il nervosismo comune

Lezione 24

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Table of Contents

VOLUME SECONDO - PRIMA SERIE DI LEZIONI

Parte terza
TEORIA GENERALE DELLE NEVROSI






Lezione 24

il nervosismo comune






Signore e Signori, ora che nelle ultime lezioni siamo venuti a capo di una parte così difficile del nostro assunto, ho deciso di abbandonare per un po' l'argomento e di rivolgermi a voi. So infatti che siete scontenti. Vi eravate raffigurati in modo diverso una "Introduzione alla psicoanalisi". Vi aspettavate di ascoltare esempi vivi, non teoria. Vorreste dirmi che quella volta, quando vi raccontai la parabola di "Al pianterreno e al primo piano", avevate afferrato qualcosa delle cause delle nevrosi, anche se avreste voluto che fossero osservazioni reali e non storie inventate. Oppure, quando all'inizio vi descrissi due sintomi - non inventati, questi, si spera - e ne sviluppai la soluzione e il rapporto con la vita delle malate, vi si chiarì il "senso" dei sintomi. Speravate che proseguissi in questo modo. Invece vi ho offerto teorie prolisse, difficili da abbracciare mentalmente, che non erano mai complete, alle quali si aggiungeva sempre qualcosa di nuovo; ho lavorato con concetti che non vi avevo ancora presentato; sono passato da un'esposizione descrittiva a una concezione dinamica, da questa a una concezione cosiddetta "economica"; vi ho reso difficile comprendere quanti, dei termini tecnici impiegati, significhino la stessa cosa e si alternino a vicenda solo per ragioni di eufonia; vi ho presentato concezioni grandiose quali i princìpi di piacere e di realtà e il patrimonio ereditato filogeneticamente; e, invece di introdurvi a qualcosa, vi ho fatto sfilare davanti agli occhi qualcosa che si allontana sempre più da voi. Perché non ho iniziato l'introduzione alla dottrina delle nevrosi con quello che voi già sapete sul nervosismo e che ha suscitato da tempo il vostro interesse? Con l'indole peculiare dei nervosi, le loro incomprensibili reazioni di fronte ai rapporti umani e alle influenze esterne, la loro irritabilità, la loro imprevedibilità e inettitudine? Perché non vi ho condotto passo passo dalla comprensione delle forme quotidiane più semplici del nervosismo fino ai problemi delle sue manifestazioni estreme ed enigmatiche? Ebbene, Signori, non posso assolutamente darvi torto. Non sono infatuato della mia abilità espositiva al punto da spacciare ogni suo difetto per un'attrattiva particolare. Credo anch'io che si sarebbe potuto fare altrimenti, con maggior profitto da parte vostra, ed era nelle mie intenzioni farlo. Ma non sempre si possono mettere in atto le proprie savie intenzioni. Spesso c'é nella materia stessa qualcosa che ci comanda e ci distoglie dai nostri primi intenti. Perfino un'operazione così modesta come il disporre secondo un certo ordine un materiale ben noto non é interamente soggetta all'arbitrio dell'autore; riesce come vuole e solo retrospettivamente ci si può chiedere perché le cose siano andate così e non altrimenti. Una delle ragioni di ciò é che probabilmente il titolo "Introduzione alla psicoanalisi" non é più adatto per questa sezione, che deve trattare delle nevrosi. L'introduzione alla psicoanalisi é data dallo studio degli atti mancati e del sogno; la teoria delle nevrosi é la psicoanalisi stessa. Non credo che in un tempo tanto breve avrei potuto rendervi edotti sul contenuto della teoria delle nevrosi altrimenti che in forma così concentrata. Si trattava perciò di esporvi, mettendoli tra loro in relazione, il senso e l'importanza dei sintomi, le condizioni esterne e interne che li determinano, e il meccanismo con cui si fondano. Questo é quanto ho tentato di fare, ed é più o meno il nocciolo di ciò che la psicoanalisi ha da insegnare oggi. A questo proposito c'era molto da dire sulla libido e sul suo sviluppo, e qualcosa anche sullo sviluppo