Filosofia antica

La filosofia nasce in Occidente, in Grecia.

Si può osservare come la filosofia antica delinea una parabola di cui si può in qualche modo cogliere la logica:

1) i presocratici (come gli ionici, Pitagora, Eraclito, Parmenide e Zenone di Elea) sono affascinati dal mistero del cosmo naturale: ne colgono l'ordine e la bellezza, il logos, e ne cercano l'unitario principio (arché), ma restando sul piano puramente fisico si incagliano nella contraddizione tra essere e divenire.

2) L'esito è la sfiducia nella stessa possibilità di conoscere oggettivamente la realtà, sfiducia di cui si fanno interpreti i sofisti.

3.a) Ma la spinta verso la verità è inarrestabile: in particolare non si può rinunciare a sapere chi è l'uomo; in questa direzione si muove Socrate; egli cerca la verità assoluta sull'uomo, e paga con la sua vita la fedeltà a questa ricerca, ma non trova un fondamento adeguato alla sua sapienza sull'uomo (anthropine sophia).

3.b) Toccherà a Platone trovare questo fondamento, che gli consente di impostare una soluzione alle contraddizione in cui si era incagliato il pensiero presocratico: il suo fondamentale guadagno è che il principio della realtà sensibile è oltre il sensibile, è in un mondo intelligibile (le idee), che può essere raggiunto dal pensiero e anzi del pensiero stesso è fondamento. Ma la filosofia platonica, pur avendo colto come la verità del mondo materiale sia in un livello immateriale, spirituale, darà troppo poco spazio alla materia, e quindi

3.c)toccherà ad Aristotele rivalutare l'importanza del mondo sensibile. Con lui la filosofia greca raggiunge un livello ineguagliato di sistematicità. Per Aristotele la realtà è ordinata, è una armonia di sostanze composte di materia e di forma, e l'intelligenza umana può cogliere questo ordine. Tuttavia nemmeno a lui riesce di poter "salvare" il concreto, come dicevamo sopra: l'esistenza del singolo uomo e la realtà concreta della sua vita non sono salvate, non hanno senso, sono qualcosa di casuale. Per questo le filosofie successive

4) le filosofie ellenistiche (come quella stoica, quella epicurea e lo scetticismo), come pure la filosofia fiorita a Roma, cercheranno di rimediare a tali lacune delle grandi sintesi di Platone e Aristotele, occupandosi di più della vita (concreta) del singolo (di qui il loro disinteresse per il cosmo e l'essere, come pure per la politica). Ma questa concentrazione etica della filosofia, all'insegna di una rinuncia al fondamento ontologico, si risolverà in proposte essenzialmente consolatorie. La vita fa paura, è come una grande malattia, occorre che la filosofia fornisca dei farmaci (per Epicuro un tetrafarmaco). Per questo l'esito ultimo della filosofia classica sarà o l'accoglimento dell'annuncio cristiano, che spiega fino in fondo il senso dell'essere, ovvero un rifugio in una trascendenza naturalisticamente intesa (Plotino e il neoplatonismo).

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