Il pensiero politico di primo '800
tra reazione, progresso e rivoluzione
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Francesco Bertoldi
🍹 Introduzione
Il pensiero politico dei primi decenni dell'Ottocento vede tre grandi posizioni: quella reazionaria, che vuole conservare l'ordine stabilito col Congresso di Vienna, quella liberale, che ne vuole una moderata trasformazione, e quello democratico-rivoluzionario, che ne vuole una profonda, radicale trasformazione
il pensiero reazionario
É la corrente “di destra” del pensiero politico di inizio Ottocento, quella più vicina agli ideali del Congresso di Vienna e della Restaurazione. Per i pensatori reazionari la Rivoluzione francese e la vicenda napoleonica sono una parentesi ormai chiusa, e si può e si deve tornare l'ordine prerivoluzionario. Un ordine caratterizzato, dal punto di vista istituzionale dalla forma di Stato monarchico-assolutista; il massimo che si sarebbe potuto concedere, per questa impostazione, era una monarchia costituzionale octroyée, ossia una monarchia in cui il Re concede, per sua generosità e non come riconoscimento di un diritto, una Costituzione (in genere con limitata partecipazione della cittadinanza). E dato che la Costituzione l'ha concessa lui, il re può sempre fare marcia indietro, abrogandola o modificandola unilateralmente.
un ordine gerarchico non-discutibile
Un ordine gerarchico, in cui tutto era stabilito e ognuno aveva un suo posto, ereditato dal passato e sostanzialmente immutabile. Le libnee della convivenza collettiva erano insomma già fissate, ricevute dalla tradizione, e andavano semplicemente accolte. Senza possibilità di discussioni e di cambiamenti “dal basso”.
la religione come strumento
Uno dei tratti del pensiero reazionario è l'idea che per garantire l'ordine sia necessaria la religiosità del popolo, sia necessario che il popolo accetti qualcosa come dato non-negoziabile, non discutibile. In modo tale che l'atteggiamento di obbediente accettazione del potere religioso spiani la strada a una obbediente accettazione anche del potere politico, un potere non eletto da i cittadini e non passibile di critiche. Di qui appunto l'idea di una alleanza tra trono e altare.
Questo interesse per la religione, come si vede, era però qualcosa di strumentale: al potere restaurato e al pensiero reazionario non importava (nulla) della fede, personale, della gente, importava solo la religione, la religiosità pubblica, insomma una religione civile. Una religione come instrumentum regni, come mezzo per la legittimazione di un potere politico non elettivo.
le basi sociali
Il pensiero reazionario trovava, ovviamente il massimo apprezzamento presso le corti “assolute” e presso la aristocrazia a quelle legata.
Ma trovava anche qualche simpatia presso una parte del clero, che si sentiva rassicurata, dopo gli scossoni anticlericali della Rivoluzione e di Napoleone, dal rinnovato appoggio del potere statale, e quindi anche buona parte del mondo cattolico contadino si può immaginare finisse per condividere l'idea che restaurare l'ordine tradizionale fosse la cosa migliore.
De Maistre
sue opere principali
| titolo originale | titolo ital. (o edizione) | anno |
| Considérations sur la France | Considerazioni sulla Francia | 1796 |
| Essai sur le principe générateur des constitutions politiques | Saggio sul principio generatore delle costituzioni politiche | 1814 |
| Du Pape | Il Papa | 1819 |
| Les soirées de Saint-Pétersbourg | Le serate di Pietroburgo | 1821 |
Forse il più famoso di questi pensatori è Joseph de Maistre (1753 – 1821), che avversò fortemente la Rivoluzione e il cambiamento, e cercò l'origine di tutti i disastri provocati dalla Rivoluzione e da Napoleone.
Egli cioè rifletté sulla genealogia degli errori moderni, cercando di mostrare come il successivo derivi da un precedente, e all'origine di tutti stia l'errore che è alla base, all'origine di tutto, cioè la Riforma protestante.