dell'Io. Alle premesse della nostra tecnica, ai grandi temi dell'inconscio e della rimozione (o della resistenza) eravate già preparati dalla sezione introduttiva. In una delle prossime lezioni apprenderete da dove il lavoro psicoanalitico prenda le mosse per proseguire in modo organico. Fin dall'inizio non vi ho tenuto nascosto che tutte le nostre scoperte derivano dallo studio di un unico gruppo di affezioni nervose, le cosiddette nevrosi di traslazione. Ho addirittura seguìto il meccanismo della formazione dei sintomi solo per la nevrosi isterica. Anche se non avete potuto acquistare una solida conoscenza e tenere a mente ogni particolare, spero tuttavia che avrete ricavato un quadro dei mezzi con i quali la psicoanalisi lavora, dei problemi che affronta e dei risultati che ha conseguito. Vi ho attribuito il desiderio che la mia esposizione delle nevrosi iniziasse con il comportamento delle persone nervose, con la descrizione del modo in cui soffrono per la loro nevrosi, del modo in cui se ne difendono e ci si adattano. Certamente questa é una materia interessante, degna di essere studiata e anche non molto difficile da trattare, ma iniziare con essa implica dei problemi. Si corre il rischio di non scoprire l'inconscio, trascurando nel contempo la grande importanza della libido e giudicando ogni cosa secondo come essa appare all'Io dei nervosi. Che questo Io non sia un'istanza attendibile e imparziale, é ovvio. L'Io é infatti la potenza che rinnega l'inconscio e l'ha degradato a rimosso: come si dovrebbe crederlo capace di rendere giustizia all'inconscio? Tra quanto é stato rimosso ci sono in prima linea le pretese respinte della sessualità; é del tutto evidente che non potremo mai indovinare l'entità e l'importanza di queste pretese basandoci sulle concezioni che ne ha l'Io. A partire dal momento in cui cominciamo a intravedere il punto di vista della rimozione, veniamo ammoniti anche noi a non eleggere a giudice della controversia una delle due parti in causa, tantomeno quella vittoriosa. Siamo preparati al fatto che le dichiarazioni dell'Io ci portano fuori strada. A volergli credere, l'Io é stato attivo dappertutto, ha voluto e prodotto da sé i suoi sintomi. Noi sappiamo invece che ha dovuto subire una buona dose di passività, che poi vuole occultare e mascherare a sé stesso. Invero, non sempre si arrischia a fare questo tentativo; nei sintomi della nevrosi ossessiva, deve ammettere a sé stesso che c'é qualcosa di estraneo che gli si fa contro, da cui si difende solo a fatica. Chi, nonostante questi ammonimenti, non rinuncia a prendere per moneta sonante le mistificazioni dell'Io, ha poi indubbiamente il gioco facile e riuscirà a sottrarsi alle resistenze che si oppongono all'accentuazione psicoanalitica dell'inconscio, della sessualità e della passività dell'Io. Costui affermerà, come ha fatto Alfred Adler, che il "carattere nervoso'' é la causa prima della nevrosi, anziché la sua conseguenza; non sarà comunque in grado di chiarire un solo dettaglio della formazione dei sintomi o di spiegare un solo sogno. Domanderete: "Non é possibile riconoscere all'Io la parte che gli spetta nel nervosismo e nella formazione dei sintomi, senza con questo trascurare grossolanamente i fattori scoperti dalla psicoanalisi?" Rispondo: "Certo che dev'essere possibile, e prima o poi, succederà; ma non é nell'indirizzo di lavoro della psicoanalisi cominciare proprio di qui". E' comunque possibile prevedere quando questo compito si presenterà alla psicoanalisi. Ci sono nevrosi alle quali l'Io prende parte in modo assai più intenso che non a quelle finora studiate; sono le cosiddette nevrosi "narcisistiche". Lo studio analitico di queste affezioni ci metterà in grado di giudicare in modo imparziale e attendibile la parte che ha l'Io nel manifestarsi della malattia nevrotica. Tuttavia, una delle relazioni dell'Io con la sua nevrosi dà