un ritratto di Cartesio

Il dubbio metodico

o l'inattendibilità di (quasi) tutto

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In base a questo metodo si devono cercare i contenuti certi e indubitabili del sapere, a partire da un primo oggetto, di cui possiamo essere assolutamente certi. Occorre che tale punto di partenza sia cioè privo del sia pur minimo elemento di inaffidabilità e di incertezza. Perciò vanno scartati non solo quei punti di partenza totalmente falsi, ma anche quelli che siano anche soltanto in parte inaffidabili.

La Tour, la diseuse del bonne aventure (part.)
l'umanità moderna teme che la realtà inganni

Cartesio intraprende così un dubbio metodico, sottoponendo al vaglio della più radicale critica ogni possibile "falsa partenza", che non possieda i requisiti da lui fissati.

Cartesio comincia dunque ad escludere ciò che non può fungere da fondamento certo del sapere:

a) il dato sensibile

Esso infatti ci può ingannare: talora ci inganna, infatti, ed è bene, dice Cartesio, non fidarsi mai completamente di chi ci ha ingannato anche una sola volta.

«qualsiasi cosa abbia finora ammessa come vera, al massimo grado l'ho appresa dai sensi o per mezzo dei sensi; ma ho poi osservato che essi ingannano, ed è regola di prudenza non fidarsi mai completamente di quelli che, anche solo una volta, ci hanno tratto in inganno» (Nempe quidquid hactenus ut maxime verum admisi, vel a sensibus, vel per sensus accepi; hos autem interdum fallere deprehendi, ac prudentiae est nunquam illis plane confidere qui nos vel semel deceperunt.).

Inoltre, all'obiezione che l'inganno dei sensi riguarda solo piccoli particolari, ma non il dato sensibile, il mondo, nella sua totalità, Cartesio risponde che nulla può farci escludere che il mondo altro non sia che un sogno (sul tema della vita come sogno cfr. La vida es sueño di Calderon de la Barca 1635):

il dubbio

Da notare che anche altri filosofi, come Tommaso d'Aquino, avevano parlato del possibile dubbio (la universalis dubitatio de veritate), nel senso della radicale spregiudicatezza che la ragione filosofica deve avere, non dando nulla per scontato e cercando di fondare il sapere (su basi solide). In Cartesio c'è qualcosa di più: il dubbio pare non sia stato solo rappresentato, ma esercitato, è stato cioè un dubbio, per dirla con la Scolastica, non solo in actu signato, ma anche in actu exercitu; pare cioè che l'uomo Cartesio, la sua persona concreta, abbia effettivamente dubitato di tutto. In ogni caso il suo dubbio appare come radicalmente corrosivo, ben oltre quanto sia richiesto dalla giusta spregiudicatezza filosofica, ed è espressione di una cultura fortemente individualistica, che non riconosce la valenza gnoseologica del legame interpersonale e del rapporto con un maestro e una tradizione.

«Tuttavia molto chiaramente non posso non ammettere che io sia un uomo che ha l'abitudine di dormire la notte e nel sonno subire tutte quelle medesime cose, o talvolta cose ancor meno verisimili, che codesti insani patiscono da svegli. Quante volte infatti il riposo notturno mi induce a credere di trovarmi in codeste condizioni usuali, cioè essere qui, indossare la vestaglia ed essere seduto accanto al fuoco, quando invece giaccio senza vestiti sotto le coperte! E ora certamente fisso questa carta con occhi desti, e non è addormentato questo capo che scuoto, e questa mano, consapevolmente e di proposito, la allungo e la sento; non così distinte accadrebbero queste cose a chi dormisse. Come se, appunto, non ricordassi di esser stato altre volte beffato nel sonno anche da simili fantasmi.» [...]

(«Praeclare sane, tanquam non sim homo qui soleam noctu dormire, & eadem omnia in somnis pati, vel etiam interdum minus verisimilia, quam quae isti vigilantes. Quam frequenter vero usitata ista, me hic esse, toga vestiri, foco assidere, quies nocturna persuadet, cum tamen positis vestibus jaceo inter strata! Atqui nunc certe vigilantibus oculis intueor hanc chartam, non sopitum est hoc caput quod commoveo, manum istam prudens & sciens extendo & sentio; non tam distincta contingerent dormienti.
Quasi scilicet non recorder a similibus etiam cogitationibus me alias in somnis fuisse delusum; quae dum cogito attentius, tam plane video nunquam certis indiciis vigiliam a somno posse distingui, ut obstupescam, & fere hic ipse stupor mihi opinionem somni confirmet.»
)

«Supponiamo dunque che noi dormiamo e che tutte queste azioni particolari non siano vere, cioè aprire gli occhi, scuotere il capo, allungare la mano, e neppure forse che abbiamo tali mani né tutto tale corpo» (Age ergo somniemus, nec particularia ista vera sint, nos oculos aperire, caput movere, manus extendere, nec forte etiam nos habere tales manus, nec tale totum corpus; ).

b) la struttura intelligibile

Ma il fondamento non può essere nemmeno un generico dato intelligibile (le verità matematiche), che potrebbe esso pure essere frutto della potenza ingannatrice di un Essere soprannaturale.

