I due umanesimi

umanesimo non equivale ad antropocentrismo

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In queste pagine si trovano ampi estratti di un breve volumetto, uscito in prima edizione da Diesse (Milano 1992, ristampato nel 1994) col titolo L'alba della modernità, e ora in seconda edizione Kindle (Amazon), di cui sopra vedete il link.

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introduzione

La posta in gioco

Che cosa è stata, che cosa è la civiltà moderna, la modernità, quella modernità di cui noi siamo il frutto, lo stadio finale? Che cosa significa quindi essere moderni?

Non vi è una sola modernità

Questa domanda potrebbe anche non sembrarci importante, e in effetti essa non è primaria: la cosa davvero importante è essere nella verità, che essa poi sia attuale o meno è sicuramente secondario. Ma non ci può lasciare indifferenti la questione se la civiltà di cui bene o male siamo figli sia da leggersi come una compatta e inappellabile rivolta contro il Cristianesimo: ne conseguirebbe infatti l'equivalenza moderno=anticristiano; essere cristiani poi significherebbe essere antimoderni. L'altra ipotesi di lavoro, che qui seguo, è che la modernità sia in realtà qualcosa di più complesso, e internamente diversificato: non vi è una sola modernità, quella antropocentrica, il cui esito ultimo è il nichilismo; ma accanto a questa vi è anche una modernità cristiana, un modo cristiano di rispondere alle esigenze e ai problemi tipicamente moderni.

La domanda è interessante anzitutto per chi è credente: decide infatti dell'atteggiamento da tenere nei confronti dell'epoca, del “mondo” in cui vive, questo mondo moderno almeno all'apparenza ostile al Cristianesimo; ma mi pare importante anche per chi credente non è, dato che non è irrilevante (anche se non è determinante) poter collocare o meno la fede, da cui si è incuriositi, o attratti, come un'anticaglia archeologica, o qualcosa che chieda di dimenticare un aspetto di sé, o invece come una realtà che sa capire e valorizzare la propria esigenza, le proprie domande.

Ora, capita spesso che un fenomeno storico trovi concentrato nel suo momento originante il nucleo di ciò che il suo sviluppo successivo verrà esplicitando e rendendo evidente .

per cui non ogni moderno è anticristiano

Perciò per rispondere adeguatamente a questo interrogativo, è utile risalire alle origini della modernità, e lì cercare di vedere se davvero la modernità in quanto tale si opponga al Cristianesimo, ovvero se sia un certo tipo di modernità ad essere incompatibile con la fede.

L'essenza della modernità

La valorizzazione del soggetto

Che cosa costituisce l'essenza, se così possiamo dire, della modernità? Una certa domanda, una certa esigenza, oppure una data risposta, una data soluzione? Se la modernità fosse solo una certa risposta, dato che questa è stata per lo più di tipo antropocentrico, si dovrebbe concludere che essa è un fenomeno intrinsecamente anticristiano. Affermare la prima cosa invece lascerebbe aperta la possibilità di riconoscere diverse modernità: fondamentalmente un tipo di modernità cristiana ed uno antropocentrico. La tesi che esporrò, al seguito di autorevoli guide come Del Noce, von Balthasar e de Lubac, è che esista anche una modernità cristiana: la quale dà una diversa risposta alla medesima esigenza che opera anche nella modernità antropocentrica.

Qual è questa esigenza, che sta alla base della modernità? L'esigenza, anzitutto, di una piena valorizzazione del soggetto umano: l'uomo non accetta più di essere inserito passivamente in una oggettività data, vuole una certezza verificabile e verificata. Conseguentemente si postula una rivalutazione della attività del soggetto nel mondo, in questo mondo; esso va perciò conosciuto nella sua specificità concreta (importanza del sapere scientifico e storico), e secondo tale specificità umanizzato (nuova attenzione alla "tecnica" e alla particolarità del livello politico).

affermata anche dal cristianesimo

E' importante rendersi conto che questa esigenza non si costituisce contro il Cristianesimo: essa si costituisce semmai contro una certa interpretazione del Cristianesimo, di matrice greco-platonica, prevalente nel Medioevo. Questa impostazione andava però contro quanto la Weltanschaung cristiana affermava. E' stato il messaggio cristiano infatti a introdurre l'idea di soggettività umana, nella sua irriducibilità al livello cosmico-naturale, differenziandosi in ciò dall'oggettivismo greco, che faceva dell'uomo, come è stato detto, una cosa tra le cose, un ente naturale non specificamente superiore al cosmo. Solo la concezione biblica poteva fondare il valore assoluto e infinito della persona umana, in quanto voluta e amata da Colui che è Assoluto e Infinito, sua "immagine e somiglianza". E' sempre nella Rivelazione che si trova il valore della concretezza, della materialità particolare: laddove per i greci, sia pur con diverse sfumature, la materialità è causa di male, è male. Il mondo materiale per il cristianesimo infatti è buono, in quanto tale e fin nei particolari, e questo è tipico di chi crede che esso sia stato fatto (creato dal nulla) da un Essere Infinito e Buono alla cui Provvidenza nulla sfugge. Ed è alla concezione ebraico-cristiana che risale, di conseguenza, anche l'idea che il mondo sia al servizio dell'uomo, il quale quindi ha il diritto/dovere di plasmarlo (certo nel rispetto della sua struttura intrinseca, senza una manipolazione violenta), umanizzandolo.

Ma se questa esigenza non si costituisce contro il Cristianesimo, perché la civiltà medioevale, che pure è stata cristiana, non l'ha conosciuta? porzione di testo disponibile solo nell'edizione acquistabile, in digitale o cartaceo, su Amazon [...]

Per proseguire

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