talmente nell'occhio che ha potuto essere presa in considerazione fin dall'inizio. Si direbbe che non manca mai; la si riconosce però con maggior chiarezza in un'affezione dalla cui comprensione siamo oggi ancora lontani, ossia nella NEVROSI TRAUMATICA. Dovete sapere, infatti, che nell'etiologia e nel meccanismo di tutte le forme possibili di nevrosi entrano in azione sempre gli stessi fattori, solo che il significato fondamentale per la formazione dei sintomi tocca ora all'uno ora all'altro di questi fattori. Succede come con gli attori di una compagnia teatrale nella quale ognuno ha una parte fissa: eroe, confidente, intrigante eccetera; ciascuno però sceglierà un pezzo diverso per il suo spettacolo di beneficenza. Allo stesso modo: le fantasie che si convertono in sintomi in nessun'altra nevrosi sono evidenti come nell'isteria; i controinvestimenti o formazioni reattive dell'Io dominano il quadro della nevrosi ossessiva; ciò che nel caso del sogno abbiamo chiamato "elaborazione secondaria" sta in primo piano sotto forma di delirio nella paranoia, e via dicendo. Allo stesso modo nelle nevrosi traumatiche, particolarmente in quelle originate dagli orrori della guerra, si impone inequivocabilmente un motivo dell'Io di tipo egocentrico, motivo volto a ottenere protezione e vantaggio e che forse non può di per sé creare la malattia, ma le dà il suo consenso e la sostiene una volta sorta. Questo motivo vuole preservare l'Io dai pericoli che, minacciandolo, furono la causa occasionale della malattia, e non permetterà la guarigione se prima non sembrerà escluso il ripetersi di essi, oppure solo dopo che sarà ottenuta una compensazione per lo scampato pericolo. Ma l'Io ha un interesse analogo all'insorgere e al permanere della nevrosi in tutti gli altri casi. Abbiamo già detto che i sintomi trovano sostegno anche nell'Io, perché un loro aspetto offre soddisfazione alla tendenza rimovente dell'Io stesso. Inoltre, la risoluzione di un conflitto mediante la formazione di sintomi é la via d'uscita più comoda e più gradita al principio di piacere; indubbiamente essa risparmia all'Io un grande e tormentoso lavoro interiore. Ci sono anzi casi nei quali il medico stesso deve ammettere che lo sfociare di un conflitto nella nevrosi rappresenta la soluzione più innocua e socialmente più tollerabile. Non stupitevi di udire che perfino il medico, talvolta, prende le parti della malattia contro cui combatte. Non gli si addice rinserrarsi nella parte del fanatico della salute, di fronte a tutte le situazioni della vita; egli sa che al mondo non c'é solo miseria nevrotica, ma anche sofferenza reale, irrimediabile, e che la necessità può anche esigere da un uomo il sacrificio della sua salute; e impara che attraverso tale sacrificio di un individuo singolo viene spesso impedita l'infelicità incommensurabile di molti altri. Se dunque si può dire che il nevrotico davanti a un conflitto effettua sempre la "fuga nella malattia", bisogna anche concedere che in taluni casi questa fuga é pienamente giustificata, e il medico che ha riconosciuto questo stato di cose si ritirerà silenziosamente e con delicatezza in disparte. Ma prescindiamo da questi casi eccezionali e procediamo nella discussione. In circostanze normali, riconosciamo che dall'evasione nella nevrosi deriva all'Io un certo interiore tornaconto della malattia. A questo si associa, in talune situazioni dell'esistenza, un tangibile vantaggio esterno, cui va dato nella realtà un valore più o meno alto. Considerate il caso più frequente di questo tipo. Una donna, trattata brutalmente e sfruttata senza riguardi dal marito, trova assai spesso una via di scampo nella nevrosi, se la sua predisposizione glielo consente, se é troppo codarda o troppo scrupolosa per consolarsi segretamente con un altro uomo, se non é abbastanza forte per separarsi dal marito sfidando gli impedimenti esterni, se non