un ritratto di Cartesio

la morale provvisoria

uno sbrigativo volontarismo

icona per espandere il menu interno
Table of Contents

perché restò tale

Gli studiosi individuano diversi motivi per cui Cartesio non giunse mai a una morale definitiva:

  • la mancanza di tempo (sembra la spiegazione meno verosimile)
  • la volontà di evitare dissidi (il che era tipico del suo personaggio)
  • una disistima dell'idea legge naturale (e qui probabilmente si arriva al punto più importante. In effetti troviamo in Cartesio una forte deriva volontaristica (si pensi all'ipotesi del Dio ingannatore e il ruolo della volontà nello stabilire le verità teoretiche): come il vero non è radicato nella natura [di Dio e del creato] così non lo è il bene, ma esso dipende totalmente dalla volontà [dalla volontà di Dio la legge morale rivelata, e da quella degli uomini la legge positiva]: se Dio volesse, uccidere sarebbe lecito).

contenuto

1) «obbedire alle leggi e ai costumi del mio paese, tenendo fede costantemente alla religione nella quale Dio mi ha fatto la grazia di essere istruito fin dall'infanzia» ()La première était d'obéir aux lois et aux coutumes de mon pays, retenant constamment la religion en laquelle Dieu m'a fait la grâce d'être instruit dès mon enfance, et me gouvernant en toute autre chose suivant les opinions les plus modérées et les plus éloignées de l'excès qui fussent communément reçues en pratique par les mieux sensés de ceux avec lesquels j'aurois à vivre. (ho la religione della mia nutrice rispose Cartesio al ministro protestante Revius, che l'aveva interrogato al riguardo),

2) «essere il più fermo e risoluto possibile nelle mie azioni e di seguire costantemente le opinioni più dubbie una volta deciso per esse» ()Ma seconde maxime était d'être le plus ferme et le plus résolu en mes actions que je pourrois, et de ne suivre pas moins constamment les opinions les plus douteuses lorsque je m'y serais une fois déterminé, que si elles eussent été très assurées : imitant en ceci les voyageurs, qui, se trouvant égarés en quelque forêt, ne doivent pas errer en tournoyant tantôt d'un côté tantôt d'un autre, ni encore moins s'arrêter en une place, mais marcher toujours le plus droit qu'ils peuvent vers un même côté, et ne le changer point pour de foibles raisons (si può vedere una componente di volontarismo in questo precetto),

3) «cercare sempre di vincere piuttosto me stesso che la fortuna, di cambiare i miei desideri piuttosto che l'ordine del mondo» ()Ma troisième maxime était de tâcher toujours plutôt à me vaincre que la fortune, et à changer mes désirs que l'ordre du monde

Riguardo alla terza regola Cartesio ebbe a dire

«Non c'è niente che ci impedisca di essere contenti tranne il desiderio, il rimpianto o il pentimento: ma se facciamo sempre tutto ciò che ci detta la nostra ragione, non avremo mai alcun motivo di pentirci, anche se gli avvenimenti ci mostrino in seguito che ci siamo ingannati senza nostra colpa. (...)

Come un piccolo vaso può essere pieno allo stesso modo di un vaso grande, anche se contiene una minore quantità di liquido, così, se ciascuno ripone la sua soddisfazione nel compimento dei suoi desideri regolati dalla ragione, anche il più povero e il meno favorito dalla fortuna e dalla natura potrà essere contento e soddisfatto, pur godendo di una quantità minore di beni.»

In queste considerazioni di Cartesio troviamo più stoicismo che Cristianesimo: un cristiano sa che un uomo non può a fare sempre ciò che gli detta la ragione, perché il peccato insidia costantemente il nostro agire, ed abbiamo perciò continuamente bisogno della Misericordia di un Altro, per essere sempre risollevati.

📂 In questa sezioneIn this section

  • Il punto di partenza, non la realtà oggettiva, ma il soggetto: Cartesio pensa che la nostra conoscenza non sia originariamente aparta alla oggettività e deve quindi fissare “all'interno” del soggetto, per così dire, dei criteri con cui inoltrarsi nella oggettività “esterna”
  • Il metodo, la pretesa di totale chiarezza: Cartesio pretende che la filosofia goda della stessa chairezza di cui gode il sapere matematico: non accetta per vero niente che non sia “chiaro e distinto”
  • Il dubbio metodico, o l'inattendibilità di (quasi) tutto: per Cartesio il mondo quale ci viene fatto conoscere dai sensi non può essere ritenuto immediatamente vero, come non lo possono essere le verità colte dalla ragione, tra cui le stesse verità matematiche: su tutto si stende un dubbio “iperbolico”
  • Il cogito, l'unica certezza: l'io: dopo aver dubitato di tutto, cartesio giunge a una prima certezza: almeno io, che dubito di tutto, esisto in quanto pensante. Cogito, ergo sum
  • Dio, in Cartesio, una concezione razionalistica: Pascal non aveva tutti i torti a segnalare come in Cartesio la funzione di Dio sia essenzialmente strumentale: “gli serve per”, “se ne serve”
  • L'errore, responsabilità dell'uomo: Cartesio spiega come l'esistenza dell'errore non sia obiezione alla esistenza di Dio: alla sua veracità e alla sua onnipotenza
  • Il mondo e l'uomo, il meccanicismo e il dualismo: il mondo è ridotto a puro meccanismo, privo di forme sostanziali, e l'uomo è diviso in due sfere tra loro divise: l'anima e il corpo, concepito come macchina
  • la morale provvisoria, uno sbrigativo volontarismo: Cartesio non elaborò mai una morale completa, per diversi motivi. La sua morale è detta perciò provvisoria e risente di un volontarismo, in fondo scettico sulla possibilità di riconoscere il bene