Infatti egli obbietta all'ipotesi che il mondo possa essere solo un sogno, che tra sogni e realtà esistono comunque elementi comuni, gli elementi-base, semplici, e che il sogno non è comunque mai totale invenzione: nella fattispecie gli elementi semplici comuni sono le verità matematiche:

«senza dubbio bisogna riconoscere che le cose viste nel sonno sono come delle immagini dipinte che non si sono potute formare, se non “a somiglianza delle cose vere”». ()Nec dispari ratione, quamvis etiam generalia haec, oculi, caput, manus, & similia, imaginaria esse possent, necessario tamen saltem alia quaedam adhuc magis simplicia & universalia vera esse fatendum est, ex quibus tanquam coloribus veris omnes istae, seu verae, seu falsae, quae in cogitatione nostra sunt, rerum imagines effinguntur.

«E a dire il vero, gli stessi pittori, neppure quando si impegnano a raffigurare Sirene e Satiri nelle forme più straordinarie e bizzarre possibili, possono attribuire loro delle nature del tutto nuove, ma soltanto mescolano membra di animali diversi; [...] ()Nam sane pictores ipsi, ne tum quidem, cum Sirenas & Satyriscos maxime inusitatis formis fingere student, naturas omni ex parte novas iis possunt assignare, sed tantummodo diversorum animalium membra permiscent; vel si forte aliquid excogitent adeo novum, ut nihil omnino ei simile fuerit visum, atque ita plane fictitium sit & falsum, certe tamen ad minimum veri colores esse debent, ex quibus illud componant.

Per questo, forse, da ciò non concluderemo male, affermando che fisica, astronomia, medicina e tutte le altre discipline che dipendono dalla considerazione di cose composte sono tutte dubbie; ma aritmetica, geometria e le altre discipline del medesimo genere, che non trattano se non di cose semplicissime e generalissime e poco si curano se queste cose siano in natura oppure no, contengono qualcosa di certo e di indubitabile. Infatti, sia che vegli sia che dorma, due più tre fanno cinque, e il quadrato non ha più di quattro lati; né sembra che possa succedere che verità tanto evidenti incorrano in sospetto di falsità». ()Quapropter ex his forsan non male concludemus Physicam, Astronomiam, Medicinam, disciplinasque alias omnes, quae a rerum compositarum consideratione dependent, dubias quidem esse; atqui Arithmeticam, Geometriam, aliasque ejusmodi, quae nonnisi de simplicissimis & maxime generalibus rebus tractant, atque utrum eae sint in rerum natura necne, parum curant, aliquid certi atque indubitati continere. Nam sive vigilem, sive dormiam, duo & tria simul juncta sunt quinque, quadratumque non plura habet latera quam quatuor; nec fieri posse videtur ut tam perspicuae veritates in suspicionem falsitatis incurrant.

Ma le stesse verità matematiche potrebbero sembrarci vere, senza esserlo, se un Genio molto potente ci ingannasse:

«Nondimeno, una certa antica opinione è insita nel mio spirito: che ci sia un Dio che può tutto e dal quale sono stato creato tale e quale sono. Ma come faccio a sapere che egli non abbia fatto sì che non vi sia nessuna terra, nessun cielo, nessuna cosa estesa, nessuna figura, nessuna grandezza, nessun luogo e che tuttavia tutto ciò non mi sembri esistere in altro modo da come lo vedo ora? E inoltre come io ritengo che altri talvolta si sbaglino su ciò che pensano di conoscere assai perfettamente, così non potrà essere che io sia ingannato ogni volta che addiziono due a tre o conto i lati del quadrato o faccio qualche altra cosa più facile, ammesso che se ne possa immaginare?» ()Verumtamen infixa quaedam est meae menti vetus opinio, Deum esse qui potest omnia, & a quo talis, qualis existo, sum creatus. Unde autem scio illum non fecisse ut nulla plane sit terra, nullum coelum, nulla res extensa, nulla figura, nulla magnitudo, nullus locus, & tamen haec omnia non aliter quam nunc mihi videantur existere? Imo etiam, quemadmodum judico interdum alios errare circa ea quae se perfectissime scire arbitrantur, ita ego ut fallar quoties duo & tria simul addo, vel numero quadrati latera, vel si quid aliud facilius fingi potest?

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  • Il punto di partenza, non la realtà oggettiva, ma il soggetto: Cartesio pensa che la nostra conoscenza non sia originariamente aparta alla oggettività e deve quindi fissare “all'interno” del soggetto, per così dire, dei criteri con cui inoltrarsi nella oggettività “esterna”
  • Il metodo, la pretesa di totale chiarezza: Cartesio pretende che la filosofia goda della stessa chairezza di cui gode il sapere matematico: non accetta per vero niente che non sia “chiaro e distinto”
  • Il dubbio metodico, o l'inattendibilità di (quasi) tutto: per Cartesio il mondo quale ci viene fatto conoscere dai sensi non può essere ritenuto immediatamente vero, come non lo possono essere le verità colte dalla ragione, tra cui le stesse verità matematiche: su tutto si stende un dubbio “iperbolico”
  • Il cogito, l'unica certezza: l'io: dopo aver dubitato di tutto, cartesio giunge a una prima certezza: almeno io, che dubito di tutto, esisto in quanto pensante. Cogito, ergo sum
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  • la morale provvisoria, uno sbrigativo volontarismo: Cartesio non elaborò mai una morale completa, per diversi motivi. La sua morale è detta perciò provvisoria e risente di un volontarismo, in fondo scettico sulla possibilità di riconoscere il bene