ha la prospettiva di mantenersi da sola o di conquistarsi un uomo migliore, e inoltre se é ancora legata sessualmente a quest'uomo brutale. La malattia diventa ora, nella lotta contro il marito prepotente, la sua arma, un'arma che può usare per difendersi e di cui può abusare per vendicarsi. Essa può lamentarsi della sua malattia, mentre probabilmente non potrebbe lamentarsi del suo matrimonio. Trova un soccorritore nel medico, costringe il marito, solitamente privo di considerazione, a usarle dei riguardi, a fare delle spese per lei, a concederle il tempo di assentarsi da casa e quindi di liberarsi dall'oppressione coniugale. Nel caso che un tale tornaconto esterno o accidentale della malattia sia molto rilevante e non possa trovare alcun sostituto reale, non fate molto assegnamento sulla possibilità di influire sulla nevrosi mediante la vostra terapia. Mi farete osservare che quello che vi ho raccontato sul tornaconto della malattia parla interamente a favore della concezione da me respinta, che sia l'Io stesso a volere e a creare la nevrosi. Adagio, Signori, forse ciò significa soltanto che l'Io tollera la nevrosi, la quale d'altronde non può essere impedita, e che ne trae il meglio, ammesso che se ne possa trarre qualcosa. Questo é solo un lato della questione, e per la verità quello gradevole. Finché la nevrosi presenta vantaggi, l'Io é senz'altro d'accordo con essa, ma essa non presenta soltanto vantaggi. Di solito diviene ben presto evidente che l'Io ha fatto un cattivo affare a mettersi con la nevrosi. Ha comprato a troppo caro prezzo un alleviamento del conflitto, e le sofferenze legate ai sintomi sono forse un sostituto che equivale ai tormenti del conflitto, ma probabilmente con un sovrappiù di dispiacere. L'Io vorrebbe liberarsi da questo dispiacere dei sintomi, ma non rinunciare al tornaconto della malattia, ed é appunto questo che non gli riesce. Ciò dimostra che non era così interamente attivo come credeva di essere; e questo lo terremo bene a mente. Signori, se in qualità di medici avrete a che fare con nevrotici, abbandonerete presto la speranza che coloro che gemono e piangono più forte sulla loro malattia vengano più volenterosamente incontro all'aiuto loro prestato e offrano le minori resistenze. Avviene piuttosto il contrario. D'altronde vi sarà facile capire che tutto ciò che contribuisce al tornaconto della malattia rafforza la resistenza della rimozione e aumenta la difficoltà terapeutica. Alla parte di tornaconto della malattia che nasce, per così dire, col sintomo, dobbiamo però aggiungerne un'altra, che sorge più tardi. Quando un'organizzazione psichica come la malattia perdura per parecchio tempo, finisce per comportarsi come un essere indipendente; manifesta una sorta di pulsione di autoconservazione, una specie di "modus vivendi", si stabilisce tra essa e le altre componenti della vita psichica, perfino quelle che le sono fondamentalmente ostili, e difficilmente le mancano le occasioni per tornare a dimostrarsi utile e sfruttabile, per acquisire, direi quasi, una FUNZIONE SECONDARIA, che ne rafforza nuovamente la stabilità. Invece di un esempio tratto dalla patologia, prendiamo un caso crudamente illustrativo traendolo dalla vita quotidiana. Un bravo lavoratore che si guadagna la vita viene storpiato da un infortunio sul lavoro; con il lavoro é finita, per il poveretto, che però col tempo riceve una piccola pensione di invalidità e impara a sfruttare come mendicante la sua mutilazione. La sua nuova esistenza, per quanto peggiorata, si basa ora proprio su ciò che lo ha privato dell'esistenza precedente. Se voi poteste togliergli la deformazione, lo rendereste nell'immediato privo di mezzi di sussistenza e sorgerebbe il problema se sia ancora capace di riprendere il lavoro di prima. Ciò che nel caso della nevrosi corrisponde a un simile sfruttamento secondario della malattia possiamo contrapporlo