La Riforma, infatti, con la sua centralità della coscienza soggettiva, refrattaria all'obbedienza all'autorità papale, avrebbe poi scatenato forze distruttive, progressivamente degenerate nel corso degli anni, per culminare infine negli eventi (per lui tragici) rivoluzionari e napoleonici.
altri pensatori reazionari
Metternich
Si può ricordare ad esempio Klemens von Metternich, che non fu solo uomo d'azione, abile politico, ma produsse anche delle riflessioni di tipo teorico.
Klemens Wenzel Lothar principe di Metternich (1773-1859), ministro degli Esteri austriaco fra il 1809 e il 1848, fu uno dei maggiori artefici della Restaurazione nel campo dei rapporti internazionali e un protagonista indiscusso della politica europea nella prima metà dell'800.
Nella tradizione liberale e democratica, la figura di Metternich è indissolubilmente associata agli ideali conservatori e assolutisti, alla repressione dei moti rivoluzionari, alla negazione del principio di nazionalità. Tuttavia molti studiosi (fra cui Henry Kissinger) hanno visto in lui soprattutto il politico abile e realista, il custode di un delicato equilibrio internazionale che assicurò all'Europa un lungo periodo di pace.
Egli sostenne infatti sì la conservazione, ma non in modo del tutto miope e retrivo: non pretendeva in particolare che la politica dovesse conservare l'esistente in modo totale. Qualche forma di limitato cambiamento non può non essere concessa.
In fondo alla pagina trovare il link per un suo brano, tratto dal suo Testamento politico.
Novalis
sue opere principali
| titolo originale | titolo ital. (o edizione) | anno |
| Christenheit oder Europa | La cristianità o l'Europa | 1799 |
| Hymnen an die Nacht | Inni alla notte | 1800 |
Un altro pensatore che può considerarsi in qualche modo reazionario, anche se con molti distinguo è Novalis (1772 – 1801), il cui nome era in realtà Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg. Egli non fu propriamente parlando un teorico della politica, ma formulò comunque idee pertinenti al tema dello scontro tra modernità e tradizione.
A lui si deve un appassionato elogio dei “bei tempi” (medioevali) in cui l'Europa era una armoniosa “cristianità”. Un assetto che la modernità ha invece violentemente distrutto.
Anche di lui si può trovare a fondo pagina il link verso un suo testo dalla sua opera maggiore.
il pensiero liberale
gradualità e moderazione
È quello che pur non condividendo gli ideali di cambiamento brusco e profondo operato dalla Rivoluzione e da Napoleone, riteneva indispensabile una evoluzione della società e delle istituzioni.
Una evoluzione graduale, senza scosse troppo violente, e che non desse il potere di decidere a tutto il popolo, ma solo a una élite sufficientemente illuminata e consapevole da poterlo gestire in modo saggio. Quindi la richiesta era di un suffragio censitario (e non “universale”): deve poter votare solo che ha un reddito (un “censo”) superiore a una certa soglia. In pratica devono votare solo i ricchi.
obbiettivi istituzionali
Di qui appunto la richiesta che la monarchia si evolvesse da “assoluta” a “parlamentare”, una forma di Stato cioè in cui il Re deve fare i conti con un parlamento eletto dal “popolo” (in realtà dalla parte più ricca del popolo, come si è detto); nel senso che il governo da lui nominato può stare in carica solo se ha la “fiducia” del Parlamento (cioè solo se la maggioranza del Parlamento lo approva). Inoltre in una monarchia parlamentare il Re deve rispettare delle regole costituzionali, che non lui ha deciso e non lui può cambiare a suo arbitrio.
base sociale
Come dovrebbe essere facile capire i ceti sociali presso cui il pensiero liberale trovava più favore erano quelli da esso privilegiati: in sostanza la borghesia medio-alta.
