
La Rivoluzione: le cause
ideali ed economiche
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cause remote
La civiltà europea, in particolare quella occidentale, aveva visto un progressivo affermarsi, e tendenzialmente prevalere, di una impostazione razionalistica, debitrice tra gli altri a filosofi come Cartesio e Hume, secondo cui possiamo ritenere come reale solo ciò che è pienamente comprensibile dalla nostra ragione. L'esito di tale impostazione non poteva che essere quello di una avversione verso ciò che eccede la misura della ragione, come la tradizione cristiana e i valori gerarchico-comunitari dalla vita pubblica. L'illuminismo, pur avendo in sé componenti diverse, si veda al riguardo la nostra pagina sull'illuminismonon necessariamente anticristiane, vide in Francia prevalere la componente razionalistica antireligiosa.
una divaricazione tra pensiero e realtà
Una possibile causa di tale prevalenza potrebbe essere il fatto che la Francia fu uno dei pochi paesi dell'Europa più progredita a non conoscere una forma di dispotismo illuminato, pur ospitando i fermenti più spinti della cultura illuministica (da Voltaire a Diderot, da Rousseau a D'Holbach, da Montesquieu a D'Alembert). Si creò così una situazione in Francia di forte divaricazione tra un pensiero, molto spinto, e una realtà politica arretrata. La Francia infatti, che pur era epicentro di un Illuminismo particolarmente vivace, conobbe, nei decenni precedenti la Rivoluzione, un regime politico tra i più distanti da tale cultura. Con categorie storicistiche qualcuno direbbe: la Francia era la più progredita dal punto di vista culturale, e la più arretrata dal punto di vista politico.
In tal senso il regime politico francese era ormai una anomalia nel contesto europeo, in cui le istanze dell'individualismo borghese trovavano sempre più spazio politico col dispotismo illuminato.
i limiti del cattolicesimo “tridentino”
Mancava d'altra parte una cultura che giustificasse i valori gerarchico-comunitari su cui si basava l'Ancien Régime: in particolare gran parte della comunità cristiana era arroccata su posizioni moralistico-naturalistiche e clericali (tipiche della Chiesa “tridentina”), che poco aiutavano a farne apprezzare i valori.
l’economia?
Non mancavano anche cause socio-economiche, ma non nel senso che vi fosse in Francia una situazione di particolare ingiustizia sociale, con un “popolo” sfruttato al punto tale da non avere altra prospettiva di quella di un rovesciamento violento del regime. E infatti la tesi della rivoluzione, figlia della povertà è da tempo superata (si vedano alcuni dati e grafici in proposito).
Fu piuttosto nella borghesia che si trovò la spinta maggiore a intraprendere una rivoluzione, anche se poi gli interessi borghesi nella fase “estremista” della Rivoluzione dovettero fare i conti con quelli “popolari”. Lo stesso Marx parlava della Rivoluzione francese come di una rivoluzione (essenzialmente) borghese.
cause prossime
Vi era comunque in Francia una situazione di difficoltà economica e finanziaria:
L'economia, pur in crescita sui tempi lunghi, subiva sul breve periodo una situazione di crisi:
- ci fu un pessimo raccolto nel 1788,
- con un aumento del prezzo del pane (50% annuo: si verificano tumulti contro il carovita),
- e una crescita della disoccupazione,
e le finanze statali erano in deficit. Comunemente si vedono le cause di tale deficit
- il mancato introito per i privilegi di nobiltà e clero, che erano sostanzialmente esenti dal pagamento delle imposte,
- e nelle spese di corte, incluse le ingenti spese che la Francia sostenne per appoggiare la rivoluzione americana.
Di fatto, nel 1788, il bilancio prevedeva entrate per 505 milioni e uscite per 630. Il Re tentò invano di attuare delle riforme, valendosi della collaborazione del Turgot prima, del Necker (nel 1781 e nel 1788), del Calonne e di Loménie de Brienne poi: fu la miope opposizione di influenti settori dei ceti cosiddetti privilegiati a bloccare i tentativi di tali ministri.
Anche per questo il Re, al momento della convocazione degli Stati Generali, pensava alla nobiltà e al clero come a delle controparti, piuttosto che come a degli alleati, il che spiega la sua scelta di raddoppiare il numero dei rappresentanti del Terzo Stato.