al tornaconto primario, dandogli il nome di tornaconto SECONDARIO della malattia. In generale, vorrei dirvi di non sottovalutare l'importanza pratica del tornaconto della malattia e, al tempo stesso, di non lasciarvi impressionare da esso sotto l'aspetto teorico. Anche a prescindere dai casi eccezionali di cui abbiamo precedentemente riconosciuto l'esistenza, esso richiama alla mente gli esempi di " saggezza degli animali ", che Oberlonder ha illustrato nei "Fliegende Blutter''. Un arabo percorre sul suo cammello uno stretto sentiero scavato in una ripida parete rocciosa. A una svolta del cammino, si vede improvvisamente di fronte un leone, che si prepara a spiccare il salto. Non vede alcuna via di scampo: da una parte la parete verticale, dall'altra l'abisso; voltarsi e fuggire é impossibile; si dà per spacciato. Ma non così l'animale. Esso fa, con il suo cavaliere, un balzo nell'abisso... e al leone non resta che guardare. Anche gli aiuti prestati dalla nevrosi non hanno, di solito, un esito migliore per l'ammalato. Ciò può dipendere dal fatto che la risoluzione di un conflitto mediante la formazione di sintomi é un processo automatico che non é in grado di mostrarsi all'altezza delle esigenze della vita e nel quale l'uomo ha rinunciato all'impiego delle sue migliori e più elevate energie. Se ci fosse possibilità di scelta, si dovrebbe preferire soccombere lottando lealmente con il destino.

Signori, vi sono ancora debitore delle ragioni per cui nella mia esposizione della teoria delle nevrosi non sono partito dal nervosismo comune. Forse supponete che l'abbia fatto perché in questo caso dimostrare l'origine sessuale delle nevrosi mi sarebbe stato assai più difficile. Ma qui sbagliereste, perché se nelle nevrosi di traslazione ci si deve far strada attraverso l'interpretazione dei sintomi prima di arrivare a questa conclusione, nelle forme comuni delle cosiddette NEVROSI ATTUALI l'importanza etiologica della vita sessuale é un dato di fatto evidente che si impone all'osservazione. Io mi sono imbattuto in esso più di venti anni fa allorché un giorno mi domandai perché mai nell'esame dei nervosi si trascurasse tanto ostinatamente di prendere in considerazione le loro attività sessuali. A queste ricerche sacrificai allora la mia popolarità presso gli ammalati, ma già dopo breve fatica potei formulare la tesi che "con una vita sessuale normale, la nevrosi é impossibile": intendevo la nevrosi attuale. Certamente la tesi trascura troppo le differenze individuali degli uomini e soffre anche dell'indeterminatezza che non può andare disgiunta dal giudizio di "normale"; tuttavia, ai fini di un orientamento approssimativo, essa ha conservato ancora oggi il suo valore. A quel tempo ero giunto al punto di postulare relazioni specifiche tra determinate forme di nervosismo e particolari pratiche sessuali nocive, e non dubito che oggi potrei ripetere le stesse osservazioni, se avessi a disposizione un analogo materiale patologico. Riscontrai abbastanza spesso che un uomo che si accontentava di un certo genere di soddisfacimento sessuale incompleto, per esempio l'onanismo manuale, era affetto da una determinata forma di nevrosi attuale, e che questa nevrosi cedeva prontamente il posto a un'altra nevrosi quando egli introduceva un altro regime sessuale, altrettanto poco irreprensibile. Ero allora in grado di indovinare dal mutamento dello stato dell'ammalato il cambiamento avvenuto nel suo tipo di vita sessuale. A quel tempo imparai anche a perseverare ostinatamente nelle mie supposizioni, finché non avessi superato l'insincerità dei pazienti e li avessi costretti alla conferma. E' vero anche che essi preferivano poi andare da altri medici, i quali non si informavano tanto zelantemente sulla loro vita sessuale. Anche allora non poteva sfuggirmi il fatto che le cause della malattia non rimandavano sempre alla vita sessuale. L'uno, é