCONTARE.
  • CAPITOLO LXII: DEL MALE CHE OCCASIONÒ A SANCIO LA VISITA DELLE GALERE, E DELLA NUOVA VENTURA DELLA BELLA MORESCA.
  • CAPITOLO LXIII: DELLA VENTURA CHE DIEDE PIÙ MOLESTIA A DON CHISCIOTTE DI QUANTE ALTRE GLI ERANO SUCCESSE.
  • CAPITOLO LXIV: SI VIENE A SAPERE CHI FOSSE IL CAVALIERE DALLA BIANCA LUNA, LIBERAZIONE DI DON GREGORIO ED ALTRI AVVENIMENTI.
  • CAPITOLO LXV: TRATTASI DI QUELLO CHE VEDRÀ CHI LEGGE O SARÀ PER UDIRE CHI SI FARÀ LEGGERE.
  • CAPITOLO LXVI: SI DETERMINA DON CHISCIOTTE DI FARSI PASTORE, E DI CONDURRE LA VITA TRA LE CAMPAGNE, FINCHÉ SCORRA L'ANNO DI SUA PROMESSA, CON ALTRI AVVENIMENTI PIACEVOLI E GUSTOSI.
  • CAPITOLO LXVII: SI NARRA IL PIÙ RARO E IL PIÙ NUOVO SUCCESSO CHE NELL'INTERO CORSO DI QUESTA GRANDE ISTORIA AVVENUTO SIA A DON CHISCIOTTE.
  • CAPITOLO LXVIII: CHE TIEN DIETRO AL CAPITOLO SESSANTASETTE, E TRATTA DI COSE NECESSARIE A SAPERSI PER MAGGIOR CHIAREZZA DI QUESTA STORIA.
  • CAPITOLO LXIX: DI CIÒ CHE ACCADDE A DON CHISCIOTTE CON SANCIO NEL RESTITUIRSI AL PAESE NATIVO.
  • CAPITOLO LXX: DON CHISCIOTTE E SANCIO ARRIVANO AL LORO PAESE.
  • CAPITOLO LXXI: DEGLI AUGURI CH'EBBE DON CHISCIOTTE ALL'ENTRARE NEL SUO PAESE CON ALTRI AVVENIMENTI CHE ADORNANO E ACCREDITANO QUESTA GRANDE ISTORIA.
  • CAPITOLO LXXII: COME DON CHISCIOTTE CADDE AMMALATO, E DEL TESTAMENTO CHE FECE E DELLA SUA MORTE.