un ritratto di Nietzsche

La volontà di potenza

o l'ebbrezza di una illimitata autoaffermazione

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Mentre per Schopenhauer l'essenza più intima di tutta la realtà è la volontà di vivere, per Nietzsche essa è volontà di potenza: volete un nome per questo mondo? Una soluzione per i suoi enigmi? (...) Questo mondo è volontà di potenza - e nient'altro! E anche voi stessi siete questa volontà di potenza - e nient'altro (Fr.post., 1884-5). La vita è volontà di potenza: essa non si accontenta infatti di autoconservarsi, ma vuole essere sempre di più, vuole accrescersi continuamente, senza limiti. La volontà di potenza è questa autoaffermazione che vuole oltrepassare sempre i limiti già raggiunti e andare sempre oltre.

Il culmine della volontà di potenza, in questo senso, è nel superuomo, che si autocrea e si oltrepassa continuamente. Ma in qualche modo una prima forma di volontà di potenza è presente già nell'arte, che è creatività e in quanto tale è la forma suprema della vita. Nietzsche arriva a parlare, nell'ultima fase della sua produzione, dell'artista come una prima visibile figura del superuomo.

La creatività della volontà di potenza si manifesta nella produzione di valori, i quali non sono un dato oggettivo, che possa venir riconosciuto, ma una creazione della vita e soprattutto dell'uomo e del superuomo, che creando nuovi valori dà senso alla caoticità insensata del mondo.

Ancora, la volontà di potenza conduce il superuomo ad accettare l'eterno ritorno, senza vivere di rimpianti e senza esserne schiacciato, evitando di vedere nella sofferenza, come fa invece lo spirito di vendetta, una punizione: per lo spirito di vendetta, che odia la vita, dov'era la sofferenza, sempre doveva essere una punizione (Così parlò Zaratustra, Della redenzione). Invece l'istante che passa, il divenire, merita di essere pienamente riscattato, redento, eternizzato: imprimere al divenire il carattere dell'essere - è questa la suprema volontà di potenza (Fr. post., 1885-7).

Infine la volontà di potenza implica che il superuomo voglia dominare i più deboli, senza sentire alcuno scrupolo: la volontà di potenza è volontà di dominio:

«La vita è essenzialmente appropriazione, offesa, sopraffazione di tutto quanto è estraneo e più debole, oppressione, durezza, imposizione di forme proprie» (Al di là del bene e del male)

«Trattenerci reciprocamente dall'offesa, dalla violenza, dallo sfruttamento, stabilire un'eguaglianza tra la propria volontà e quella dell'altro: tutto questo può divenire una buona costumanza tra individui, ove ne siano date le condizioni (...). Ma appena questo principio volesse guadagnare ulteriormente terreno, addirittura, se possibile, come principio basilare della società, si mostrerebbe immediatamente per quello che è: una volontà di negazione della vita, un principio di dissoluzione e di decadenza.» (ibi)

«La lotta per l'uguaglianza dei diritti è già un sintomo di malattia.» (Ecce homo)

Come si vede il pensiero nietzscheano ha degli aspetti antiegualitari e antidemocratici.

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