vero, si era ammalato direttamente per una pratica sessuale nociva, ma l'altro perché aveva perso il suo patrimonio o aveva avuto una malattia organica che l'aveva estenuato. La spiegazione di questa varietà l'ebbi più tardi, allorché venni a conoscenza delle relazioni reciproche e da me sospettate tra l'Io e la libido, e la spiegazione divenne tanto più soddisfacente quanto più in profondità giungeva la mia conoscenza. Una persona si ammala di nevrosi solo nel caso in cui il suo Io abbia perso la capacità di collocare in qualche modo la sua libido. Quanto più forte é l'Io, tanto più facile gli diventa la soluzione di questo compito; ogni indebolimento dell'Io - qualsiasi ne sia la causa - é destinato ad accrescere smisuratamente le pretese della libido, e rende quindi possibile la malattia nevrotica. Ci sono anche altre e più intime relazioni tra l'Io e la libido, le quali però non sono ancora apparse al nostro orizzonte, e che perciò non mi accingo a spiegare qui. Resta per noi essenziale e istruttivo il fatto che, in ogni caso e indipendentemente dal modo in cui si instaurò la malattia, i sintomi della nevrosi sono sorretti dalla libido e attestano così un impiego abnorme della stessa. Ora, tuttavia, devo richiamare la vostra attenzione sulla differenza decisiva che c'é tra i sintomi delle nevrosi attuali e quelli delle psiconevrosi, il primo gruppo delle quali, le nevrosi di traslazione, ci ha tenuti tanto occupati finora. In entrambi i casi, i sintomi hanno origine dalla libido, sono quindi impieghi abnormi di questa, sostituti del soddisfacimento. Ma i sintomi delle nevrosi attuali - senso di pressione alla testa, percezioni dolorose, stato di irritazione di un organo, indebolimento o inibizione di una funzione - non hanno alcun "senso", alcun significato psichico. Non solo si manifestano prevalentemente sul corpo (come, ad esempio, anche i sintomi isterici), ma sono essi stessi processi interamente somatici, alla cui genesi non concorre nessuno dei complicati meccanismi psichici di cui siamo venuti a conoscenza. Dunque questi, e non i sintomi psiconevrotici, rispondono alle caratteristiche per così lungo tempo ascritte ai secondi. Ma come possono allora corrispondere a impieghi della libido, che abbiamo conosciuto come una forza operante nella psiche? Ebbene, Signori, é molto semplice. Permettetemi di riesumare una delle primissime obiezioni che sono state sollevate contro la psicoanalisi. Si disse allora che essa tentava di costruire una teoria puramente psicologica dei fenomeni nevrotici, e che ciò era completamente privo di prospettive giacché mai le teorie psicologiche avrebbero potuto spiegare una malattia. Si preferiva dimenticare che la funzione sessuale non é affatto qualcosa di puramente psichico, così come non é qualcosa di meramente somatico. Essa influisce sulla vita somatica non meno che su quella psichica. Visto che nei sintomi delle psiconevrosi abbiamo imparato a riconoscere le manifestazioni dei disturbi nei loro effetti psichici, non ci stupiremo di trovare nelle nevrosi attuali le dirette conseguenze somatiche dei disturbi sessuali. Per la concezione di questi ultimi disturbi, la clinica medica ci dà una preziosa indicazione, tenuta presente da diversi ricercatori. Le nevrosi attuali, nei particolari della loro sintomatologia ma anche nella loro peculiarità di influenzare tutti i sistemi organici e tutte le funzioni, rivelano un'inconfondibile somiglianza con gli stati morbosi che insorgono per l'influsso cronico di sostanze tossiche esterne e per l'improvvisa sottrazione delle medesime: con le intossicazioni e con gli stati di astinenza. I due gruppi di affezioni vengono ancora più strettamente avvicinati per l'interporsi di quegli stati che, come il morbo di Basedow, vanno notoriamente fatti risalire all'azione di sostanze tossiche: non di tossine che vengono introdotte nel corpo