La Restaurazione
affermazione e declino di un progetto impossibile
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Francesco Bertoldi
Un progetto irrealistico
La sconfitta di Napoleone, divenuta definitiva con la sua sconfitta a Waterloo (18 giugno 1815), creò in molti ambienti di corte l'illusione che si potesse considerare la Rivoluzione francese e la vicenda napoleonica, da quella scaturita, come una breve parentesi da dimenticare, come una partita che si potesse chiudere una volta per tutte, per tornare ai bei tempi dell'Ancien Régime. I bei tempi di quando tutto era ordinato in gerarchie immutabili, con monarchie assolute, senza i “grilli per la testa” di sogni democratici.
Il Congresso di Vienna
E il Congresso di Vienna (1-11-1814/9-06-1815), chiamato a decidere le sorti dell'Europa dopo l'uscita di scena di Napoleone, si ispirava appunto a tali presupposti, che vennero sistematizzati dal pensiero chiamato “reazionario”, ossia diametralmente opposto a quello rivoluzionario.
Tuttavia allo stesso Congresso di Vienna ci si dovette rendere conto che non si poteva tornare puramente e semplicemente a prima della Rivoluzione francese.
Se infatti si fosse davvero potuti tornare a prima della Rivoluzione, si sarebbero dovuti puramente e semplicemente restaurare i confini allora esistenti e i remi allora esistenti. Ossia di sarebbe dovuto affermare in modo esclusivo il cosiddetto principio di legittimità.
Ma così non accadde: ci si rendeva quindi conto che non era possibile portare indietro le “lancette della storia”, azzerando vent'anni di eventi che avevano profondamente segnato il continente europeo, esprimendo delle istanze che non sarebbe più stato possibile seppellire sotto terra.
Accadde quindi che al principio di legittimità si affiancò il principio di equilibrio, che comportava modifiche ai confini pre-rivoluzionari, salvaguardando i seguenti punti:
- non punire la Francia in quanto tale, mutilandola di territori, ma al tempo stesso
- creando attorno alla Francia un “cordone sanitario” di Stati sufficientemente forti, degli “stati-cuscinetto”, in modo da contenerne una possibile nuova espansione (che ricalcasse la vicenda napoleonica)
- evitando però che così facendo si formassero egemonie, o comunque eccessivo aumenti di potenza di uno Stato sugli altri.
1. La scelta di non punire la Francia
La scelta di non punire territorialmente la Francia (come avrebbe potuto accadere, dato che era stata la Francia napoleonica a sconvolgere con guerre e conquiste, per quasi vent'anni, il resto dell'Europa) aveva come motivazione ufficiale l'idea che la Francia fosse stata piuttosto vittima che protagonista della vicenda napoleonica. Tale tesi venne perorata dall'abile Talleyrand, che sostenne che la responsabilità dei rivoluzionari non era quella della Francia e della monarchia.
Ma oltre, e più che ciò, la vera motivazione era l'idea, che si sarebbe rivelata poi corretta, che in Francia molti condividevano gli ideali rivoluzionari; troppi per poterne impunemente prescindere, e la Francia nostalgica degli ideali rivoluzionari avrebbe avuto miglior gioco a coinvolgere altri ampli strati di popolazione se la Francia in quanto tale fosse stata oggetto di una punizione, che la privasse di territori.
E già da qui si vede come fosse un sogno impossibile tornare a prima della Rivoluzione.
In ogni caso la Francia non viene punita territorialmente. Anzi può tenersi dei territori che non erano suoi prima della Rivoluzione: gli ex domini pontifici di Avignone e del Venassin. Da questa scelta di non mutilazione della Francia derivano poi a cascata le altre due scelte: creare degli stati-cuscinetto e ritoccare altri confini per garantire l'equilibrio complessivo del continente.
2. Gli stati-cuscinetto
Se non si poteva mutilare la Francia, nemmeno ci si poteva fidare troppo che la brace sotto le sue ceneri non sarebbe tornato ad ardere impetuosamente, quindi occorreva creare attorno alla Francia una adeguata barriera, un “cordone sanitario”.
Così sono potenziati (con allargamenti territoriali) gli Stati confinanti con la Francia
- a Sud, il Regno di Sardegna, che si rafforza annettendo la Repubblica di Genova,
- a Est, il Regno di Prussia, che si rafforza annettendo la Renania, a compensazione solo parziale di alcune terre polacche cedute all'influenza russa,
- a Nord-Est, il Regno dei Paesi Bassi (ossia l'Olanda), che si rafforza, annettendo quello che oggi è il Belgio, e che fino alla Rivoluzione era dominio asburgico.
3. Le compensazioni territoriali
volte a garantire l'equilibrio
Chi acquista da una parte deve cedere da un'altra, e chi cede da una parte, deve acquistare da un'altra.
- Il regno dei Paesi Bassi per compensare l'acquisizione del Belgio, deve cedere Ceylon e la Colonia del Capo,
- gli Asburgo perdono il Belgio, ma per compensare tale perdita annettono la Repubblica di Venezia;
- la Svezia perde la Finlandia, ma in compenso acquista la Norvegia;
- la Danimarca perde la Norvegia, ma in compenso acquista lo Schleswig.
Paesi semplicemente premiati
In realtà però non tutte le modifiche territoriali rispondeva a una logica di equilibrio e di compensazione: i due Stati che più strenuamente si erano opposti al Bonaparte, la Gran Bretagna e la Russia, vennero puramente e semplicamente premiati, con allargamenti territoriali:
- l'Inghilterra consolida il suo impero coloniale, acquisendo, senza nulla cedere, punti strategici come Malta, il Capo di Buona Speranza (da cui poi si sarebbe espansa fino a formare la colonia del Sudafrica) e Ceylon (questi ultimi due territori erano due stati olandesi, e vengono ceduti, come si è detto, per compensare l'acquisto del Belgio)
- analogamente la Russia, su cui era gravato l'onere dello scontro decisivo col Bonaparte, si espande senza nulla cedere: acquista Bessarabia e Finlandia, e riprende gran parte della Polonia, sia pur in modo formalmente indiretto.
la Santa Alleanza
Che ci fosse la netta consapevolezza che l'ordine restaurato era fragile, lo prova anche il fatto che per garantirne la stabilità si crea un organismo internazionale, volto appunto a rintuzzare eventuali (e probabili) tentativi di scardinarlo: la Santa Alleanza.
Il patto che la istituiva venne firmato il 26 settembre 1815 tra Austria, Prussia e Russia.
A dire il vero oltre alla Santa Alleanza, nasce anche un altro organismo internazionale, la Quadruplice alleanza, con una accordo siglato il 20 novembre 1815, tra Inghilterra, Austria, Prussia e Russia (con l'aggiunta della Francia, dal 1818), quale strumento di consultazione periodica sui problemi del continente europeo.
Ma il dato nuovo della Santa Alleanza era la riconosciuta possibilità di ingerenza di Stati stranieri nella politica interna di un altro Stato, qualora quest'ultimo fosse stato infettato da virus rivoluzionari, qualora insomma si fosse verificato un cambiamento rivoluzionario, tale da compromettere la stabilità dei regimi monarchici degli altri Stati.
In altre parole quello che era già accaduto spontaneamente, durante la Rivoluzione francese, allorché diversi paesi retti da monarchie assolute si erano coalizzati per riportare l'assolutismo anche in Francia (per timore del contagio rivoluzionario), ora diventava qualcosa di strutturato e ufficialmente regolamentato.