Toqueville
Alexis de Toqueville (1805-59) fu uno dei più importanti pensatori liberali. La sua opera maggiore è De la démocratie en Amerique (1835), in cui egli vede nella storia moderna la tendenza ineluttabile alla democrazia:
«la democrazia è come una marea montante; si ritira solo per tornare con forza accresciuta, e ben presto ci si accorge che nonostante tutte le sue fluttuazioni essa guadagna continuamente terreno. Il futuro immediato della società europea è completamente democratico.»
De la démocratie en Amerique
Ciò però non è automaticamente positivo: potrebbe condurre a un nuovo dispotismo : la democrazia di massa, dove domina qualcosa di anonimo, può rendere sostanzialmente totalitario il potere dello Stato sulle persone.
Occorre dunque un antidoto, e il migliore è un autentico pluralismo, con contropoli nella società, che bilancino il potere dello Stato.
il pensiero rivoluzionario
È quello più “di sinistra”, quello che vuole il cambiamento più profondo dell'assetto uscito dal Congresso di Vienna. Tra i suoi obbiettivi c'è il suffragio universale e una forma di Stato repubblicana.
Si tratta peraltro di un'area meno omogenea dei due indirizzi prevalenti. Tra i pensatori rivoluzionari possiamo infatti collocare i socialisti “utopisti” (definizione data da Marx), che affiancavano alle richieste politico-istituzionali anche delle richieste di profondi cambiamenti sociali, ma vi possiamo collocare anche pensatori come Giuseppe Mazzini, che non mettevano in discussione la proprietà privata, pur ammettendo l'importanza del valore della giustizia sociale.
uno schema sintetico
Nello schema seguente si riassumono le principali impostazioni del pensiero politico di inizio '800'
⚖ Per un giudizio
De Maistre
Nettamente negativo è il giudizio su De Maistre: egli è uno dei capostipiti di quel pensiero ultraconservatore, che è mosso dalla paura, ed è radicalmente scettico sulla realtà della provvidenza divina: se questa esiste, va bene che da un lato, essa non implica he qualsiasi novità sia buona, ma implica almeno la impossibilità de iure che il nuovo sia totalmente negativo, perché questo vorrebbe dire che la storia è sfuggita di mano a Dio, e che tutto dipende un nostro ciclopico sforzo.
E infatti che De Maistre non sia un autentico credente è confermato dal fatto che egli usa della religione per fini politici.
A lui poco o tanto si sono rifatti tutto i cattolici impauriti dalla realtà, dalla Action française di Charles Maurras, ai vari teo-con anti-evoluzionisti, se non terrapiattisti, più o meno succubi di presupposti complottistici.
il pensiero rivoluzionario
Negativa però non è meno la astrattezza ideologica di molti rivoluzionari, che guardano alla realtà con un progetto aprioristico, incurante della complessità della realtà, e più attento a obbiettivi astratti che alla concretezza delle persone.
il pensiero liberale
Tra le tre impostazioni è quella meno lontana da un approccio realistico ai problemi della convivenza collettiva.
Certo c'è stato anche un cattivo liberalismo, esasperatamente individualistico. Ma nel pensiero di Tocqueville ci sono molti spunti interessanti.
📚 Bibliografia essenziale
- Vittorio Criscuolo, Il Congresso di Vienna, Bologna 2014 (
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- Domenico Fisichella, Joseph de Maistre, pensatore europeo, Roma-Bari 2005 (
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- Henry Kissinger, A World Restored. Metternich, Castlereagh and the Problems of Peace 1812–1822, 1957, tr.it. Diplomazia della Restaurazione,
Garzanti,
Milano
1973 (
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- Pierre Manent, Tocqueville et la nature de la démocratie, Paris 2006 (
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- Nicola Matteucci, Alexis de Tocqueville. Tre esercizi di lettura
, Bologna 2024 (
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- Karl Polanyi, The Great Transformation. The Political and Economic Origins of our Time, New York 1944, tr.it. La grande trasformazione,
Einaudi,
Torino
2010 (
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