dall'esterno, bensì di tossine che traggono origine dal metabolismo stesso del soggetto. Secondo me, conformemente a queste analogie, non possiamo fare a meno di considerare le nevrosi quali conseguenze di disturbi del metabolismo sessuale, sia che queste tossine sessuali vengano prodotte in quantità maggiore a quella cui l'individuo può far fronte, sia che condizioni interne e persino psichiche pregiudichino il giusto impiego di queste sostanze. L'anima popolare ha reso omaggio fin dai tempi più remoti a ipotesi consimili sulla natura del desiderio sessuale: essa chiama l'amore una "ebbrezza" e fa nascere l'innamoramento per opera di filtri amorosi, spostandone in certo qual modo verso l'esterno la sostanza agente. Quanto a noi, questa potrebbe esser l'occasione di rammentarci delle zone erogene e dell'affermazione che l'eccitamento sessuale può sorgere nei più diversi organi. Per il resto però, l'espressione ''metabolismo sessuale" o "chimismo della sessualità" é priva di contenuto; non sappiamo nulla in proposito e non possiamo nemmeno decidere se dobbiamo supporre due sostanze sessuali, che si chiamerebbero "maschile" e ''femminile'', oppure se é il caso di accontentarsi di una sola tossina sessuale nella quale ravvisare il veicolo di tutti gli effetti stimolanti della libido. L'edificio dottrinale della psicoanalisi che abbiamo creato é in realtà una sovrastruttura, che prima o poi ha da essere collocata sul suo fondamento organico; ma questo non ci é ancora noto. La psicoanalisi come scienza é caratterizzata non dalla materia che tratta, ma dalla tecnica con la quale opera. La si può applicare tanto alla storia della civiltà, alla scienza delle religioni e alla mitologia quanto alla teoria delle nevrosi, senza fare violenza alla sua natura. Ciò cui essa mira e che raggiunge non é altro che la scoperta dell'inconscio nella vita psichica. I problemi delle nevrosi attuali, i cui sintomi sorgono probabilmente per un intervento nocivo diretto di natura tossica, non offrono alla psicoanalisi alcun punto d'approccio; essa può fare ben poco per chiarirli e deve lasciare questo compito all'indagine medico-biologica. Forse ora comprendete meglio perché non abbia scelto un'altra disposizione per la mia materia. Se vi avessi promesso una "Introduzione alla teoria delle nevrosi", la via giusta sarebbe stata indubbiamente quella che va dalle semplici manifestazioni che caratterizzano le nevrosi attuali alle malattie psichiche più complicate dovute a disturbo della libido. In relazione alle prime avrei dovuto raccogliere tutto ciò che abbiamo appreso o crediamo di sapere da diverse fonti, e, in relazione alle psiconevrosi, sarebbe poi intervenuta la psicoanalisi, come il più importante ausilio tecnico per far luce su questi stati. Mi ero però proposto, e avevo annunciato, una "Introduzione alla psicoanalisi"; per me era più importante che voi acquisiste un'idea della psicoanalisi che non qualche nozione sulle nevrosi, e dunque non potevo più mettere in primo piano le nevrosi attuali, che per la psicoanalisi sono sterili. Credo anche di aver fatto la scelta più vantaggiosa per voi, poiché, per la portata delle sue premesse e per la vastità dei suoi nessi, la psicoanalisi merita un posto nell'interesse di ogni persona colta; la teoria delle nevrosi é invece un capitolo della medicina come un altro. Vi aspetterete nondimeno, e giustamente, che dedichiamo un po' di attenzione anche alle nevrosi attuali. Già la loro intima connessione clinica con le psiconevrosi ci costringe a farlo. Vi comunicherò quindi che noi distinguiamo tre forme pure di nevrosi attuale: la nevrastenia, la nevrosi d'angoscia e l'ipocondria. Anche questa ripartizione non é andata esente da confutazioni. I nomi, é vero, sono tutti in uso, ma il loro contenuto é indeterminato e oscillante. Ci sono anche medici che si oppongono a ogni distinzione nel caotico mondo dei