Il problema fondamentale
l'esistenza concreta
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Francesco Bertoldi
un anticipatore dell'esistenzialismo
Pascal è in qualche modo un antesignano dell'esistenzialismo, cioè di quella impostazione filosofica che si incentra sull'esistenza, vista come qualcosa di non spiegabile da una ragione puramente logica
, a motivo della sua drammaticità.
contro una filosofia astratta
Egli rivendica, contro l'astrattezza di molta filosofia, e in particolare di Cartesio, la centralità dell'uomo concreto nella riflessione filosofica: se Cartesio cerca un sapere che consenta un potere dell'umana collettività sul mondo fisico, a Pascal interessa un sapere che illumini il senso ultimo dell'esistenza personale.
In tale senso egli contrappone conoscenza delle cose (esterne), ossia sapere scientifico o astrattamente speculativo, a conoscenza di sé, del proprio concreto e personale destino (che egli chiama anche, nei passi sotto citati, morale
, science des meures
):
La scienza delle cose esterne non mi consolerà dell'ignoranza della morale, nei tempi di afflizione; ma la scienza dei costumi mi consolerà sempre dell'ignoranza delle cose esterne.
L'uomo ha anche meno studiosi della geometria. Ed è solo perché non si sa studiare l'uomo che si cerca il resto.
chiarire il senso dell'esistenza
Egli insomma applica alla situazione della filosofia (del suo tempo, ma non solo) la grande e decisiva domanda di Gesù: «Che serve all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde o rovina sé stesso?»
E l'uomo concreto non è qualcosa di chiaro e distinto, come pensava Cartesio, non è esauribile dall'intelligenza raziocinante, ma è mistero a sé stesso, è una realtà complessa e contraddittoria.
Pascal avverte molto la dimensione della indicibiltà dell'uomo; mentre per Cartesio la "res extensa" e la "res cogitans" esauriscono l'essere umano, per Pascal questo è sempre eccedente, è mistero. Consapevole che l'uomo è un atomo sperduto nell'universo, con profonda sensibilità, egli coglie la sproporzione fra la creatura e la realtà circostante:
L'uomo contempli dunque tutta la natura nella sua sublime e piena maestà (...). Tornato alla considerazione di sé, l'uomo esamini ciò che egli è rispetto a ciò che esiste; si consideri come sperduto in questo remoto angolo della natura, e da queste piccole celle dove si trova rinchiuso, voglio dire l'universo, impari a stimare la terra, i regni, le città e se stesso nel loro giusto valore. Che cos'è un uomo nell'infinito?.
una condizione vertiginosa
Quando considero la breve durata della mia vita, assorbita nell'eternità che precede e che segue il piccolo spazio che occupo e che vedo inabissato nell'infinita immensità degli spazi che m'ignorano, mi spavento e mi stupisco di vedermi qui piuttosto che là, perché non c'è ragione che sia qui piuttosto che là, adesso piuttosto che allora. Chi mi ci ha messo? Per comando e per opera di chi mi sono destinati questo luogo e questo tempo?