fenomeni nevrotici, a ogni rilevazione di unità cliniche o malattie singole, e che non riconoscono nemmeno la divisione tra nevrosi attuali e psiconevrosi. Secondo me vanno troppo oltre e non hanno imboccato la via che conduce al progresso. Le forme di nevrosi menzionate compaiono occasionalmente in forma pura; più spesso, a dire il vero, si mescolano l'una con l'altra e con un'affezione psiconevrotica. Questo fatto non deve necessariamente indurci a rinunciare alla loro distinzione. Pensate alla differenza tra lo studio dei minerali e quello delle rocce, nella mineralogia. Certamente i minerali vengono descritti come individui in base al fatto che spesso si presentano sotto forma di cristalli, nettamente delimitati da ciò che li circonda. Le rocce consistono in aggregati di minerali, che sicuramente non si sono combinati per caso, ma conformemente alle condizioni che hanno determinato la loro origine. Nella teoria delle nevrosi noi comprendiamo ancora troppo poco del loro processo di sviluppo per creare qualcosa di simile alla petrografia. Siamo però certamente nel giusto isolando dapprima dalla massa le individualità cliniche da noi riconoscibili, che sono paragonabili ai minerali. Una interessante relazione tra i sintomi delle nevrosi attuali e quelli delle psiconevrosi ci reca un ulteriore e significativo contributo alla conoscenza della formazione dei sintomi in queste ultime; il sintomo della nevrosi attuale costituisce infatti spesso il nucleo e il primo stadio del sintomo psiconevrotico. Tale rapporto si osserva con maggior chiarezza tra la nevrastenia e quella nevrosi di traslazione che é detta "isteria di conversione", tra la nevrosi d'angoscia e l'isteria d'angoscia, ma anche tra l'ipocondria e le forme che saranno menzionate più tardi con il termine di parafrenia (dementia praecox e paranoia). Prendiamo come esempio il caso di un isterico mal di testa o di reni. L'analisi ci mostra che, mediante condensazione e spostamento, esso é diventato il soddisfacimento sostitutivo di un'intera serie di fantasie o di ricordi libidici. Un tempo però questo dolore era reale, e si trattava di un sintomo tossico- sessuale diretto, espressione corporea di un eccitamento libidico. Non vogliamo in alcun modo affermare che tutti i sintomi isterici contengono un nucleo di questo tipo, ma é un fatto che ciò si verifica con particolare frequenza e che tutti gli influssi - normali o patologici esercitati sul corpo dall'eccitamento libidico vengono privilegiati ai fini della formazione di sintomi isterici. In questo caso essi svolgono la funzione del granello di sabbia che il mollusco avvolge con strati di sostanza madreperlacea. Parimenti i segni passeggeri dell'eccitamento sessuale che accompagnano l'atto sessuale vengono impiegati dalla psiconevrosi come il materiale più opportuno e appropriato per la formazione dei sintomi. Un simile processo offre un particolare interesse diagnostico e terapeutico. Non di rado, in persone che sono predisposte alla nevrosi, pur senza soffrire di una nevrosi conclamata, accade che un'alterazione corporea morbosa - per esempio per infiammazione o ferita - metta in moto l'attività di formazione del sintomo, così che questa, in modo rapidissimo, fa del sintomo offertogli dalla realtà il rappresentante di tutte quelle fantasie inconsce che attendevano soltanto l'opportunità di impadronirsi di un mezzo d'espressione. In tal caso il medico seguirà, nella terapia, ora l'una ora l'altra strada; o si proporrà di eliminare la base organica, senza curarsi della sua chiassosa rielaborazione nevrotica, oppure vorrà combattere la nevrosi sorta in quell'occasione tenendo in poco conto il suo occasionale motivo organico. Il risultato darà ragione o torto ora a questo ora a quel tipo di cura: per simili casi misti é difficile stabilire precetti generali.




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